Credit default swap: quanto è alta la febbre del rischio

Nati intorno alla metà degli anni Novanta con l' obiettivo di fungere da strumento di protezione e gestione del rischio, i Credit default swap (Cds) sono saliti agli albori della cronaca finanziaria grazie soprattutto alla crisi ellenica. Sono diventati il barometro, insieme allo spread, della re...

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22 Settembre Set 2011 2201 22 settembre 2011 22 Settembre 2011 - 22:01
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Il contagio della crisi dell’eurodebito è cosa fatta. A dimostrarlo è l’allargamento dei prezzi dei Credit default swap (Cds), gli strumenti finanziari derivati che fungono da assicurazione contro il fallimento di un asset. Nati intorno alla metà degli anni Novanta con lo specifico obiettivo di fungere da strumento di protezione e gestione del rischio, i Cds sono saliti agli albori della cronaca finanziaria grazie soprattutto alla crisi ellenica. Questi strumenti sono diventati il barometro, insieme allo spread, della reputazione di un’entità presente sul mercato. Più alto è il prezzo del Cds, più elevato sarà il rischio d’insolvenza. Abbiamo ovviamente preso come esempio i Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), ovvero gli Stati considerati meno virtuosi d’Europa.

Grecia. Il primo gennaio 2010 (l'infografica per esigenze grafiche rappresenta solo l'ultimo anno da settembre 2010 ad oggi) era a quota 282 punti base. Vale a dire che una società, per coprirsi dal rischio d’insolvenza su un titolo di Stato ellenico con durata cinque anni del valore di 10 milioni di dollari, dove spendere 282.000 dollari l’anno. La crisi finanziaria ellenica era già esplosa, ma ancora non si pensava a un intervento congiunto Ue, Bce e Fondo monetario internazionale. Gli aiuti vengono formalizzati a inizio maggio 2010, ma l’escalation iniziò prima. Il 20 marzo 2010 il Cds era a quota 284 punti base, mentre il 27 aprile si tocca quota 822 punti. I 1.000 punti sono solo lambiti il 7 maggio, quando il derivato registra un picco di 954 punti. La situazione si calma dopo l’approvazione del piano e rimane stabile fino a novembre, quando viene rotta la soglia di 1.000 punti base. Le cose peggiorano a luglio, quando il Cds tocca prima i 2.000 e poi i 2.500 punti base. Vale a dire che l’assicurazione su un titolo ellenico da 10 milioni di dollari costava circa 2,5 milioni l’anno. Il Consiglio europeo del 21 luglio, che ha approvato il secondo bailout greco, ha riportato il Cds sotto i 2.000, ma non è bastato a placare gli investitori. L’incertezza politica dietro agli aiuti e ai meccanismi di gestione delle criticità ha fatto sì che il Cds ellenico sfiorasse i 3.000 punti base a inizio settembre, per poi superare velocemente i 4.000, i 5.000 e infine i 6.000 punti base negli scorsi giorni. Del resto, la probabilità di fallimento nell’arco di cinque anni è data al 96% da Markit. In altre parole, per Atene il default è inevitabile.

Irlanda. Per Dublino il primo gennaio 2010 si è aperto a quota 160 punti base. Un livello pari a quello della Spagna nel maggio dello stesso anno, quando fu portato avanti il primo salvataggio della Grecia. Proprio grazie ad Atene c’è l’escalation dell’andamento dei Cds irlandesi. Nel maggio 2010, dopo il bailout da 110 miliardi di euro, il Cds è schizzato oltre i 200 punti base,. La crisi irlandese è poi culminata nel programma di assistenza finanziaria da 85 miliardi di euro, arrivato nel novembre 2010. Nella giornata di ieri il Cds sull’Irlanda attorno a quota 815. Il massimo storico è stato toccato il 18 luglio scorso a quota 1.177 punti base, proprio nei giorni antecedenti il Consiglio europeo che avrebbe dovuto risolvere la crisi dell’eurozona.

Portogallo. Anche per Lisbona il 2010 si è aperto in modo tranquillo sul mercato dei Cds. Il prezzo era sotto i 100 punti base, intorno ai 90 punti. Con l’escalation della crisi greca in maggio, vengono toccati i 461 punti base, un record che durerà per diversi mesi. Infatti, dopo il primo bailout ellenico, la situazione lusitana è tornata ai livelli precedenti. Il contagio non era ancora iniziato e ha poi avuto la sua escalation con il crescente clima d’incertezza, economica e politica, all’interno del Paese. Il primo ministro José Sócrates (sostituito il 21 giugno da Pedro Passos Coelho) aveva più volte cercato di spingere per un miglioramento della crescita del Pil, ma lo stallo politico e la recessione internazionale hanno strozzato le ambizioni di Lisbona, che ha visto i propri Cds schizzare per la prima volta oltre i 500 punti a fine novembre, di riflesso con l’emergenza irlandese. Ma è solo nel giugno 2011, in prossimità del salvataggio lusitano da 78 miliardi di euro, che si superano i 700 punti, mentre i 1.000 sono sorpassati a luglio, insieme con le tensioni degli altri Paesi periferici. I Cds non torneranno sotto quota 1.000 in più occasioni, ma l’ipotesi di un default ellenico ha di nuovo contagiato Lisbona. Oggi infatti hanno chiuso attorno ai 1.150 punti punti base, non lontano dal record storico di 1.209 punti fatto segnare dieci giorni fa.

Spagna. La situazione iberica era molto simile a quella italiana. La differenza l’ha fatto il premier José Zapatero, anticipando le elezioni al 20 novembre prossimo. Il 2010 si era aperto per Madrid con un Cds prezzato intorno quota 113 punti base, valore che ha mantenuto, salvo qualche sporadico passaggio oltre i 200 punti, fino al maggio 2010, quando la Grecia dichiarò il suo stato di difficoltà economica. Il 6 maggio per la prima volta sono superati i 250 punti base, ma per la Spagna non è un grave problema. Fino al novembre 2010, quando anche Dublino crolla, il Cds non supera i 280 punti base. Poi, la svolta. In pochi giorni, dal 19 al 30 novembre, il prezzo passa da 249 a 365 punti base. Per Madrid, dopo quella fiammata, inizia un periodo di tranquillità che dura dal 14 gennaio, la prima discesa sotto i 300 punti, al 23 giugno, quando il Cds torna sopra quella soglia. Tuttavia, la crisi spagnola è meno intensa di quella italiana e il Cds supera quota 400 solo il 2 agosto, per tornare subito sotto quella soglia. E anche oggi, il livello è stabile. La chiusura di ieri è stata a  quota 430. E pensare che solo un mese prima Madrid era messa peggio di Roma.

Italia. Il Cds sui titoli di Stato italiani era più costoso di quello portoghese a inizio 2010. Il primo gennaio di quell’anno, infatti, era a quota 108 punti base, un valore mantenuto fino al primo salvataggio di Atene, quando il Cds supera per la prima volta i 200 punti base fra il 5 e il 6 maggio. Lo scarto è rilevante, da 184 a 234, e rapidamente vengono sorpassati anche i 250 punti (7 giugno 2010). La situazione rimane tutto sommato stabile, compresa fra i 230 e i 180 punti, fino al 30 novembre. In quella data il Cds tocca i 270 punti base, in concomitanza con la crisi irlandese. Tuttavia, l’anno si chiude sempre intorno ai 240 punti. Anzi, da 19 gennaio al 23 giugno il Cds italiano è posizionato stabilmente sotto quota 200 punti, anche durante la crisi portoghese. Il peggio si ha fra giugno e luglio. Nell’intervallo compreso fra il 1 e il 18 luglio il derivato passa da 173 punti base a 330. Di pari passo con il tentennamento sulla manovra correttiva dei conti pubblici italiani, il Cds sull’Italia sale e sale, fino a toccare i 400 punti base lo scorso 2 settembre. Dieci giorni dopo per la prima volta vengono superati anche i 500 punti base, considerata da Goldman Sachs «la soglia del salvataggio», oltre la quale è quasi inevitabile un avvitamento in stile ellenico. La chiusura dell'altro ieri è stata di 522 punti base, nuovo massimo storico, subito bruciato ieri quando il Cds sul debito italiano ha registrato i 560 punti. 

 

fabrizio.goria@linkiesta.it

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