Gli indignados di tutto il mondo che riempiono le piazze

Non solo Spagna. Il movimento dei giovani “indignati” ha fatto proseliti nelle piazze di mezzo mondo occidentale, dal Sudamerica (Cile e Camila Vallejo in testa) alla Bielorussia di Lukashenko, dalla Grecia in crisi a Parigi, a Tel Aviv, dove le case costano troppo. Solo in Italia il fenomeno ha ...

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27 Luglio Lug 2011 1100 27 luglio 2011 27 Luglio 2011 - 11:00
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➫ 15 maggio 2011 – Madrid, Spagna. A una settimana dalle elezioni regionali spagnole, in Plaza del Sol, a Madrid, si ritrovano alcune migliaia di studenti e lavoratori, riuniti attraverso il tam tam sui social network dal movimento Democracia Real Ya! L’idea è quella di esportare in Europa le rivendicazioni dell’onda araba in Tunisia, Egitto, Bahrain, Siria e Yemen. Nei giorni seguenti, circa 130mila persone invadono pacificamente le piazze di molte città iberiche, da Barcellona a Valencia, da Siviglia a Bilbao (vedi la fotogallery). Il loro programma prevede, tra i vari punti: lo stop alle spese militari, la riduzione dei privilegi della politica, la tassa sulle transazioni finanziarie, la cancellazione delle ipoteche sugli immobili. Il 21 maggio protesteranno a Francoforte, sotto la sede della Bce.

➫ 20-21 maggio 2011 – Roma, Milano, Firenze, Italia. Tramite gli studenti spagnoli in erasmus, l’onda spagnola arriva anche in Italia. Via Twitter (l’hashtag è #italianrevolution) e Facebook si cercano di organizzare manifestazioni pacifiche a Roma, Milano, Firenze, Trieste e altre città italiane. Sarà un flop: a Milano in Piazza Duomo (150 persone circa) e a Roma in Piazza di Spagna, sono perlopiù gli spagnoli a rispondere alla chiamata contro il sistema. L’Italia non si dimostra ricettiva.

➫ 30 maggio 2011 – Parigi, Francia. La Francia, a differenza dell’Italia, si indigna. Migliaia i manifestanti riuniti in piazza della Bastiglia per esprimere la loro solidarietà nei confronti del movimento M-15. Vengono piantate delle tende e si organizza un presidio permanente. La polizia transalpina userà gas lacrimogeni per cercare di disperderli, mentre i ragazzi cercano rinforzi con una campagna attraverso Facebook e Twitter.

➫ 29 giugno 2011 – Atene, Grecia. Atene vara un piano di austerity da 78 miliardi di euro mentre la città brucia (vedi la fotogallery). Idealmente vicini agli indignados spagnoli, i manifestanti ellenici si riuniscono in Piazza Syntagma, di fronte al Parlamento, per protestare contro i tagli imposti da Bruxelles per salvare il Paese dal default. I sindacati, nel frattempo, indicono uno sciopero generale di 48 ore. Non saranno proteste pacifiche: le immagini che arrivano da Piazza Syntagma mostrano dozzine di feriti, anche tra gli anziani, lanci di pietre e fumo di lacrimogeni.

➫ 30 giugno 2011 – Minsk, Bielorussia. Ogni mercoledì, da un mese, in molte città della Bielorussia i giovani scendono in piazza per protestare contro il regime di Lukashenko, al potere dal 1994 e rieletto premier lo scorso dicembre in una tornata elettorale truccata. È una protesta silenziosa. A Minsk si riuniranno duemila persone, attraverso un tam tam su Vkontakte, la versione in russo di Facebook. Il Kgb perquisisce il computer del 20enne Sergei, considerato l’organizzatore del movimento.

➫ Luglio 2011 – Santiago del Cile, Cile. In Cile la bella studentessa 23enne Camila Vallejo Dowling (vai al suo ritratto), eletta lo scorso novembre presidente della Fech, la prestigiosa Federazione degli studenti delle università del Paese, organizza una massiccia occupazione negli istituti del Paese per protestare contro Sebastián Piñera, il “Berlusconi” cileno. Da quattro mesi gli studenti del Paese continuano a occupare circa settecento istituti, a luglio hanno portato in piazza per tre volte duecentomila persone. Chiedono un’istruzione più equa.

➫ 14 luglio 2011 – Tel Aviv, Israele. Alcune persone si accampano in Rothschild Avenue, una delle vie centrali di Tel Aviv, per protestare contro l’aumento del prezzo delle case. Il sabato seguente 20mila manifestanti marciano per chiedere al Governo di calmierare gli affitti degli immobili. In breve tempo la protesta si diffonde a Gerusalemme, dove scendono in strada mille persone, e Beer Sheva. Domenica, il premier Nethanyau incontra il ministro delle Finanze per predisporre un piano casa. L’Esecutivo teme che nel Paese possa svilupparsi una nuova onda rivoluzionaria sulla scia della primavera araba.

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