Ma in caso di default i soldati Usa riceveranno la paga?

Forse l'accordo sul debito Usa è in vista.  Ma se democratici e repubblicani non riuscissero davvero a trovare un compromesso sull’innalzamento del tetto al debito, quali sarebbero le conseguenze per gli Usa, per i loro soldati e per il resto del mondo? Alcuni economisti, interpellati dall’agenzi...

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30 Luglio Lug 2011 1340 30 luglio 2011 30 Luglio 2011 - 13:40
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Da qualche settimana se ne parla apertamente. Il default degli Stati Uniti è uscito dagli argomenti di conversazione dei ribassisti nelle sale trading di tutto il mondo per uscire alla luce del sole nell’agone politico tra repubblicani, democratici e le matricole terribili del Tea Party. Anche tra gli scettici, infatti, ha cominciato a destare preoccupazione l’intransigenza del partito del big business contro quello del big government (nonostante le cene di Obama con i top manager di Wall Street). Emblematiche, in proposito, le parole pronunciate ieri dal portavoce democratico al Senato, John Reid, rivolte ai repubblicani: «Ditemi cosa dobbiamo fare». Qualora, dunque, gli States non riuscissero a trovare il «compromesso» implorato da Obama, quali sarebbero le conseguenze per i cittadini americani e per l’economia globale? Gli economisti dell’agenzia Reuters hanno provato a tracciare un quadro in sette domande e sette risposte, che vi riproponiamo.

Un cittadino Usa deve preoccuparsi di non ricevere la sua prestazione previdenziale ad agosto (il 3 agosto il programma Social Security deve erogare 23 miliardi di dollari ai cittadini statunitensi aventi diritto, ndr)?

Non nell’immediato. I fondi del programma di Social Security dovrebbero essere sufficienti ad effettuare i pagamenti di agosto, anche perché il cash flow è positivo, cioè il sistema genera più entrate che uscite correnti, al netto delle spese amministrative. La principale fonte di gettito d’imposta sui salari è versata dai datori di lavoro e dai dipendenti (Federal Insurance Contributions Act). All’attivo delle pensioni Usa contribuiscono gli interessi sui titoli detenuti dal Social Security Trust Fund (Sstf), il fondo d’investimento del programma previdenziale statunitense. Nel 2010, i ricavi del Social security program ammontavano a 781 miliardi dollari, mentre le uscite sono state pari a 713 miliardi dollari. Il problema sono esattamente i titoli di Stato Usa nel fondo d’investimento Sstf, i cui interessi potrebbero non venire rimborsati. È questa la preoccupazione di Max Richtman, numero uno del Comitato per la Social Security e Medicare: «C’è molta insicurezza, perché le casse previdenziali sono in positivo contando proprio gli interessi sui titoli americani».

Potrebbe perdere le prestazioni a cui ha diritto in caso di inadempienza del governo?

No, ma l’elaborazione di nuove domande di assistenza potrebbero essere ritardatate se la Social Security Administration è costretta a licenziare dipendenti o, nel peggiore dei casi, a chiudere per via di un taglio ai finanziamenti governativi.

Aumenteranno i tassi di interesse sui mutui, sui finanziamenti auto, sui prestiti agli studenti e sulle carte di credito?

Sì. Come avviene quando un comune cittadino non è in grado di liquidare un pagamento effettuato con la carta di credito, gli Usa dovranno fronteggiare dei costi molto più alti per finanziare il proprio debito. Perdere la tripla A, il massimo dei voti in termini di rating, cosa piuttosto probabile, gli interessi sulle emissioni obbligazionarie saliranno. Secondo Greg McBride, analista finanziario di Bankrate.com, sia un downgrade del rating o un default del debito si tradurrebbe in tassi passivi più elevati per i consumatori e imprese. «Un default prolungato potrebbe causare un congelamento del mercato del credito». Il cui impatto sarà immediatamente tangibile anche su prodotti finanziari retail come i certificati di deposito o i conti correnti.

Qual è il futuro del dollaro?

I timori che gli Usa perderanno il rating AAA o non riescano a onorare il lor debito sta spingendo gli investitori a vendere il biglietto verde. Le banche centrali asiatiche, tra i principali detentori di riserve denominate in dollari, hanno iniziato ad acquistare altre valute alternative, come i dollari di Singapore, i dollari canadesi, australiani o neozelandesi. «Gli investitori stranieri sono l’avanguardia del calo del dollaro», afferma Dan Dorrow, responsabile della ricerca presso Trading Faros, un broker di Stamford, nel Connecticut, che osserva: «Credo che nessuno si aspetti un default catastrofico negli Stati Uniti, ma un declassamento accelererà la fuga dal dollaro», indebolendo la sua posizione come valuta di riserva mondiale. Il risultato? Sarà più costoso andare all’estero, bere vino francese o comprare auto giapponesi.

E quello dei Treasuries, i titoli di debito americani?

Finora, il dollaro ha risentito della crisi politica sull’innalzamento del tetto al debito più che i Treasuries, tuttavia gli investitori stranieri, che detengono circa la metà delle obbligazioni Usa, il mese scorso sono stati meno attivi nella sottoscrizione delle aste, nonostante il rendimento dei titoli a scadenza decennale sia stato sotto il 3%, a meno di un punto percentuale dal rendimento più basso di sempre. Questo è avvenuto in quanto gli investitori domestici, nonostante il pericolo di un downgrade o di un default, continuano a sottoscrivere Treasuries. Infatti, come ha notato Fitch in questi giorni, il mercato del debito Usa rimane un punto di riferimento nel mondo. Secondo Terry Belton, responsabile globale della strategia di reddito fisso a JPMorgan Chase, ha detto che un downgrade probabilmente aggiungerebbe solo da cinque a dieci punti base ai rendimenti, nelle scadenze a breve, ma potrebbe costare fino a 70 punti base, circa 100 miliardi di dollari, in oneri finanziari aggiunti se gli stranieri investissero altrove.

I soldati Usa riceveranno ancora la paga in caso di default?

Allo stato attuale non è stato ancora messo nero su bianco un piano, sebbene alcuni parlamentari abbiano proposto un disegno di legge per assicurare il pagamento dei militari anche in caso di fallimento. La Casa Bianca, né il Tesoro, hanno fornito alcuna garanzia in merito. Alcune organizzazioni finanziarie che assistono la Difesa Usa, come le assicurazioni Usaa e l’Andrews federal credit union hanno anticipato che garantiranno gli emolumenti ai soldati anche in caso di fallimento, come ha sostenuto l’amministratore delegato di Usaa, Joe Robels, in un comunicato diffuso di recente. Cosa significa un fallimento per le famiglie dei militari americani? «La preoccupazione più grande è l’impennata dei tassi», spiega Sara Gilbert, ex banchiere d’affari, moglie di un militare e moderatrice di un sito di finanza personale. «Le famiglie dei soldati» osserva Sara Gilbert, «stanno vivendo sul budget contenuti. Si tratta per lo più giovani famiglie che non hanno molti risparmi. Se i tassi salgono, si si temono pignoramenti, riscossioni e di non essere più in grado di pagare le bollette».

Ci saranno ulteriori rialzi dei tassi di interesse?

Barry Glassman, financial planner presso la Glassman Wealth Services, società attiva in Virginia, afferma che i tassi di interesse più elevati sono una buona notizia per i pensionati e i sottoscrittori di mutui a tasso fisso. «Io non conosco nessuno che abbia sottoscritto un bond quinquennale preoccupato di non rivedere più il suo investimento», afferma Glassman, che spiega: «Se i rendimenti salgono, i miei clienti saranno felici di possedere titoli decennali con una cedola del 5 per cento». Ma McBride di Bankrate.com, al contrario, sostiene che saranno tempi duri per la maggior parte della gente: «Qui non c’è nessun vincitore. La cosa migliore da fare è tirare la cinghia». 

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