Deroghe, polemiche e le prime vittime, partita la stagione della caccia

Con l’apertura della stagione ritornano le polemiche: se i cacciatori difendono le proprie ragioni, gli ambientalisti denunciano la sistematica violazione delle regole di alcune regioni. In Veneto e Lombardia deroghe per i piccoli uccelli che potrebbe costare all’Italia nuove procedure di infrazi...

Caccia
24 Settembre Set 2011 0808 24 settembre 2011 24 Settembre 2011 - 08:08
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Domenica 18 settembre: aperta la stagione venatoria sul territorio italiano, accompagnata, come ogni anno, dal «fuoco» delle polemiche. Se i cacciatori difendono le proprie ragioni, gli ambientalisti denunciano la violazione delle regole e si preparano a scendere in piazza. «Le Regioni continuano a chiamarsi fuori dalle regole per soddisfare le richieste dell’estremismo venatorio» attacca il Wwf, mentre l’Ente nazionale protezione animali promuove «le Regioni del Sud che hanno deciso di adeguarsi eliminando dal calendario 10 o 20 giorni di caccia per le specie particolarmente sensibili».

Dal canto loro, i cacciatori rivendicano un ruolo di tutela e controllo del territorio, come spiega ArciCaccia, secondo cui «le incertezze e il conflitto che segnano l’avvio della nuova stagione venatoria impongono la ridefinizione di un nuovo e più solido rapporto tra caccia e societa». Nell’universo della caccia, sono due le regioni che da anni legiferano in materia di caccia di deroga per i piccoli uccelli: Lombardia e Veneto. Nella regione governata da Luca Zaia con una delibera portata in giunta il 20 settembre dall’assessore alla caccia Daniele Stival, si è dato il via alle deroghe: dal 1° ottobre sei le specie cacciabili con un tetto massimo stimato a livello regionale: lo storno (124.200), il fringuello (235.700) la peppola (29.300 in tutta la regione), il frosone (9.800 esemplari) e la pispola (16.000), il prispolone (111.400 complessivi). E mentre festeggia la Federcaccia locale - Non possiamo che essere soddisfatti per la decisione della Giunta - le associazioni ambientaliste parlano di «decisione illegittima, visto che anche quest’anno si potranno abbattere più di 526mila uccelli».

In Lombardia sotto accusa la Legge regionale del 4 agosto 2011 che consente, in via ordinaria e senza alcuna possibilità di controllo, la caccia in deroga a specie protette (fringuelli, storni, peppole, pispole, frosoni) per i prossimi quattro mesi. La possibilità è estesa a tutte le province lombarde, compresa quella di Brescia (dove ci sono 29mila doppiette) che ha goduto anche del periodo di pre-apertura dal 1° settembre. Per le concessioni lombarde alle doppiette la Commissione Ue ha già aperto una procedura d’infrazione sulla caccia in deroga che ha sospeso una precedente legge regionale nel dicembre 2009 e in seguito condannato l’Italia nel luglio 2010. Anche la Corte Costituzionale italiana ha sancito per ben quattro volte l’incostituzionalità delle leggi lombarde dal 2008 al 2010, senza però riuscire a emettere le proprie sentenze in tempo utile per evitare l’abbattimento delle specie protette.

Con l’avvio della nuova stagione potrebbero arrivare all’Italia nuove procedure di infrazione e condanne per mancato rispetto della direttiva comunitaria. Perchè le norme Ue prevedono il divieto di caccia agli uccelli durante la fase della migrazione e della riproduzione e l’esclusione dalla lista delle specie cacciabili per quelle che sono in stato di conservazione sfavorevole. Criteri precisi e stringenti che però molte regioni (tra cui Umbria, Lazio, Toscana, Liguria e Sardegna) hanno completamente ignorato non aggiornando le novità normative introdotte con la legge Comunitaria dello scorso anno e le indicazioni scientifiche fornite dall’Istututo per la protezione ambientale (Ispra), diretta emanazione del Ministero dell’ambiente.

Italia lontana dagli standard europei? Quanti animali vengono uccisi ogni anno? Secondo la Lav (Lega antivivisezione) sono cento milioni di animali uccisi ogni anno, una media di 100 vittime a stagione per incidenti avvenuti durante le battute, migliaia di reati registrati dal Corpo Forestale e ben 7 condanne negli ultimi 20 anni inflitte a Roma dalla Corte di Giustizia Europea. Secondo il Corpo Forestale dello Stato nel solo 2009, si sono registrati 1516 reati, di cui 938 riguardanti la tutela della fauna selvatica autoctona (caccia, antibracconaggio e controllo della tassidermia) e 306 relativi alle norme sul maltrattamento degli animali. Sono invece 4996 gli illeciti amministrativi registrati nello stesso anno per violazioni di diverso genere, in materia di polizia veterinaria, maltrattamento, traffico di specie protette.

Differenze a volte inconciliabili tra favorevoli e contrari alla caccia. Così mentre le associazioni principali (Federcaccia, Enalcaccia, Liberacaccia, AnuuMigratoristi) sottolineano che «la caccia non solo è praticata in modo strettamente regolamentato, legittima e pienamente sostenibile, ma non costituisce nel nostro Paese un rischio per l’importante patrimonio della biodiversità», l’associazione vittime della caccia lancia il proprio appello: «Dieci vittime in tutto fino al 21 settembre, nove sono cacciatori e uno tra la gente comune (una podista). Di questi: due cacciatori morti e sette quelli feriti». Nel 2010 hanno contato 14 morti al di fuori della stagione venatoria.

 

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