Il popolo di Beppe Grillo odia Monti, ma spera che duri

Del nuovo premier dicono che è la brace dopo la padella Berlusconi, un emissario dei banchieri internazionali, un onest’uomo che però ha fatto il colpo di Stato. Eppure sperano che il suo governo tecnico duri fino al 2013, perché il Movimento 5 stelle parteciperà alle Politiche, ma non è per nien...

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19 Novembre Nov 2011 1810 19 novembre 2011 19 Novembre 2011 - 18:10

La toponomastica è un po’ penalizzante: località La Pulce (nel Comune di San Lazzaro di Savena, a Est di Bologna, lungo la via Emilia). Massimo Bugani si fa largo tra gli scatoloni, nella sua nuova casa. Sta traslocando qui, in una periferia ben lontana dal Palazzo d’Accursio, dove è stato eletto. Il Movimento 5 Stelle lo aveva candidato sindaco a Bologna nel maggio scorso. E grazie al 9,50% raccolto (oltre 19mila voti) è entrato in Comune con altri due consiglieri grillini, Federica Salsi e Marco Piazza. Il primo a varcare la porta del palazzo fu Giovanni Favia (che ora è in Regione), nel giugno 2009, quando fu eletto sindaco Flavio Delbono, presto costretto alle dimissioni per lo scandalo Cinziagate e sostituito dal commissario prefettizio Anna Maria Cancellieri (ora neoministro dell’Interno). Favia aveva raccolto circa 7mila voti; il 3,27%. In due anni i grillini (ma questo aggettivo lo detestano) hanno triplicato i consensi in città.

Niente è meglio di Bugani per avere una prima foto d’insieme del Movimento di Beppe Grillo nella terra in cui appare più forte e organizzato, l’Emilia Romagna (59 eletti tra consiglieri di circoscrizione, comunali e i due regionali). Del resto, Bugani, con la fotografia («matrimoni, comunioni, qualche book…») ha una certa confidenza e aveva pure un negozio, che ha ceduto, in un’altra periferia di Bologna, quella Nord. «La mia vita è cambiata radicalmente da quando sono stato eletto», ammette. «Ho venduto il negozio. E continuo l’attività di fotografo ma del mio 50% di società ho ceduto il 40 a mio fratello. Ora ho solo il 10. Sono passato alla vita d’ufficio. Entro in Comune alle 9 di mattina e non esco mai prima delle 7 e mezzo, otto di sera. È faticosa la politica. Cerco di rispondere a tutte le mail dei cittadini, e anche quello è un lavoraccio. Ne arrivano a centinaia».

Il governo tecnico di Mario Monti sembra una boccata d’ossigeno per il Movimento 5 stelle. Beppe Grillo ha deciso che la lista sarà presente alle prossime elezioni politiche e spera di portare in Parlamento «trenta quaranta deputati», ma la trasformazione di un movimento civico (che prende le decisioni con la democrazia diretta delle assemblee) in una organizzazione in grado di competere su scala nazionale presenta molte difficoltà. «Una posizione comune ancora non c’è», spiega Bugani. «Su questo tema ognuno ha una sua idea ed è ancora in corso la discussione interna. Il passaggio è difficile. Io spero che le elezioni siano il più tardi possibile, meglio se nel 2013 alla scadenza naturale della legislatura. Ci manca ancora organizzazione tecnica. Il rischio è di non filtrare bene i candidati. Adesso ci stanno avvicinando in tantissimi. Stiamo iniziando a fare gola perché potremmo essere l’occasione per entrare in Parlamento».

Anche Grillo, in uno dei suoi Comunicati politici (il numero 41 del marzo scorso) aveva sostenuto che la legislatura arriverà, in qualche modo, alla fine: «Nel 2013 ci saranno le elezioni politiche, prima è impossibile perché l’Italia fallirebbe, ci sarebbe il default e l’Europa, che detiene quasi la metà del nostro debito pubblico, non ce lo lascerà fare».
Adesso, i suoi post sul seguitissimo blog disegnano così la situazione: “c’è un colpo di stato, ma è l’occasione della nostra vita”. Una specie di tanto peggio tanto meglio, in cui Monti è, per parola di vari commentatori grillini «un Andreotti senza la gobba» e «l’esser finiti dalla padella nella brace, perché se Berlusconi si occupava del lato B delle minorenni, Monti si occupa di quello di tutti gli italiani (leggasi tasse e patrimoniale) pur di salvare il culo ai banchieri della grande speculazione internazionale». Scrive Grillo in Tecniche di colpo di Stato (post del 19 novembre): «Diceva Curzio Malaparte che “il problema della conquista e della difesa dello Stato moderno, non è un problema politico, ma tecnico”. Siamo andati oltre, ora i tecnici sono al potere. Monti potrà essere un onest’uomo, ma il suo governo è un colpo di Stato, l’ultimo dei tanti in questo Paese narcotizzato. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure».

E ancora, in L’occasione della nostra vita (del 18 novembre): «L’attuale classe politica è un puro effetto ottico, come quando nella pupilla permane a lungo la luce di una lampada. Dobbiamo toglierci gli occhiali e guardare la realtà con nuovi occhi. Dalle collanine e brillantini falsi che ci hanno accompagnato in questi anni non poteva nascere nulla, dal default può nascere un fiore. Il fallimento dell’euro è una benedizione, distruggerà la partitocrazia. I leader sono una montagna di merda, i partiti sono morti. Gli italiani per capirlo hanno bisogno di uno shock che sta per arrivare». La fine del «ventennio breve» di Berlusconi, insomma, non ha depotenziato la carica eversivo-polemica dei grillini. Loro non sono il Popolo viola, ora orfano del grande nemico. Monti rappresenta un nuovo ottimo nemico. Ma fa comodo che duri per organizzarsi in vista delle elezioni.

«Dobbiamo affrontare la sfida e affrettare i tempi. Il ferro è caldo adesso», spiega Bugani. «Il passaggio al livello nazionale va fatto, ma su come farlo ancora non lo sappiamo. C’è una forte discussione all’interno del Movimento. Il meccanismo della democrazia diretta funziona a meraviglia fino a cento persone (più ovviamente la comunità in rete), ma su base nazionale la democrazia partecipativa è ben difficile, quasi impossibile. Per adesso abbiamo idee molto diverse, che vanno da chi sostiene che Grillo dovrebbe scendere in prima persona in campo e diventare un vero leader, a chi invece ritiene che dovrebbe essere ancor meno presente e non digerisce neppure i suoi comunicati politici, ritenendo che diano troppo la linea. Non vorrebbero che prendesse posizione senza aver prima sentito la comunità e deciso una posizione dal basso. I comunicati politici secondo me sono solo di indirizzo, non vincolanti. Io sono sempre allineato. No “allineato” è una brutta parola… Sono sempre d’accordo, ecco. E questo mi conferma, ogni volta, che sono proprio nel posto giusto. Quanto a prendere le decisioni dal basso, il problema è che la base nazionale non c’è. Cioè: c’è. Ma è in fase liquida…».

Bugani GrilloMassimo Bugani, abbracciato da Beppe Grillo durante la campagna elettorale 2011

Nel laboratorio grillino emiliano già si stanno facendo alcuni esperimenti. Per esempio, mentre il programma elettorale per Bologna è stato elaborato con democrazia diretta allargata ai cittadini non attivisti («Portavamo nei town meeting le tracce delle nostre proposte, che venivano discusse. Raccoglievamo le proposte popolari di emendamento e poi, nella nostra assemblea, le votavamo»), i consiglieri eletti godono ora degli onori della rappresentatività. «Almeno qui a Bologna abbiamo scelto questa formula, altrove ne stanno sperimentando altre», spiega Bugani. «Siamo partiti dalla considerazione che siamo stati eletti, abbiamo un mandato, e quindi per cinque anni non dobbiamo più rivolgerci ai cittadini, né ogni volta agli attivisti (per diventare attivisti bisogna partecipare ad almeno tre incontri. Poi un responsabile valuta l’impegno e in caso positivo ti registra, dandoti uno username e una password per poter partecipare al forum online chiuso con diritto di voto). Se capitano temi che escono dal programma facciamo brevi discussioni su una apposita chat internet tra i 19 eletti (tre in consiglio comunale e 16 nei quartieri). Ma, se serve la rapidità, siamo legittimati a prendere le decisioni anche da soli, con la consapevolezza che se le scelte vanno fuori dal seminato, subito ci arriva la sanzione dal basso, da parte degli attivisti. E quindi c’è un forte autocontrollo».

«Ma alle elezioni nazionali il fatto di non avere un’organizzazione è allo stesso tempo affascinante e rischioso. Potrebbe ingolfarci. È vero che per mantenerci genuini bisognerebbe mantenere la disorganizzazione. Ma mi rendo conto che noi critichiamo i partiti per come sono organizzati, ma forse in parte sono arrivati a essere così proprio per risolvere alcuni problemi interni che noi vediamo e viviamo adesso. Insomma, la disorganizzazione è il nostro pregio e il nostro difetto. In alcuni casi è ciò che ci permette di muoverci con rapidità, senza impantanarci come nei partiti, e di arrivare a decisioni democratiche col voto delle assemblee. Altre volte diventa il problema. Se non c’è una maggioranza ben delineata, è difficile prendere decisioni. In quei casi si sente la mancanza di una struttura più solida. E poi dovremo organizzare un meet up nazionale. E per farlo potrebbero servire dei delegati, sia a livello regionale che provinciale (anche se le province le vogliamo abolire, sia chiaro, eh)».

Bugani lo giura: «Alle politiche io non mi candiderò. L’ho già annunciato. Secondo me, per rispettare etica e correttezza bisogna portare avanti il mandato per cui si è stati eletti. Resterò al Comune di Bologna. Dobbiamo candidare sconosciuti per dimostrare di essere veramente diversi dagli altri. Anche se candidare chi è già noto – perché siede in consiglio in Comune o in Regione e va sui giornali e sulle tv – sarebbe più redditizio come ritorno di voti. Anche su questo c’è un forte dibattito interno». Lui ha le idee chiare sul perché in tanti si starebbero avvicinando al Movimento 5 stelle: «È un posto dove ci si sente importanti. Rispondiamo alla necessità del singolo che non ce la fa più a stare in casa a battere la testa contro il muro. E poi, con noi, costituisci una catena che ti rende più forte. Nel movimento trovi interessi comuni (per esempio si organizzano Gas, Gruppi acquisto solidale) e riesce a trovar forza anche chi si sente  debole».

Sulle elezioni non ha dubbi. È ottimista perché finora i sondaggisti hanno sempre toppato al ribasso le previsioni («alle comunali del 2009 ci davano allo 0,3 e abbiamo preso il 3,27. Alle regionali ci davano al 3 e abbiamo preso il 7. Alle comunali di quest’anno abbiamo preso 5 punti in più di quanto dicevano: 9,5 invece che 4,5, spendendo poco o niente per la campagna elettorale»). Ma è anche molto prudente, e spera che ci sia ancora tempo prima della chiamata alle urne. «La nostra linea è di forte crescita, ma il rischio è che, proprio mentre siamo al punto massimo e entriamo in Parlamento con una bella squadra di eletti, si imbarchi uno Scilipoti. Su un movimento come il nostro sono puntati tutti gli occhi e molte speranze. La cappellata non ce la perdonerebbero. E più presto andiamo al voto, più il rischio c’è. Perché non avremmo tempo per selezionare i candidati. Non ci conosciamo gli uni con gli altri. Basta uno sbagliato, per fare tanti danni a tanta gente per bene. Il governo Monti non ci piace, come dice Beppe, ma speriamo che duri». 

Massimo Bugani è nato il 2 gennaio 1978 a Bologna. Fotografo, è stato candidato sindaco nel maggio scorso e attualmente è consigliere comunale. Di sé e di Grillo dice: «Seguo Beppe da quando avevo 8 anni. La sua è una comicità che ti obbliga a fare ragionamenti. Sono stato uno dei primi iscritti al meet up di Bologna, nel 2005. Sono l’iscritto numero 11, il primo tra quelli ancora nel Movimento. In politica sono entrato nel 2008. La tradizione della mia famiglia è di sinistra. Mia mamma lavorava nell’ufficio stampa del Comune di Bologna ai tempi di Renzo Imbeni (in carica fino al 1993) e Walter Vitali (in carica fino al 1999). Ci credeva molto e l’ho vista anche piangere: vedeva sempre soffrire i più puri. Beppe lo sento una volta ogni due mesi. Un po’ più di frequente durante la campagna elettorale. Oggi è un amico. Nella mia vita ha rappresentato un idolo, un esempio, una persona che ho sempre visto come sincera, onesta e che meritava la mia stima e il mio affetto. Oggi, poter alzare il telefono e chiamarlo e sentirlo così vicino è motivo di grande soddisfazione».

 

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