Tutte le volte che un professore ha governato l’Italia

Nella memoria restano i più recenti: Romano Prodi e il dottor sottile Giuliano Amato. Ma molti altri sono stati i professori a sedere a Palazzo Chigi. Insomma, Mario Monti non è il primo docente universitario a capo del governo (anzi è l’ottavo) e forse non sarà l’ultimo. Speriamo almeno che sia ...

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20 Novembre Nov 2011 0805 20 novembre 2011 20 Novembre 2011 - 08:05
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Il più illustre accademico a essersi seduto a Palazzo Chigi è stato Giovanni Leone, nel 1963 e nel 1968. Una parte del Codice della navigazione che utilizziamo ancor oggi è stata ideata e scritta da lui. Chapeau. Ma certo non viene ricordato come uno dei più fulgidi presidenti del Consiglio della storia repubblicana. Anzi, ha presieduto qualche governo balneare (così nel gergo democristiano venivano definiti i governicchi che duravano pochi mesi, giusto il tempo di superare l’estate e prepararsi ad affrontare l’autunno e l’inverno) e come presidente della Repubblica… be’, lasciamo perdere.

Esser stati professori non è certo garanzia sufficiente per una buona riuscita al governo, anzi, in alcuni casi – e quello di Leone è il più eclatante – gli allori accademici sono stati inversamente proporzionali a quelli politici.
Tra i 25 presidenti del Consiglio che l’Italia ha avuto (qualcuno ha ricoperto quell’incarico svariate volte) il professor Mario Monti è l’ottavo a provenire dai ranghi universitari; cinque dei suoi predecessori cattedratici erano democristiani, uno repubblicano (Giovanni Spadolini) e uno socialista (Giuliano Amato). C’è però da dire che tre di quei sette sono poi diventati presidenti della Repubblica (Segni, Leone e Cossiga). In bocca al lupo, professore! 

Monti non è nemmeno il primo Magnifico: prima di lui ci fu Antonio Segni, alla testa dell’ateneo di Sassari dal 1946 al 1951. Neanche Segni ha fatto palpitare i compilatori degli annali di storia patria. Nato a Sassari nel 1891, docente di diritto processuale fin dal 1920, ha girovagato tra varie università, prima di approdare a quella della sua città, dove sarebbe diventato rettore. Come si vede dalle date, le limitazioni alla ricerca imposte dal regime fascista nel 1925 più di tanto non l’hanno scalfito (a proposito: volete sapere chi furono gli unici tre – 3! – docenti universitari a dimettersi per protesta in quell’occasione? Francesco Saverio Nitti, Gaetano Salvemini e Silvio Trentin. Tutti gli altri tenevano famiglia). Segni fu eletto Presidente della Repubblica nel 1962 ma rimase in carica solo due anni perché una trombosi cerebrale lo mise kappao. L’interim fu assunto dal presidente del Senato, Cesare Merzagora, e Segni riuscì a firmare la lettera di dimissioni. Morì a Roma nel 1972.

Il professor Giovanni Leone aveva una capa tanta: si laureò due volte. La prima, precoce a 21 anni, nel 1929 in Giurisprudenza, la seconda in Scienze politiche un anno dopo. Tra i suoi insegnanti c’è Enrico De Nicola, che sarà il primo Presidente della Repubblica italiana. Comincia a insegnare diritto e procedura penale nel 1933, nel 1935 sbaraglia tutti nel concorso e diventa professore ordinario, insegna a Camerino, Messina, Bari (uno dei suoi allievi è Aldo Moro), Napoli e Roma. Sale in cattedra alla Sapienza nel 1956 e continua a insegnare procedura penale fino al 1972. Iscritto al Partito nazionale fascista, nel 1942 fa parte della commissione incaricata di redigere il nuovo Codice della navigazione e redige la parte relativa alle norme penali, tuttora in vigore. Scrive tre tomazzi di un trattato sul diritto processuale e un manuale del suddetto diritto a uso degli studenti e che effettivamente gli studenti usano per parecchie generazioni. Ufficiale del Regio esercito, assurge al grado di tenente colonnello, e fa parte del Tribunale militare di Napoli. Folgorato sulla via di Damasco, nel 1944 si iscrive alla Democrazia cristiana. Presidente del Consiglio due volte, nel 1963 e 1968, entrambe le volte ottiene la fiducia in giugno e si dimette in dicembre. Viene eletto presidente della Repubblica nel 1971. Passerà alla storia per essere il primo a fare le corna in pubblico in un’occasione ufficiale (il secondo sarà Silvio Berlusconi) e si dimetterà nel 1978 travolto dallo scandalo Lockheed e dagli articoli di Camilla Cederna nell’Espresso. Muore a Roma nel 2001, era nato a Napoli nel 1908.

Aldo Moro, nato a Maglie in provincia di Lecce nel 1916 e trucidato dalle Brigate rosse nel 1978, già dagli anni Cinquanta diventa ordinario di diritto penale all’Università di Bari e dal 1963 insegna Istituzioni di diritto e procedura penale nella Facoltà di scienze politiche. Alcuni suoi studenti dell’ateneo pugliese lo ricordavano come un docente severissimo il cui esame costituiva uno scoglio non facile da passare. Presidente del Consiglio per quattro volte, la prima nel 1963, l’ultima nel 1974, la Dc si affida a lui per presiedere il primo governo di centro-sinistra della storia repubblicana.

Di Francesco Cossiga, nato a Sassari nel 1928 e morto a Roma nel 2010, molto ricordiamo. Il “Gattosardo” fu un ragazzo precoce: iscritto alla Dc a 17 anni, si laurea a vent’anni e inizia una folgorante carriera universitaria che lo porta a insegnare Diritto costituzionale regionale nella sua città a cui rimarrà sempre legatissimo, tanto da far ricostituire all’Esercito italiano la disciolta brigata Sassari. È il presidente del Consiglio che succede ai governi di solidarietà nazionale (1979) e viene eletto presidente della Repubblica nel 1985, secondo sassarese a trasmigrare sul Colle.

Giovanni Spadolini, nato a Firene nel 1925 e morto a Roma nel 1994, repubblicano per caso (gli fu offerta la candidatura al Senato rifiutata da Indro Montanelli), giornalista per scelta (è direttore del Corriere della Sera dal 1968 al 1972) e storico per vocazione (insegna per molti anni Storia contemporanea a Firenze). Ha lasciato una quantità notevole di libri, in particolare sul Risorgimento, ed è stato per quasi vent’anni nel consiglio d’amministrazione della Bocconi («La madre di tutti i sapientoni», secondo la definizione di Roberto D’Agostino). È stato il primo presidente del Consiglio (dal 1981 al 1982) non democristiano nel dopoguerra ed era in carica quando l’Italia vinse il campionato del mondo di calcio, ma il suo entusiasmo non riuscì a prevalere su quello del Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Giuliano Amato, nato a Torino nel 1938, ha insegnato per oltre vent’anni diritto costituzionale comparato a Roma, ma è salito in cattedra anche in varie altre università italiane e straniere. Noto come “il dottor Sottile” è stato presidente del Consiglio due volte, entrambe per circa un anno, la prima nel 1992, la seconda nel 2000. Nel luglio 1992 è stato lui a “mettere le mani in tasca agli italiani” con il prelievo forzoso del 6 per mille nei conti correnti bancari (leggi: «La lunga notte in cui salvarono l’Italia»). Era accreditato come possibile ministro “politico” nel governo Monti, ma la sua candidatura è tramontata presto.

Romano Prodi, nato in provincia di Reggio Emilia nel 1939, ha insegnato per oltre vent’anni economia politica e industriale nell’Alma mater, l’ateneo della sua città. Laureato alla Cattolica di Milano, aveva cominciato la carriere accademica a Bologna come assistente di Beniamino Andreatta, più volte ministro Dc, ma mai presidente del Consiglio. Prodi invece si è assiso a Palazzo Chigi dal 1996 al 1998 e poi di nuovo dal 2006 al 2008, entrambe le volte in maggio. È presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004. Qualcuno, nonostante i suoi 72 anni anni, lo vorrebbe di nuovo a capo dello schieramento di sinistra, visto che si è dimostrato l’unico in grado di vincere le elezioni, ma come simbolo di rinnovamento farebbe alzare qualche sopracciglio.
 

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