Precario della Camera o bufala? La Rete si interroga

Quando a Linkiesta per primi abbiamo segnalato la sua bacheca di Facebook aveva poche decine di fan. In ventiquattr’ore sono più di centomila. Il caso ha avuto evidenza nazionale du tutti i maggiori siti di informazione italiana. Ma tra chi conosce la rete avanzano dubbi e sospetti: “e se fosse u...

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17 Luglio Lug 2011 1716 17 luglio 2011 17 Luglio 2011 - 17:16

Ventiquattro ore per superare i centomila «fan», una media di 180-200 «mi piace» al minuto. Il precario di Montecitorio ha fatto il botto: ieri quando Linkiesta per prima dava la notizia della pagina Facebook «I segreti della casta di Montecitorio» nella quale un ex assistente di un parlamentare annunciava rivelazioni scottanti sui politici (dalle auto blu con scorta ai privilegi in Parlamento) c'erano poco meno di 30 persone a leggere. Oggi quel numero sale in maniera esponenziale ad ogni "refresh" di schermata. E con esso, aumentano i dubbi. Chi c'è davvero dietro l'utente «Spider Truman» che con meno di venti messaggi sul social network più noto al mondo oggi si è guadagnato la visibilità sui media italiani al pari del caso Murdoch-Brooks?

I primi dubbi. La gola profonda del Transatlantico dice di essere stato «licenziato dopo 15 anni di precariato in quel palazzo». Ovviamente qualcuno gli ha chiesto il perché di questo tardivo ravvedimento. La sua risposta: «Ho famiglia». Poco dopo, arriva un allarmistico post circa una imminente censura di Facebook, preannunciata via mail. E lì l'ex portaborse annuncia di aver creato un blog, http://isegretidellacasta.blog​spot.com. Piovono sospetti e lui si giustifica: «Falso allarme, almeno credo. Mi sono messo un pò paura nel leggere una mail da parte di Facebook dal titolo: "Intellectual Property Report to Facebook". Ma c'è semplicemente qualcuno che si è divertito a segnalare questa pagina come abuso di proprietà intellettuale (!?). Comunque il blog l'ho fatto - in trenta minuti! - e lo lascio, senza aggiornarlo. Se rimuovono la pagina, in quel caso riattivo il blog». Spider Truman parla in maniera piuttosto tecnica del web ma si definisce un novizio («non sono pratico con i blog»).
Stamane, quando la notizia aveva fatto il giro di web, tv e carta stampata, altra novità: spunta l'account Twitter. «Sempre per garantire una reperibilità indipendente da Facebook» si giustifica il pentito di Palazzo. Anche su Twitter vola: 3mila followers in poche ore e senza nemmeno un messaggio inviato. Roba che dalle nostre parti accade solo con modelle e rockstar.

Le rivelazioni. In definitiva, cosa ha rivelato il precario? Per lo più - come già scritto, molte cose già note. Dai barbieri per deputati alle auto blu, dalle agevolazioni per i viaggi all'assicurazione che copre ogni oggetto portato a Montecitorio dagli eletti. Nulla che Gian Antonio Stella, Sergio Rizzo ma anche politici come Cesare Salvi e Massimo Villone o Beppe Grillo avevano già pubblicamente denunciato.
Forse un elemento di novità è rappresentato dalle convenzioni per l'acquisto di autovetture private e per la stipula di contratti di telefonia mobile. Non che non si conoscessero questi benefit, tuttavia l'ex precario del Transatlantico esibisce dei documenti (copia delle convenzioni) che effettivamente non sono proprio accessibili a tutti.

Il boom di contatti. Arianna Ciccone, organizzatrice dell'International Journalism Festival di Perugia e una delle pioniere dell'attivismo italiano su web (Valigia Blu) spiega i dubbi di chi usa da sempre Facebook per perorare le sue cause: «Dice cose ma non ha documenti originali suoi, in 15 anni non ha messo niente da parte? Dice cose che già si sanno e l'anonimato non mi convince». I suoi sono i dubbi di chi teme che dietro ai «I segreti della casta di Montecitorio» ci sia nient'altro che una sorta di "esperimento" sui creduloni nei social network. Una bufala, dunque, che finirebbe in un certo senso per svalutare chi invece attraverso le reti sociali ha costruito battaglie e avviato mobilitazioni, come la campagna per i referendum, tanto per intenderci. Di diverso avviso invece chi letteralmente pende dalle dita del portaborse pentito aspettando nuove rivelazioni. Insomma, se questo era un test per capire quanto la gente sia arrabbiatar, la risposta è: tantissimo. 

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