Il “sogno” di Zap è finito: i Popolari hanno già vinto

I sondaggi, al primo giorno di campagna elettorale, delineano già una vittoria schiacciante per i popolari guidati da Mariano Rajoy. Il “sogno” di Zapatero, schiacciato dalla crisi e dagli errori di governo, finisce in uno svantaggio che sembra incolmabile: 17 i punti di svantaggio per il Pse, in...

Zp Rajoy
5 Novembre Nov 2011 0930 05 novembre 2011 5 Novembre 2011 - 09:30

MADRID - In Spagna la campagna elettorale è appena iniziata, ma è già finita. A poche ore dalla mezzanotte di ieri che dava inizio alla sfida per le elezioni nazionali del 20 novembre, e segnata dai meeting a latitudini diverse dei candidati dei due principali partiti spagnoli, Alfredo Perez Rubalcaba per i socialisti e Mariano Rajoy per i popolari, infatti, hanno fatto irruzione sulla scena politica i dati sulle intenzioni di voto. La disfatta dei socialisti sembra essere totale. La maggioranza dei cittadini spagnoli intervistati dall’istituto di statistica ha già consegnato la maggioranza assoluta ai popolari di Rajoy, assegnando all’attuale partito d’opposizione 190-195 scranni contro i 116-121 che otterrebbero i socialisti. La Spagna così non soltanto virerebbe a destra, mettendosi alle spalle due legislature di Zapatero, ma lo farebbe con la quarta maggioranza assoluta dalla fine della dittatura, visto che per ottenere la maggioranza basterebbero 176 seggi.

Per i popolari questa sarebbe la seconda maggioranza assoluta, ma soprattutto la conferma dell’azzeccatissimo slogan elettorale scelto dal partito e inaugurato già da qualche mese: “Inizia il cambiamento”. Mentre per i socialisti, convinti di poter ridimensionare la sconfitta appropriandosi del voto dei 3 milioni di indecisi, questa sarebbe la più grande sconfitta politica, addirittura molto peggiore di quei miseri 125 seggi portati a casa nel 2000 con l’allora candidato del Psoe Joaquín Almunia. Brutto risveglio, insomma per i socialisti e mai così positivo per i popolari, che, sempre stando all’ultimo sondaggio che precede i risultati del 20 novembre, addirittura sono pronti a conquistare anche due dei feudi socialisti spagnoli, la Catalunya, dove non a caso il quasi prossimo presidente del governo spagnolo ha aperto la notte scorsa la sua campagna e dove i socialisti sarebbero avanti di soli quattro seggi, e l’Andalusia, che diventa azzurra con 35 seggi ai popolari e 25 al partito di Rubalcaba.

Con 16,7 punti di vantaggio, dunque, pare che i socialisti debbano arrendersi all’evidenza già al primo giorno di compagna: i cittadini spagnoli, stretti dalla crisi economica hanno tutta l’intenzione di mettere fine al sogno socialista di continuare a governare il Paese, così come il Governo Zapatero a loro parere ha messo fine al loro sogno di benessere degli ultimi anni. Non si potrebbe leggere diversamente questo pronostico di disfatta, giacché secondo lo stesso sondaggio, non sarebbe questione di carisma dei candidati. Alfredo Pérez Rubalcaba, infatti, continua ad essere reputato il miglior leader dagli spagnoli, staccando Mariano Rajoy, già sconfitto da Zapatero di quasi un punto percentuale. Il che non è poco.
Nonostante le ultimissime sui dati, già ampliamente previsti dai socialisti che appunto per questo sembra abbiano coniato il tanto criticato slogan elettorale: “Combatti per ciò che vuoi”, la campagna elettorale è solo agli inizi, e soprattutto, i programmi elettorali sono sul tavolo solo da pochi giorni.

Ma non tutto è perduto, sembra sottolineare il socialista Rubalcaba, che per scrollarsi di dosso l’inevitabile etichetta di ministro del governo Zapatero, a cui gli spagnoli associano l’austerità degli ultimi due anni, mette in campo non soltanto tagli, ma “investimenti” per la crescita. Di tutta risposta, ai popolari non resta che accodarsi, rivedendo il motto dell’austerità come mezzo per raggiungere il fine della ripresa in “no ai tagli trasversali”. Intanto nelle regioni governate dai popolari dalle elezioni amministrative di maggio va avanti ormai ad oltranza lo sciopero degli insegnanti contro i tagli alla scuola e quello di medici e paramedici per le riduzioni previste dalle autonomie locali alla sanità.

Sul fronte opposto i popolari promettono agevolazioni alle famiglie numerose, alleggerimento delle tasse alle imprese per riattivare il mercato del lavoro e rinnovo delle detassazioni sull’acquisto degli immobili per rompere il circolo vizioso della bolla immobiliare. Il Psoe, invece, sembra aver ritrovato la voce più socialdemocratica e promette più tasse per i grandi patrimoni e per le banche e per far cassa un unico aumento, quello delle accise su alcool e tabacchi. Ma è il lavoro, anzi la disoccupazione a preoccupare di più i cittadini spagnoli e non soltanto i candidati che a due giorni dall’apertura della campagna si sono visti arrivare gli ultimi dati: il record tocca ormai 5 milioni di disoccupati in Spagna. Su questo i modelli socialista e popolare sembrano da manuale. Semplificazione dei contratti e riforma delle norme del contratto unico per i primi, dare la priorità ai contratti che incrementino il lavoro nelle imprese, aiuti alle aziende perché assumano con contratti stabili, la promessa dei socialisti.

Il resto del programma elettorale sembra interessare poco i cittadini spagnoli, che affermano di non votare per Rubalcaba nonostante gli riconoscano la riuscita della politica contro la banda terroristica Eta. Promesse a parte, la campagna elettorale oltre a sembrare ormai monopartitica, è più che mai maneggiata dalla crisi, in un clima di quasi totale depressione del partito fino ad oggi al governo e la certezza della vittoria dell’attuale partito d’opposizione. La prima sfida mediatica, però, deve ancora arrivare. Lunedì sera infatti, si disputerà il quinto faccia a faccia della democrazia spagnola, quello tra i due candidati dei maggiori partiti, anche se anche questa sfida inizia già sottotono e in nome dell’austerità visto che è costato la metà dell’ultimo disputato, in cui si scontrarono Zapatero e lo stesso Rajoy.

Si prevede un’ora e mezza di dibattito, aperto dal blocco di risposte sull’economia e il lavoro, in cui perlomeno ci si aspetta che il candidato socialista, il miglior leader secondo la maggioranza degli spagnoli, possa non soltanto difendere la dignità politica personale e il buono fatto in questi anni dal suo governo, ma che riesca ad attirare quei tre milioni di elettori ancora indecisi in parte sfiduciati dalla crisi, in parte dal partito socialista e in parte dalla politica in generale. L’ago della non totale sconfitta dei socialisti, anche questa volta sembra essere il bacino di voti convogliati già dalle amministrative di maggio nella Puerta del Sol degli Indignados, che dopo un lungo tira e molla sono riusciti a rompere il divieto a manifestare durante la campagna elettorale. E promettono battaglia.
 

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