Il sogno è finito, anche Berlino scopre le sue banlieues

Il modello di integrazione di 120 mila turchi mostra la corda da un po’. Da ben prima che, tre giorni fa, morisse un ragazzo italiano, aggredito da due giovani turchi. Il sogno della Berlino multietnica lascia insomma il campo alla realtà di una metropoli contemporanea che ha tutti i problemi del...

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21 Settembre Set 2011 1522 21 settembre 2011 21 Settembre 2011 - 15:22

BERLINO - Esiste la “Berlino” dei turisti: discoteche all’avanguardia, rave che tengono ancora in ostaggio gli anni Novanta, una metropolitana perfetta e un senso generale di civiltà e rispetto che affascina subito ogni visitatore. Esiste poi “Berlin”, che è la città vissuta dai residenti. Sotto la facciata lucida e contemporanea di Berlino, Berlin sussulta sotto i colpi dei problemi di tante altre capitali europee. Se Berlino è la città dei grandi spazi e delle mille luci, Berlin è una metropoli con mille problemi e contraddizioni.
L’aggressione sabato 17 settembre 2011, tentando di sfuggire alla quale ha perso la vita un ragazzo italiano di 23 anni, non è che l’ultima di una serie di attacchi insensati nelle metropolitane, che vedono come protagonisti ragazzi provenienti dai quartieri più disagiati. Lo scorso marzo un altro ragazzo è stato malmenato brutalmente da sette persone nella centralissima stazione del Kurfürstendamm. Il mese dopo, hanno destato scalpore le immagini di uno studente che prendeva a calci sulla testa un ventinovenne riverso al suolo.

Gli attacchi sono stati decine negli ultimi due anni, tanti da spingere ad aumentare la presenza di polizia nella rete sotterranea (da 60 a 200 addetti), con risultati che tardano ad arrivare. La città sembra preda di una nuova ondata di piccola criminalità che si esprime anche negli atti vandalici: c’è stata di recente un’epidemia di auto incendiate, a opera di personaggi che, secondo la polizia, erano “motivati politicamente”. Con le micce per la legna dei camini o il carbone, vengono scelte auto di lusso e date alle fiamme, come vendetta per la “gentrification” dei quartieri più abbienti.
La CDU, nel corso delle recenti elezioni municipali, ha giocato la sua campagna in ampia parte sulla sicurezza. Si parlava del fatto che negli ultimi anni la città avesse ridotto il personale della polizia di circa 4.000 unità, e mostrava immagini di auto bruciate. Il risultato sembra aver premiato gli sforzi: anche se, come prevedibile, le elezioni sono state vinte dall’SPD del sindaco-icona Klaus Wowereit, il CDU ha visto aumentare le proprie preferenze del 2,1% rispetto alla tornata precedente, arrivando al 23,4%.

Ma ormai è chiaro che la capitale tedesca non è più solo quel posto spensierato e alternativo che era negli anni Novanta. La violenza nasce da problemi sociali impellenti. La risacca della liberazione si è ritirata e ha lasciato scoperti contrasti e problemi. Berlino, che è una città-stato, è il Land tedesco con la disoccupazione più alta del paese. Se la quota di persone senza lavoro nella Germania del nuovo boom è del 7%, a Berlino è quasi del 13,3%, con differenze significative tra quartiere e quartiere: a Neukölln, quartiere dalla grande presenza d’immigrazione turca, si arriva al 20%. Nelle zone dell’ex-Berlino Ovest si oscilla tra il 10 e il 12%.
La situazione è migliorata di molto rispetto al 2005, quando è stato raggiunto un picco di disoccupazione del 19%; ma i nodi centrali della povertà e della bassa partecipazione al lavoro non sono ancora stati risolti. Secondo uno studio realizzato dalla fondazione Bertelsmann, Berlino sarebbe la “Capitale della povertà” tedesca. Circa il 20% della popolazione cittadina fa ricorso all’assistenza sociale. Non ci sono paragoni con gli altri Land dell’ex-Germania Est: perfino nel Brandeburgo, che circonda Berlino, la percentuale scende al 14%.
Lo stesso studio ha rilevato come la condizione della sicurezza nella capitale sia la peggiore della federazione. Assegnando punteggi da 1 a 10, Berlino ha ricevuto una valutazione di 4,01 – seguita dal Saarland a 4,78, mentre i Länder industriali della Baviera e del Baden-Wurttemberg guidano la classifica con punteggi superiori al 6.

La divisione Berlin/Berlino riflette l’esistenza di società parallele che si toccano di rado. Personalmente, mi ha colpito una scena durante la festa del primo maggio al quartiere di Kreuzberg. In una via era stato allestito un palco per un concerto di rap, e un gruppo turco ha iniziato a cantare sulla base di un DJ. Erano tutti uomini, tutti nella divisa ordinaria dei rapper, tutti con lo sguardo torvo e aggressivo: erano, insomma, divertentissimi. Nel pubblico c’erano quasi solo tedeschi e qualche turista. Si è aperta una finestra da un palazzo dirimpetto al palco, e una vecchina turca ha calato una cesta di vimini con una corda, che è stata riempita di pane da un ragazzo. Come in alcune vecchie città turche, le donne rimanevano a casa, e gli uomini erano in piazza. Poi è arrivato un altro gruppo di turchi e ha iniziato a guardarsi a muso duro con il gruppo sul palco, sfiorando la rissa. Dopo qualche spintone, tutto è finito.
Berlino rispecchia i grandi limiti nel processo d’integrazione della società turca, che solo in città conta ufficialmente oltre 120.000 persone. Le facciate dei palazzi d’interi quartieri hanno una parabola satellitare su ogni terrazzino, orientata verso Sud-Est, pronta a ricevere la televisione turca. Questa comunità esprime talenti impareggiabili, come il Cem Ozdemir che sta guidando la rinascita del partito dei Verdi. Per la maggior parte delle persone, però, il percorso verso la realizzazione è difficile e impervio, anche per la selezione scolastica che scatta già ai primi anni delle elementari, svantaggiando gli immigrati.

Povertà, disoccupazione e immigrazione non integrata costituiscono fasce di elevatissimo rischio sociale, soprattutto perché le tre piaghe tendono a coesistere. Le Germania sta incontrando enormi difficoltà a gestire un processo di sviluppo multiculturale, che anche in periodi di crescita denuncia fortissimi limiti.
C’è poi una novità tutta Berlinese, che negli ultimi tempi si è fatta molto più evidente: la presenza della criminalità organizzata. Non stiamo parlando degli investimenti delle mafie italiane in Germania, pur presenti; ma delle attività delle bande di motociclisti. Sembra roba da film, ma è così: gli “Hell’s Angels” e i “Bandidos” si sono divisi la città, e controllano simpatiche attività ricreative, tra le quali la più nota è quella della gestione dei bordelli. La faida tra le bande sembra essersi palcata verso febbraio del 2010, quando 76 bandidos sono passati tra le fila degli angeli. Per il resto, le attività proseguono, tra lo stupore dei residenti del centro della città.
Berlino non è più quel posto spensierato e alternativo che è stato per tutti gli anni Novanta, dopo la caduta del Muro. Capelli colorati di rosa e calze a righe spesse non sono più simbolo di libertà, ma sembrano un codice stantio di una divisa ormai più formale di uno smoking. In fondo, non si può pretendere di essere alternativi tutta la vita: prima o poi tutti gli adolescenti devono diventare grandi. Berlino deve decidere che personalità vuole avere. Deve abbandonare il culto spasmodico di una decade passata, e decidere di affrontare i suoi problemi più reali e urgenti. Perché, prima o poi, l’edonismo rischia di trasformarsi in indifferenza. Non tutti sono abbastanza cinici da accettarlo. 

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