Ora i pensionati fanno debiti che pagheranno i figli

Ogni giorno mille over 60 accedono al credito al consumo: oltre un quarto chiedono un prestito perché hanno bisogno di «contante per affrontare le spese quotidiane». Di questo passo c’è il rischio che le nuove generazioni, finora economicamente supportate dai genitori, si troveranno a dover far f...

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25 Ottobre Ott 2011 0626 25 ottobre 2011 25 Ottobre 2011 - 06:26
Messe Frankfurt

Finirà che le nuove generazioni, oltre ai debiti delle banche, dovranno pure pagare quelli dei genitori. Una ricerca di Prestiti.it, sito web dedicato al confronto di offerte sul mercato del credito, svela che nell’ultimo anno il 6,5% dei prestiti legati al credito al consumo è stato erogato a pensionati. Un numero sbalorditivo se lo si converte in cifre: da ottobre 2010, si legge, «circa 360 mila ex-lavoratori hanno avviato le pratiche per accedere al credito al consumo». Come se un esercito di mille anziani ogni giorno varcasse la soglia di una banca per farsi prestare dei soldi.

«Nel pieno di una crisi che non è certo scongiurata, anche le fasce di reddito che negli ultimi anni avevano chiesto dei prestiti oggi non riescono più ad accedere al credito», racconta Francesco Avallone, vicepresidente Federconsumatori. Da una parte conferma un dato che abbiamo imparato a conoscere: la crescita dell’indebitamento degli italiani. Ma dall’altra Avallone aggiunge: «Adesso che siamo tutti più poveri, chi è ancora in grado di chiedere un prestito?». Chi? «Semplice, i pensionati».

«Il giro di affari del credito al consumo ha registrato un trend di crescita del 19% - continua Avallone - ma oggi le famiglie e i giovani non riescono più a chiedere nulla». Tocca allora alla generazione degli anni ‘50, i cosiddetti baby boomers che raggiungono la pensione, farsi carico di figli e nipoti. Il problema principale dell’accesso al credito è legato alla sicurezza del reddito, a cui i molti ex-lavoratori possono far fronte con la pensione. Ma è anche un problema legato all’abitazione. «Gli over 60 di oggi sono l’ultima vera generazione che possiede una proprietà immobiliare», conferma Bruno Pierozzi dell’ufficio politiche fiscali e di bilancio del Sindacato Pensionati Italiano che fa parte della Cgil. Una garanzia importante quando si vuole ottenere dei soldi da una finanziaria.

Se finora i genitori in pensione hanno spesso garantito al posto dei figli quando questi hanno deciso di acquistare un’abitazione (il 45% degli over-60 che stipula un mutuo lo fa “per la prima casa”), oggi la loro richiesta di credito è passata al fronte del consumo. Lo studio di Prestiti.it mette in luce che 360 mila richieste di credito, il 6,5% del totale, proviene da persone sopra i 62 anni. Il ritratto del debitore in pensione è quello di un uomo che ha superato i 60 anni, che cerca un prestito per circa 16 mila euro da restituire in 5 anni, con una media di 300 euro di rata mensile. Le donne in pensione sono infatti solo il 25% del totale e chiedono prestiti di 14 mila 500 euro in media. La regione con più pensionati che accedono al credito è la Campania, con il 14% del totale e una media di 17 mila euro di finanziamento per pensionato. Le somme richieste più alte si riscontrano però in Basilicata e Lombardia, con una media che oscilla da 21 mila euro a 18 mila 500 euro di prestito.

«Il ricorso ai prestiti personali è una scelta utile per dilazionare le spese e pianificare meglio i pagamenti», spiega Marco Giorgi, responsabile marketing di Prestiti.it. Ma il dato rivela anche un problema. Secondo l’Istat, infatti, il 46,5% dei pensionati italiani riceve una cifra inferiore ai mille euro al mese. Senza contare la progressiva perdita del potere d’acquisto: «Se prendiamo la provincia di Cuneo ad esempio, uno delle più ricche d’Italia, un nostro studio dimostra che in 18 anni il potere d’acquisto dei pensionati è diminuito del 48%», spiega a Linkiesta Giancarlo Panero, segretario provinciale della Cisl cuneese. «Significa che nel giro di una generazione, i nuovi pensionati hanno a disposizione circa la metà di quello che avevano i loro genitori».

L’impoverimento dei nuovi pensionati non è causato solo dal credito al consumo. «A questo si aggiungono i premi delle eventuali assicurazioni sulla vita e il prestito ipotecario vitalizio (Piv)», denuncia Avallone della Federconsumatori. Quest’ultimo, introdotto dalla legge 248 nel 2005, prevede che un anziano sopra i 65 anni possa chiedere una somma di denaro ipotecando alla banca una quota del valore proprio immobile, fino al 50%. Alla morte del contraente però, gli eredi hanno 12 mesi per rimborsare in un’unica soluzione l’ipoteca. In poche parole i figli devono ricomprare un pezzo della casa dei genitori, oppure venderla per saldare il debito. «Abbiamo lottato molto contro questa legge», continua Avallone. «Più volte accade che il Piv, specie se usato senza criterio, ricada come un macigno sulle spalle degli eredi, che spesso possiedono meno dei propri anziani».

Quali sono le destinazioni di questo crescente indebitamento dei pensionati? Secondo l’indagine di Prestiti.it al primo posto vi è la richiesta di liquidità, che assorbe il 26% dei prestiti. Non si tratta di spese per l’acquisto di beni o servizi specifici, ma di una richiesta generica di «contante per affrontare le spese quotidiane», un dato che, secondo quanto si legge nel rapporto, «racconta come la congiuntura economica abbia messo in difficoltà una fetta considerevole della popolazione italiana». Alla richiesta di liquidità seguono la ristrutturazione per la casa (22,8%) e l’acquisto di autovetture (12%).

Ma c’è un altro dato interessante. Al terzo posto della classifica dei prestiti ai pensionati, con l’11% del totale, compare la richiesta di somme di denaro per consolidare debiti precedenti. Questo significa che 1 pensionato su 10 al momento di entrare in banca per chiedere denaro, ha già contratto un debito che non è ancora riuscito ad estinguere. E aumentano anche del 6,7% i contratti in nuda proprietà verso terzi, quelle transazioni attraverso cui un proprietario (con sconti che vanno dal 25% al 50% dell’immobile) vende la casa che sta ancora abitando, consegnandola al compratore al termine della propria vita. «Se fino ad ora la nuda proprietà era stata usata per passare la casa paterna ai figli, il trend ci dice che gli acquisti di questo genere ad opera di terzi saliranno al 10% in un paio di anni», spiegano dal Gruppo Immobiliare.it, (sito collegato a Prestiti.it) «perché sta crescendo la necessità degli anziani che hanno una casa di disporre di nuove e consistenti somme di denaro, spendibili immediatamente». Una tragedia per il Sindacato dei Pensionati, che in questo vede una doppia spada di Damocle pendere sulle future generazioni: non solo la prospettiva di una pensione bassa, ma una condizione economica indebolita anche dalla mancanza delle proprietà dei genitori.

La crescente richiesta di liquidità ha un altro risvolto inquietante: «Dalla nostra esperienza sul campo possiamo affermare che la causa più frequente di indebitamento dei pensionati sia stata il gioco d’azzardo», svela Francesco Avallone. «Seguita dal denaro impiegato per pagare e mantenere badanti, che a volte spillano qualche soldo di troppo ai loro assistiti, specie se uomini compiacenti. Solo la terza voce è data da spese direttamente collegabili alle necessità del pensionato, e riguardano tutte la salute».

Se è vero che, come ha raccontato a Linkiesta David Willetts, ministro inglese dell’Università, in America consigliano di essere gentili con i propri figli perché saranno loro a scegliere la casa di riposo dei genitori, in Italia il problema rischia di essere quello inverso. Da cui si potrebbe dire: “Siate gentili con i vostri padri se non vorrete ritrovarvi a pagare i loro debiti”.
 

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