A Taormina è di moda leggere “La mafia spiegata ai turisti”

Il libretto del professor Cavadi ha venduto diecimila copie, è stato tradotto anche in arabo e giapponese, e destato l’interesse del Guardian e della Bbc. L’autore ha cercato di smontare pregiudizi, luoghi comuni e il folclore con cui spesso si parla di mafia.

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12 Agosto Ago 2011 1225 12 agosto 2011 12 Agosto 2011 - 12:25

D'estate la Sicilia è una meta fra le preferite degli italiani, ma anche dei turisti di tutto il mondo. Così, passeggiando per le vie di Taormina, paese gioiellino della Trinacria, abbiamo scoperto, scrutando fra i vari turisti che animano il corso taorminese, l'esistenza di un libro di una sessantina di pagine dal titolo suggestivo, La mafia spiegata ai turisti. Ci precipitiàmo nell'edicola principale del centro di Taormina, per acquistarlo e per scoprire di cosa si tratta. L’edicolante ci fa subito notare che il libro è stato pubblicato anche in lingua spagnola, francese, inglese tedesca, russa, giapponese e araba. Ed è già in preparazione anche la pubblicazione in svedese. L'autore del libro si chiama Augusto Cavadi, è un professore di storia e filosofia nei licei di Palermo, collabora all'edizione palermitana di Repubblica, ed è un profondo conoscitore del fenomeno mafioso. E non avrebbe mai pensato che «poche cartelle battute quasi per scherzo, fra una lezione e una riunione», avrebbero attirato l'interesse dei media internazionali.

Sì, perché grazie a La mafia spiegata ai turisti Cavadi è finito sulle pagine del Guardian, e ha conquistato anche il Daily Mirror e la Bbc. Ma in sostanza di cosa si tratta? Scrive l’autore nelle primissime pagine: “Sulla mafia i pregiudizi e i luoghi comuni sono particolarmente diffusi: nella testa degli stranieri, ma prima ancora degli stessi italiani. Anzi, degli stessi siciliani”. Così Cavadi si pone nei panni del povero siciliano che ogni qualvolta dialoga con un continentale incappa nel solito ciclone di domande cruciali e retoriche (cos'è la mafia? Quando è nata? Come mai siamo in Sicilia da qualche giorno e non siamo stati coinvolti in sparatorie?) e con l’artificio del dialogo ipotetico con un turista, risponde con parole semplici, e così anche al lettore più sprovveduto risultano chiare le cose apparentemente più complesse.

Come suggerisce Mariella Aletti su “La luce del faro”, un periodico palermitano, «affronta il nodo spinoso del ruolo della politica, delle donne, della chiesa con l’onestà intellettuale di chi guarda, senza facili semplificazioni e senza pre concetti alle diverse sfaccettature del problema». E in’ultima istanza il fantomatico turista domanda cosa comportebbe, in concreto, una strategia complessiva di lotta alla mafia. Cavadi non ha dubbi: «Università, scuole, mezzi di comunicazione, associazioni culturali, chiese dovrebbero seriamente impegnarsi in un'opera di formazione e informazione sull'argomento. Della mafia o si tace o se ne parla in termini approssimativi, folcloristici, nei casi migliori anacronistici». Eppure, dando un'occhiata alle vendite del libro, salta fuori che ha venduto all'incirca 10 mila copie, più della metà a stranieri, all'incirca seimila. Tant'è che verrebbe da dire: più che ai turisti andrebbe consigliato ai siciliani. O anche agli italiani.

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