Vivere in eterno ora è un videogioco

Costretto per sopravvivere a farsi innestare nel corpo sofisticati dispositivi biomeccanici, Adam inizia una nuova vita da cyborg. È la trama di un videogioco in uscita, Deus Ex., più per adulti che per bambini e dove al centro c'è l'idea di immortalità. Ma il gioco non è troppo lontana dalla rea...

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18 Settembre Set 2011 1800 18 settembre 2011 18 Settembre 2011 - 18:00
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Vivere in eterno. È dall’alba dei tempi che gli uomini sognano di sfuggire alla morte, alle malattie, alla vecchiaia. Nella letteratura, nell’arte e nel cinema quest’ossessione domina: dall’Iliade al Faust di Goethe, dal Beowulf a L’albero della vita (il fantasy metafisico del 2006, con Hugh Jackman e Rachel Weisz). E anche se non sono in tanti a conoscerlo, esiste addirittura un movimento internazionale, quello del Transumanesimo, che vede nella tecnologia l’unica arma che ha l’uomo per sconfiggere la morte.

Ora del tema se ne occupa pure un videogioco, l’action GdR (gioco di ruolo d’azione) Deus Ex: Human Revolution, pubblicato dalla giapponese Square-Enix. Non si tratta certo un titolo per bambini, questo è chiaro (basta vedere il Pegi, cioè il metodo di classificazione valido in tutta Europa che distingue i videogiochi fra due distinte fasce d’età e contenuto). Carico di cupe atmosfere alla Blade Runner, drammatico e visionario, Deus Ex è ambientato in un mondo futuristico in preda a multinazionali biotech senza scrupoli.

Il protagonista è Adam Jensen, capo della sicurezza della Sarif Industries. Un ex agente Swat, introverso e ombroso. Quando la Sarif viene attaccata da un gruppo di mercenari, nelle prime fasi di gioco, rimane seriamente ferito e la sua amante, la dottoressa Megan Reed, viene uccisa. Costretto per sopravvivere a farsi innestare nel corpo sofisticati dispositivi biomeccanici, Adam inizia una nuova vita da cyborg. Non si tratta di un’esistenza facile: l’umanità del 2027 si divide tra tradizionalisti religiosi, che vedono nel corpo umano un simbolo di purezza e perfezione, e chi, attraverso le biotecnologie, vuole condurre l’umanità verso una nuova era di immortalità e invulnerabilità. La missione del protagonista è scoprire chi ha attaccato la Sarif, e perché. Non sarà facile, bisognerà orientarsi in un labirinto di intrighi, inganni e segreti tecnologici.

Molti potrebbero liquidare una trama simile come fantascienza allo stato puro. Un incipit interessante, ma solo per un videogioco (o magari un film futuristico con Bruce Willis...). Ma il canadese Rob “Eyeborg” Spence è la prova vivente che, in fatto di protesi e innesti, ciò che si vede in Deus Ex non è così lontano dalla realtà.

Immagine RobRob Spence
Documentarista atletico e cordiale, Spence si è gravemente danneggiato l’occhio destro da bambino, con un’arma da fuoco. Sei anni fa, poiché le condizioni del bulbo oculare erano peggiorate, ha dovuto rimuoverlo. Al posto dell’occhio ha fatto inserire una protesi munita di telecamera, attivabile con la vicinanza di un magnete, che invia un segnale video a un monitor portatile. Si può così vedere su schermo, in bassa risoluzione, quello che lui osserva con il suo occhio bionico. Questa speciale protesi di certo non gli ha restituito la vista, ma gli ha permesso di girare documentari (in una prospettiva differente, è proprio il caso di dirlo). Di persone come lui, dette cyborg, costrette a compensare perdite fisiche con innesti meccanici, ce ne sono più di quante se ne immaginino. In un documentario filmato dallo stesso Spence si possono vedere i risultati ottenuti ai giorni nostri sostituendo braccia e gambe con arti meccanici. I risultati hanno dell’incredibile. Perfino la vista potrà un giorno essere recuperata.

Già oggi il finlandese Miikka Terho, cieco a causa della retinite pigmentosa, riesce a distinguere oggetti dalle forme semplici grazie a uno speciale chip inserito dietro la retina. Insomma, il canadese Spence, e le persone da lui intervistate, non sono poi così diverse da Adam Jensen.

Senza Titolo 1Uno screenshot di Deus Ex
Sempre dal Canada proviene la software house che ha sviluppato Deus Ex: la Eidos Montreal, nata appena quattro anni fa. I suoi sceneggiatori hanno scritto una storia complessa, che tratta il tema degli innesti in modo serio, toccando importanti questioni etiche e sociali.

I suoi designer, invece, sono riusciti a creare un’ambientazione unica, curatissima. Si inizia con Detroit, primo scenario del gioco. Una metropoli degradata, inquinatissima, sempre sull’orlo della rivolta urbana. Travolta dalla deindustrializzazione e dagli shock petroliferi, con gli ultimi impianti di automobili che ormai chiudono i battenti, è divenuta la sede della Sarif, potente multinazionale biotech.

Il giocatore ha la possibilità di vagare liberamente per la città, scoprendo una realtà di grattacieli e periferie squallide, in mano alla criminalità e a una polizia corrotta. In seguito si visitano altre due importanti location, Montreal e soprattutto Hengsha, città insulare a largo delle coste di Shanghai. La scelta della prima è comprensibile, spiega a Linkiesta François Lapikas, lead gameplay designer del gioco, dato che lì ha sede la Eidos Montreal. «Abbiamo scelto invece Hengsha perché è esotica, ma non è una di quelle grandi città che si è abituati a vedere nei videogiochi».

Le magnifiche ambientazioni cyberpunk fanno da sfondo a un gameplay variegato, che amalgama generi molto diversi tra loro. L’essenza di Deus Ex, però, è quella di uno sparatutto in prima persona. Non a caso il giocatore ha a disposizione decine di armi, potenziabili a piacimento, e deve affrontare un numero incredibile di nemici, che può uccidere o solo tramortire. Non mancano però meccaniche stealth tipiche di serie quali Metal Gear Solid o Splinter Cell, ed altre proprie dei GdR (Giochi di Ruolo) come Final Fantasy, altra popolare saga videoludica targata Square-Enix.

«La particolarità di Deus Ex è di essere a metà tra un gioco d’azione e un gioco di ruolo, presenta perciò un gameplay ibrido. Spetta al giocatore decidere come affrontare l’avventura». racconta Lapikas «Deus Ex non fa altro che dare al giocatore alcuni strumenti e porlo d’innanzi a diverse sfide. Ma è il giocatore a decidere come avanzare. Può combattere i nemici, può usare un approccio stealth o può sfruttare i gadget che possiede per introdursi furtivamente nelle varie ambientazioni e manomettere i dispositivi».

Esplorando il vasto mondo di gioco, e completando le varie missioni, Adam ottiene preziosi punti-esperienza, utili per salire di livello e sbloccare, dal menù principale, nuove abilità. Questi potenziamenti sono oltre sessanta, e spaziano da quelli militari, capaci di rendere Adam una micidiale macchina da guerra, a quelli spionistici, necessari per trasformarlo in un eccellente hacker. C’è solo l’imbarazzo della scelta, come sottolinea Lapikas. «La scelta è la parola chiave del gioco. La scelta di far evolvere Adam Jensen come si preferisce e la scelta di affrontare l’avventura come si vuole. Spetta al giocatore scegliere come giocare Deus Ex».

A tutti questi elementi di gioco se ne aggiunge un altro molto originale, chiamato “Social Bossfight”. Talvolta, incontrando personaggi chiave dell’avventura, si devono affrontare delle vere e proprie battaglie dialettiche nel tentativo di ottenerne l’aiuto. Scegliendo quali domande porre o risposte dare, il giocatore può ingraziarsi o meno i suoi interlocutori, di fatto vincendo o perdendo tali discussioni. Queste sessioni non soltanto sono state programmate con grande cura, rivelandosi tutte interessanti e ben strutturate, ma hanno un peso rilevante per la trama stessa, andandone a modificare importanti aspetti (tra cui addirittura il finale).

Sebbene il comparto grafico presenti alcune pecche, e la sincronizzazione labiale si riveli spesso imprecisa, andando a intaccare l’ottimo lavoro di doppiaggio (tutto in italiano), è innegabile che Deus Ex sia un prodotto di altissimo livello. Variegato e longevo, è capace di accontentare tutti i giocatori: da quelli che cercano un gameplay profondo a quelli che da un videogioco si aspettano una trama articolata e matura, capace di far riflettere (un po’ come in Heavy Rain, tanto per capirci). Come fa notare Lapikas, giocando al nuovo Deus Ex ci si pone sicuramente una domanda: gli innesti bionici, di cui si sente tanto parlare per tutta la durata dell’avventura, sono utili alla società o no ? «Noi di Eidos Montreal, in quanto sviluppatori, non conosciamo la risposta. Sta al giocatore trovarne una». conclude lui.

La parabola di Rob “Eyeborg” Spence e di altri cyborg oggi esistenti suggeriscono una risposta positiva. Vedere una persona poter di nuovo camminare, scrivere o vedere grazie a protesi avanzate ha un che di miracoloso. Senza tali tecnologie la loro vita sarebbe molto più difficile, ed è pensando a loro che viene naturale augurarsi il continuo sviluppo del settore biotecnologico. Deus Ex però fa intravedere ai giocatori come tali protesi potrebbero essere utilizzate nella maniere peggiori, ad esempio come armi militari. La risposta perciò potrebbe essere meno scontata di quanto sembri.

 

 

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