Metropolitana, Roma non è una capitale europea

Rivolta dei passeggeri della Roma-Lido a cento metri dalla fermata Magliana: in centinaia hanno invaso i binari, esasperati dai continui rallentamenti e da fermate apparentemente ingiustificate. Manca un piano organico per i trasporti della capitale e questo è solo l’ultimo di una lunga serie di ...

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20 Ottobre Ott 2011 0630 20 ottobre 2011 20 Ottobre 2011 - 06:30

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«Anderground…» Ebbene sì, a Roma è successo anche questo. La metropolitana, che in inglese si scrive underground ma si pronuncia con un suono simile alla a (ae) in testa alla parola, nella capitale è stata storpiata. Alla stazione di Roma Tiburtina, quella che diventerà il principale polo ferroviario della città, fino a pochi giorni fa campeggiava il cartello con questo “orrore” ortografico. I più zelanti hanno subito scoperto che in realtà di orrori grammaticali ce n’erano in abbondanza nascosti fra le parole di altri cartelli sempre nella stessa stazione.  

Proprio da qui parte il rinascimento metropolitano della nuova città che sta nascendo sottoterra. Oltre 50 chilometri di binari che collegheranno Roma secondo nuove direttrici che i romani aspettano con ansia: da piazzale Clodio, dove si trova il palazzo di giustizia e le sedi degli studi di importanti professionisti fra avvocati e commercialisti, fino a Pantano, la periferia più estrema di Roma, otto chilometri fuori dal raccordo anulare. E da via Ojetti, la periferia bene a nord est di Roma fino a piazzale dell’Agricoltura, lungo l’Ostiense, a sud.
Queste sono le linee C e D: la prima in costruzione e i cui tempi di consegna sono stimati per il 2016; la seconda ancora in fase di scavi di sondaggio, per vedere cosa troveranno le mastodontiche talpe durante il loro viaggio sotterraneo. A loro due si aggiunge la piccola B1, il prolungamento dell’attuale linea B, cinque fermate che collegheranno piazza Bologna a piazzale Jonio.

Ma non finisce qui: le linee, vecchie e nuove, saranno tutte prolungate: la A di due fermate a nord e di una tratta «a gomito» a sud composto da 10 stazioni che unirà la linea A alla C; la B sarà arricchita con tre stazioni. La linea C è quella che estenderà di più il proprio percorso per arrivare a toccare il grande raccordo anulare dalle parti di Grottarossa. Opere imponenti che puntano ad ammodernare una città intasata e urbanisticamente incapace di gestire il flusso giornaliero di auto e moto. Roma, secondo i dati dell’Aci ha il più basso rapporto abitante/vettura (1,44) ma il tempo più alto di percorrenza in un tragitto medio casa/lavoro (fino a un’ora per 6 chilometri).

Ora i romani si scontrano con i tempi di realizzazione di queste opere infrastrutturali così necessarie. La piccola B1 dovrebbe essere pronta il prossimo anno. Ma è proprio vero? Parlando con i commercianti della zona interessata sembra non esserci molta fiducia. Questa è la Roma che popola il territorio, quella che ogni giorno deve combattere con il traffico, respirare lo smog e cercare di spostarsi attraverso un territorio di 1.215.000 chilometri quadrati.

Proprio la scorsa settimana è arrivata, come una ghigliottina, la decisione del Tar del Lazio di non concedere la sospensiva riguardo il ricorso sull’aggiudicazione dei lavori per il prolungamento della Metro B da Rebibbia a Casal Monastero, decidendo di entrare nel merito della questione il 23 novembre. A questo aggiungete i ritardi nei pagamenti da parte della regione Lazio per la realizzazione delle strutture della linea C. E l’elenco potrebbe essere anche più lungo. Chi vive nella città eterna sogna una capitale sul modello di Berlino: traffico a bassa intensità, metro capillare e ultraorganizzata, poco inquinamento, migliore qualità della vita. Ma dovrà ancora attendere a lungo.
 

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