A rivoltarsi contro la Casta sarà la borghesia impoverita

La vicenda di Spider Truman e dei “segreti di Montecitorio” segna un cambiamento nella protesta contro la Casta. Intanto, l’epica dei “precari” sta lasciando spazio alle pretese di una nuova borghesia povera, penalizzata dalla manovra e dalla mancanza di ascolto della politica. E chi sostiene che...

Montecitorio 2
22 Luglio Lug 2011 1010 22 luglio 2011 22 Luglio 2011 - 10:10
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Dopo la primavera araba, è forse in arrivo un “autunno italiano”? Provengono molti segnali nuovi dal nostro paese. Gli articoli che parlano di malgoverno e problemi economici sono accompagnati da centinaia di commenti precisi che invitano alla rivoluzione: si fanno già diverse date, come il 15 settembre o il 1° ottobre. Il sito blog di “SpiderTruman” raduna migliaia di consensi, con le notizie che si diffondono fuori dalla rete e conquistano anche le conversazioni dei cinquantenni.

I motivi dell’insoddisfazione sono palesi: la disoccupazione giovanile ha raggiunto la soglia del 30%, con il tasso di inattività (gente che non cerca o non vuole lavoro) superiore al 37%. Il potere di acquisto delle famiglie è tra i più bassi nei Paesi industrializzati, e i poveri stanno aumentando in numero. L’ammortizzazione sociale delle famiglie, insomma, ha toccato i limiti di tenuta per assorbire la questione giovanile. Ci sono poche speranze per il futuro, tanto che le iscrizioni all’Università sono in forte calo.

In questo fermento, l’epica dei “precari” sta lasciando spazio alle pretese di una nuova borghesia povera: una classe sociale di insoddisfatti, senza speranze per il lavoro o per il miglioramento del proprio stato sociale, che condivide valori comuni di giustizia e morale. I precari basavano le proprie pretese su un modello immaginato di posto fisso per tutti, e protestavano perché era loro impedito di poter compiere il passo nell’alveo della busta paga garantita. I nuovi borghesi non sono solo precari, ma anche disoccupati e disillusi, che quindi cercano una ristrutturazione globale del sistema. Si sta diffondendo la percezione che il “posto fisso” ha spaccato il mondo in due emisferi, quello degli “inamovibili” e degli “sfruttati” – e i privilegi della prima classe vengono fatti scontare alla seconda.

L’élite del paese non si sta dimostrando in grado di captare questa insoddisfazione. Il segnale più rappresentativo è probabilmente il penoso comunicato stampa inviato dal Presidente della Camera Gianfranco Fini in risposta alle critiche di SpiderTruman: anziché cercare almeno una scusa l’assunzione di barbieri gratuiti per i deputati, si specifica che percepiscono uno stipendio di “soli 2.400 euro netti al mese”. Anziché spiegare perché la Camera spenda ogni anno decine di milioni di euro per l’affitto di palazzi uffici, Fini sostiene che tanto non si può far nulla perché i contratti sono bloccati per alcuni anni.

SenatoL’aula del Senato durante una seduta

Molti altri politici, insieme ad alcuni organi di stampa, anziché interessarsi della questione etica delle rivelazioni di Spider Truman, si sono lanciati in precisazioni sui numeri del tutto secondarie, o in un’inutile caccia all’identità, sostenendo alle volte che il “precario quindicennale” agisca per interesse economico. Altri lo hanno accusato di limitarsi a ripetere questioni già note – come se il fatto che le questioni fossero già note, per l’appunto, non sia ancor più grave.

Della finanziaria del governo si è già detto: una serie di contentini dati alle imprese giovanili è servita solo a distogliere l’attenzione dalla necessità, vera e complessa, di attuare riforme strutturali per lo sviluppo – affogate in un mare di tasse. La protesta della “borghesia povera” si sposta quindi su due piani: c’è un elemento di privazione materiale che spinge alla protesta, e c’è una componente grave di indignazione morale. I 15.000 euro di stipendio mensile di un deputato, oltre al vitalizio pensionistico (ma non dimentichiamoci i barbieri), vengono interpretati come “auto-corruzione di stato”. All’impegno per le proprie idee, allo scontro e al dibattito si sacrifica tutto, pur di poter restare con i glutei ben ancorati alle poltroncine rosse a Roma centro.

Chi sostiene che gli sprechi politici siano poca cosa, finanziariamente parlando, trascura di ricordare che l’etica è altro rispetto alla ragioneria. La Corte di Francia è caduta perché la nobiltà aveva perso la propria funzione economica, perché c’era una forte crisi finanziaria e perché le tasse erano ingiustamente aumentate; ma la scintilla fu data dalle esuberanze e dal lusso del re. Siamo di fronte a queste condizioni anche oggi? La crisi come contesto, le nuove tasse del governo come motivazione, e i lussi dei parlamentari come scintilla, porteranno a una rivoluzione d’autunno? Se la Rivoluzione Francese è stata l’espressione della prima borghesia storica, forse l’autunno italiano potrebbe essere guidato dalla “borghesia povera” nazionale.

Finora ci sono stati molti freni alle proteste. Prima di tutto, c’era un fattore demografico: da paese “vecchio” quale siamo, la massa di giovani pronti a ribellarsi per caro-affitti e praticantati gratuiti è stata sedata dai soldi di mamma e papà. Adesso, però, anche i genitori sono più poveri e indignati: non dobbiamo pensare che un “Autunno italiano” sarà una protesta giovanile: sarà nazionale e trasversale. Infine, si dice sempre che gli italiani le rivoluzioni non le hanno mai fatte. È vero: il popolo è paziente. Adesso, però, sta avvertendo uno scollamento mai visto prima tra élite e gente comune, in cui i sistemi di capitalismo sociale non riescono più a essere alimentati dalla ricchezza economica, ingabbiata da leggi inadatte e regole ingiuste.

La classe politica sta facendo del suo meglio per ampliare questa scollatura. Non si tratta solo della mancanza di un vero piano di sviluppo – che poi è ciò che tiene unito un popolo a chi lo governa, in quanto suo rappresentante. Si tratta anche di una serie di piccoli sgarbi, chiamati Equitalia, tasse di processo per l’accesso ai processi fiscali, multe Ecopass multiple, schieramenti di vigili posti a far cassa nelle principali vie urbane. Venuto meno il principio di garanzia, è esplosa una lotta tra stato e cittadino. Il contratto sociale è stato strappato.

Del resto, il reinserimento dei privilegi è avvenuto perché i nostri politici si sono sentiti liberi di poterlo fare. La gente non è scesa in piazza. Il disprezzo non è una scusa per il disinteresse: negli spazi di apatia germogliano i soprusi. La democrazia è faticosa, e i diritti dei cittadini devono essere difesi con impegno e presenza. L’indignazione degli ultimi giorni lascia presagire che qualcosa è in arrivo, e auspichiamo che presto l’ élite dei governanti torni ad ascoltare i governati – le rivolte, come insegna il Medio Oriente, non portano necessariamente a maggiori gradi di democrazia.

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