Indagini e accuse, Mr Rifiuti imbarazza la Prestigiacomo

«È stato fatto presto, è stato fatto bene» aveva detto il ministro Stefania Prestigiacomo parlando della bonifica dell'ex fabbrica chimica Sisas, alle porte di Milano. Peccato che tre mesi dopo sia arrivata l’indagine su quei lavori con il coinvolgimento di Luigi Pelaggi, il suo capo di gabinetto...

Paolo%20Rossi%20Luigi%20Pelaggi
11 Ottobre Ott 2011 1142 11 ottobre 2011 11 Ottobre 2011 - 11:42
...

MILANO/NAPOLI - Rifiuti e appalti per l’uomo del ministero dell’ambiente Luigi Pelaggi. Rifiuti a Milano che finiscono nel mirino della Procura per truffa aggravata e corruzione. Appalti coperti da segreto di Stato a Napoli dove si indaga sul sistema di monitoraggio dei rifiuti, il Sistri. Una carriera in ascesa per l’avvocato 57enne Pelaggi che oltre a guidare la segreteria tecnica del ministro Stefania Prestigiacomo colleziona poltrone nominate dalla politica: consigliere per la multiutility Acea controllata dal Comune di Roma e stesso ruolo per la Sogesid, la società pubblica per progetti e consulenze in tema ambientale. Ma nell’agenda dell’avvocato si aggiunge ad aprile 2010 la nomina della Presidenza del Consiglio come commissario straordinario per l’ex fabbrica chimica di Pioltello-Rodano, alle porte di Milano.

A Milano Pelaggi indagato per truffa aggravata e corruzione

Nella ex fabbrica chimica Sisas, così si chiama, si trovano tonnellate di fumo nero, uno scarto della produzione di acetilene mischiato con acqua che non sono mai state rimosse dalle discariche A e B. Prima ci aveva provato il “re mida” delle bonifiche Giuseppe Grossi ma una volta arrestato è subentrata la Protezione civile con la nomina di Pelaggi, lo stanziamento di 50 milioni di euro e l’appalto per la rimozione alla Daneco impianti srl, controllata dal Gruppo Colucci, attivo nel settore della gestione dei rifiuti industriali. È lo scorso giugno quando emerge che secondo le indagini dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini della Procura di Milano l’amministratore delegato di Daneco Impianti, Bernardino Filipponi, avrebbe consegnato a Pelaggi 700mila euro, agevolando le procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano.

Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. L’ipotesi accusatoria è che in questo modo la rimozione è più semplice per tutti: Pelaggi e il ministero dell’Ambiente guadagnano tempo, per la Daneco è più facile smaltire magari in discariche che appartengono al gruppo, con un notevole risparmio di denaro e tempo. Perché sul sito incombe la procedura di una colossale multa da 200 milioni di euro da parte della Commissione europea per mancata bonifica. Eppure il commissario europeo all’ambiente Janez Potocnik nella visita dello scorso 28 marzo alla ex Sisas non faceva sconti: «Ho visto che hanno bonificato il sito ma i rifiuti non sono ancora giunti alla destinazione finale. Lo voglio dire molto chiaramente, per ottemperare alla sentenza della Corte Europea devono arrivare a destinazione». È la multa Ue che ha spinto la Daneco a cambiare il codice e la classificazione dei rifiuti che ha dato origine alla truffa?

Sicuramente non sono mancate le autocelebrazioni: «È stato fatto presto, è stato fatto bene, - aveva detto il ministro Prestigiacomo nel sopralluogo a Rodano - abbiamo risolto un annoso contenzioso con l’Unione Europea ma, soprattutto, abbiamo liberato un’area da sostanze che potevano costituire un pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente». Tre mesi dopo l’indagine con il coinvolgimento di Pelaggi. E nelle stesse settimane scoppia anche l’affare Sistri a Napoli.

Il Sistri e la rete degli appalti

Per capire la «genesi» del sistema Sistri, il sistema di monitoraggio dei rifiuti, occorre fare un passo in avanti: febbraio 2012. La prossima data utile nella quale il Sistri dovrebbe entrare finalmente in vigore. Dopo tre anni di rinvii, la sua cancellazione con un emendamento nell’ultima manovra e il repentino reinserimento dietro insistenze del ministro Stefania Prestigiacomo, il condizionale è quanto mai d’obbligo. Anche perché proprio in quelle settimane dovrebbero arrivare a compimento le indagini della procura di Napoli che vedono indagati i protagonisti dell’operazione Sistri: Luigi Pelaggi, il suo amico di vecchia data e amministratore delegato della Selex-Sema, la società che ha avuto in gestione il Sistri, Sabatino Stornelli, suo fratello Maurizio e un altro amico di vecchia data di Stornelli, Francesco Paolo Di Martino. Un’indagine, quella napoletana, che si lega a quella sulla cosiddetta P4 di Bisignani e Milanese, i quali si erano mobilitati attivamente affinchè il Sistri potesse decollare.

Proprio la settimana scorsa il ministro Stefania Prestigiacomo, così come promesso nella sua audizione in commissione d’inchiesta sui rifiuti (7 settembre) ha accompagnato una delegazione di senatori e deputati nel cuore del sistema Sistri, che corrisponde al cuore della società Selex Sema di Stornelli, gruppo Finmeccanica, con sede in via Tiburtina a Roma.

Orgogliosa di aver fatto reinserire il Sistri in manovra con un emendamento dell’ultimo minuto, il ministro ha mostrato il maxischermo dove dovranno essere tracciati i trasporti dei rifiuti e il loro arrivo in discarica, e nel farlo la delegazione ha attraversato la stanza del call center. Che a ben vedere non è solo il luogo di passaggio tra la parte amministrativa e quella operativa della Selex. Il call center, formato per la maggior parte da personale campano e abruzzese, è anche l’anello di congiunzione tra due società, tra due uomini d’affari e, infine, tra due inchieste della magistratura. La procura di Napoli infatti sta indagando proprio sulla concessione dell’appalto alla Selex e vuole vederci chiaro su una serie di subappalti. Tra Pelaggi e Stornelli l’amicizia è di vecchia data: i due – secondo quanto racconta una fonte del Ministero che conosce molto bene Pelaggi - si erano conosciuti alcuni anni fa quando entrambi lavoravano nell’orbita della Telecom.

Pelaggi è un ex consulente della società nonché responsabile degli affari pubblici di Pirelli Real Estate e Stornelli è stato amministratore delegato di Telespazio, del gruppo Telecom. Inoltre dal 2004 al 2006 Stornelli ha fatto parte del consorzio Finisiel, che era presieduto proprio da Pelaggi. Uno degli altri due indagati, Francesco Paolo di Martino è di Castellammare di Stabia, provincia di Napoli. Di Martino riesce ad avere da Stornelli un subappalto del Sistri: con il compito di inserire i dati nelle chiavette usb. Dalla procura di Napoli la conferma del legame tra Stornelli, Di Martino e il Sistri: la Selex, nonostante il segreto amministrativo posto sull’intero sistema, gestisce con una serie di operatori, in parte campani e in parte abruzzesi, il call center, con una concessione di lavoratori dell’Abruzzo Engineering (partecipata per il 30% da Selex) che vengono proprio da Castellammare di Stabia. Città di Di Martino.

Fonti interne della Selex raccontano come alcuni dipendenti della Abruzzo Engineering furono inviati nelle cittadine di Nepi (Viterbo) e Castellammare per contribuire alla realizzazione delle black box e delle chiavette usb che avrebbero dovuto elaborare il segnale satellitare per i tracciamento dei rifiuti. In realtà diversi dipendenti hanno poi riferito di aver lavorato solo una minima parte del tempo della trasferta rimanendo per il restante periodo a lunghe passeggiate sul lungomare della cittadina campana. Sono numerosi i punti poco chiari, a sentire la deposizione in commissione inchiesta sui rifiuti del pm napoletano Catello Maresca (15 settembre).

Innanzitutto lascia dubbi proprio il sistema di subappalto: è ammesso in caso di segreto? E il segreto, copre oppure no tutto quanto riguarda il Sistri? Cinque aziende informatiche hanno fatto causa al Sistri perché ritengono di essere state danneggiate. In un primo tempo gli avvocati del ministero dell’Ambiente hanno risposto che su tutto vige il segreto di Stato, poi, interpellata l’Avvocatura dello Stato, la questione è stata chiarita: la segretezza non riguarda il Sistri tout court, ma l’assegnazione dell’appalto e pertanto il segreto è meramente amministrativo. Secondo il decreto istitutivo, comunque, il Sistri doveva essere aggiudicato alla Selex dopo aver vagliato altre cinque offerte. Ma le altre imprese che avevano presentato il progetto sostengono di non essere mai state prese in considerazione. E hanno quindi presentato ricorso. A maggio, alla vigilia della sentenza che avrebbe potuto condannare il Sistri a un risarcimento, il ricorso è stato ritirato, con il parere sfavorevole dell’avvocato difensore delle stesse aziende. Alla base del ritiro, un accordo con la Selex. I termini dell’accordo non sono noti nel dettaglio, ma si sa che c’è stata una promessa di affidare loro alcune commesse, nella fase operativa del sistema.

Sul forum del Sistri, in effetti, luogo di discussione riservato a tutti gli operatori e vetrina eccellente per capirne rimostranze, c’è chi giura che a intervenire nel supporto ai propri operatori in una delle tante fasi di “impallo” delle blackbox, sarebbe stata una delle cinque ditte ricorrenti. Ipotesi possibile, secondo il pm Maresca: alcune ditte, ascoltate dal procuratore, avrebbero rivelato di essere in attesa di importanti commesse relative al Sistri da parte della Selex.

Ma come può la Selex, che si aggiudica un appalto segretissimo, poi coinvolgere una serie di soggetti privati in trattative private? È uno dei punti su cui vuole fare luce l’inchiesta della procura napoletana. E ancora: il prezzo delle chiavette usb (indispensabili per il monitoraggio dei rifiuti), 10 euro, imposto dalla Selex, è davvero il migliore prezzo possibile? «Non risulta che siano state fatte indagini di mercato», rivelano a Linkiesta dagli uffici della procura partenopea. In seguito all’apertura dell’inchiesta, sono arrivati i carabinieri negli uffici della Selex. Il capo della segreteria del ministro Prestigiacomo viene invitato dall’opposizione a dimettersi, ma non accade nulla e ancora oggi tutto continua a passare attraverso di lui. Il 13 settembre era prevista la sua audizione in commissione rifiuti, proprio un paio giorni prima del magistrato, ma alla fine l’incontro è saltato.

Dal ministero dell’Ambiente fanno sapere che il Sistri non è un costo per lo Stato, che il contratto con la Selex è a costo zero. Ma il procuratore non è dello stesso avviso: «Anche un mancato introito allo Stato è un costo», ha detto in audizione. Per stessa ammissione del ministro, le imprese hanno pagato fino ad oggi 70 milioni di euro per spese di registrazione, usb, blackbox. Questi soldi sono fermi al ministero dell’Economia. Dovranno essere versati a quello dell’Ambiente che deve poi girarli alla Selex. La società di Finmeccanica lamenta che fino ad oggi ha ricevuto solo i 5 milioni iniziali, quelli stanziati in finanziaria dal governo Prodi – che con il ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio introdusse il Sistri e il segreto amministrativo – per poter sostenere le spese la società di Stornelli ha aperto un credito presso UniCredit e Monte dei Paschi di Siena. Le due banche hanno prestato i 70 milioni necessari a un tasso di interesse del 6-7% circa. Una delle ipotesi investigative – un’altra della complessa inchiesta – è che la Selex, per poter pagare le banche, abbia scelto materiali un po’ meno pregiati, chiavette usb non proprio all’avanguardia, e potrebbe essere per questo che nelle varie prove ufficiali il sistema poi ha mostrato più di un difetto.

La pista abruzzese di Selex

Intanto l’inchiesta va avanti e si incrocia con quella della procura abruzzese dell’Aquila. Infatti grazie a Vincenzo Spaziante (ex vice capo del dipartimento della Protezione Civile) sarebbe stata modificata l’ordinanza di Bertolaso sugli appalti post terremoto per “infilare” la Abruzzo Engineering, appartenente per il 30% alla Selex, 60% alla Regione Abruzzo e il restante 10% alla Provincia dell’Aquila. Ma come s’incontrato le due inchieste di Napoli e dell’Aquila? Grazie all’amicizia che lega Stornelli a Di Martino. Oltre a fornirgli un pezzetto del subappalto Sistri, Stornelli cede all’imprenditore campano anche la poltrona di presidente della squadra di calcio Pescina Valle di Giovenco. Una squadra arrivata nel campionato di eccellenza, poi ritirata, intorno alla quale giravano molti soldi, che a un certo punto ha ingaggiato come vice presidente perfino l’ex bomber dei mondiali dell’82 Pablito Rossi ma che è miseramente sparita nel nulla l’anno scorso.

Il presidente Stornelli, subito dopo le notizie dell’inchiesta giudiziaria abruzzese, che ipotizzava una serie di fondi neri arrivati in Finmeccanica proprio attraverso la gestione della società sportiva, ha ceduto la poltrona a Di Martino che ha rilasciato sulla sua creatura sportiva una serie di dichiarazioni roboanti senza peraltro farsi vedere molto sugli spalti dello stadio di Avezzano, dove sono state ospitate le partite del Valle di Giovenco. Circa due milioni di euro le perdite dell’investimento finanziario-sportivo: la squadra nel suo massimo di popolarità arrivava quasi a mille spettatori, ma aveva una sede di tutto rispetto con uffici anche a Roma. Ma non è tutto: l’ex calciatore Rossi risulta socio d’affari con Luigi Pelaggi anche nella società agricola Poggio Cennina, nelle colline della provincia di Arezzo.

C’è dunque un sodalizio d’affari che lega gli indagati dalla procura napoletana? «Se vuole una sensazione, la risposta è sì – rivela a Linkiesta una fonte investigativa – Pelaggi, Stornelli, e poi anche Di Martino non sono a caso i protagonisti di questa vicenda che gira intorno al Sistri e più in generale al sistema della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Gli affari che arrivano a uno vengono indirizzati all’altro e si fa di tutto per includersi nelle commesse più importanti. Quanto e se ci sia qualcosa di illecito lo stabiliranno le indagini, ma certo i loro legami sono forti e in alcuni passaggi dell’inchiesta si nota uno spalleggiamento a vicenda».
 

Potrebbe interessarti anche