Club de Paris e London Club: professionisti del default

Come il signor Wolf di Pulp Fiction, “risolvono problemi”. Il Club de Paris e London Club, consessi internazionali di stati e creditori privati, hanno il compito di agire dove nessun’altra istituzione internazionale ne ha la possibilità: rinegoziazione del debito e negoziazione degli accordi per ...

Mr Wolf
26 Novembre Nov 2011 1532 26 novembre 2011 26 Novembre 2011 - 15:32
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Messe Frankfurt

Il Piano A non ha funzionato. Il Piano B nemmeno. È tempo di pensare al Piano C. L’Europa che si appresta a vivere il periodo più drammatico della sua storia potrebbe essere costretta a rivedere radicalmente la sua concezione. Al centro ci sono il Club de Paris, un consesso internazionale che ha il compito di agire dove il Fondo monetario internazionale non può farlo, e il London Club, l’equivalente di quello parigino, ma composto da creditori privati. Ristrutturazione del debito e negoziazione degli accordi per il rimborso dei prestiti bilaterali: questi sono i due campi d’azione del Club de Paris e di quello londinese, sul piano pubblico e sul piano privato. E non deve stupire che il club parigino ora può contare su un proprio membro nel Consiglio direttivo della Banca centrale europea, Benoît Cœuré. L’interdipendenza dei ruoli fra ministeri delle Finanze, istituzioni finanziarie mondiali e i singoli club sono cruciali per una migliore gestione delle criticità.

Nato nel 1956, il Club de Paris si è sempre occupato di ristrutturazione e cancellazione del debito. Utilizzato come strumento sovranazionale per le trattative fra creditori pubblici, come i governi, e debitori, il Club ha curato personalmente tutti gli ultimi accordi che hanno avuto come oggetto un default sovrano. L’ultimo grande Paese ad aderire agli accordi del Club de Paris è stata l’Argentina, fallita ufficialmente il 2 gennaio 2002 e coinvolta in una ristrutturazione del proprio debito per circa 82 miliardi di dollari. Nel 2008 il presidente Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato di voler ripagare il proprio debito di 6,7 miliardi di dollari, ma a tutt’oggi non è ancora stato compiuto nessun versamento.

Con oltre 423 accordi, per un totale di 88 Paesi debitori e 556 miliardi di dollari di fondi erogati, il Club non è una sorta di sostituto del Fmi o della World Bank, ma un loro sostegno. Esattamente come il London Club. Gli uomini che entrano a far parte del Paris Club sono prevalentemente francesi. Del resto, lo stesso Club è sorto per implicita volontà del Tesoro francese. Composto da 19 membri permanenti (fra cui l’Italia), più diversi che ruotano, il Club è attualmente guidato da Ramon Fernandez, direttore generale del Tesoro transalpino, anche se le principali attività sono guidate da Delphine d'Amarzit. Di contro, fanno parte di quello londinese i principali creditori privati internazionali, in prevalenza banche e assicurazioni, anche se il ruolo del London Club si può spesso confondere con quello dell’Institute of international finance (Iif), la lobby bancaria internazionale che sta curando le trattative per la ristrutturazione del debito ellenico. Tuttavia, una delle operazioni più importante del consesso londinese è l’apertura di una linea di credito da 21,4 miliardi di dollari con la Russia nel 2004. Guidato da un comitato di esperti, i membri del gruppo londinese si riuniscono solo in caso di emergenza.

Sono diversi i modelli di ristrutturazione del debito che il Club de Paris ha utilizzato nel corso degli anni. Il primo è stato secondo i Classic term, che prevedevano un riscadenzamento del debito di una nazione in difficoltà economica a termini predefeniti. Il tasso d’interesse era negoziato volta per volta, caso per caso, ma secondo i dettami del Club doveva essere calcolato da essere «adeguato per garantire una ripresa economica tale da ripagare il debito stesso». Il profilo di rientro prevedeva in via generale un rimborso nell’arco di dieci anni, con tre anni di grazia. Tramite i Classic term sono arrivati gli accordi con Argentina, Indonesia, Polonia e Zaire. Per un trentennio, dal 1956 al 1987, le uniche trattative possibili erano basate sui Classic term, ma con la crisi del Messico a inizio degli anni Ottanta, il Club si è reso conto che non erano più soddisfacenti. Nascono quindi i Venice term, che aumentano il periodo di rimborso per i Paesi che richiedono l’aiuto del Club. Largamente utilizzati nei confronti del debito degli stati africani, vengono però presto sostituiti, dato che il processo di ristrutturazione non era abbastanza per risanare le situazioni che il Fmi e la World Bank si sono trovati di fronte. Nasce quindi il concetto di cancellazione del debito, per la prima volta utilizzato nei confronti del Mali nell’ottobre del 1988, applicando i Toronto term. Nascono poi altre condizioni (London term, Naples term), fino ad arrivare a un programma specifico per i Paesi del Terzo mondo, la Heavily Indebted Poor Countries (HIPC) Initiative, attiva ancora adesso.  

Ora gli uomini del Club de Paris non sono meno influenti che in passato, anzi. Il nuovo membro del Consiglio direttivo della Bce, Benoît Cœuré, è stato il co-presidente del Club fra il 2007 e il 2009. Il docente francese, con un’ampia esperienza nel Tesoro transalpino, non è nuovo nella gestione del debito pubblico. E non è la prima volta che avviene un meccanismo di scambio fra membri della Bce e il consesso parigino. Gli esempi di Jean-Claude Trichet e Mario Draghi rappresentano il principale esempio dell’interscambiabilità dei ruoli.

Gli scenari che ha di fronte l’Europa non sono di semplice lettura. Da un lato c’è la crisi dei debiti sovrani, ormai diventata sistemica. La Grecia, tecnicamente fallita, poteva e doveva essere gestita in modo differente. Il contagio ellenico sta infettando tutta l’eurozona, quando in realtà poteva essere gestito in via ordinata già nel corso del 2010. L’avvocato che è considerato il più esperto in materia di ristrutturazione dei debiti sovrani, Lee Buchheit, aveva già spiegato a inizio 2010 come agire nell’emergenza ellenica. L’avvocato di Cleary Gottlieb, che insieme a Lazard compone il team giuridico-finanziario che fa da advisor al governo greco in questi mesi, aveva calcolato tutto. Non è stato ascoltato. Dall’altro, c’è la certezza che l’attuale assetto dell’eurozona non è più sostenibile. La Germania spinge per una soluzione in grado di portare più integrazione, fiscale ed economica, ma è restia a cedere su capitoli come indipendenza della Bce ed eurobond, considerati un mezzo per la mutualizzazione dei debiti. Ma, come ricorda il settimanale The Economist durante l’ultimo numero, di questo passo il collasso dell’eurozona è ormai imminente. I membri di Club de Paris e London Club sono avvisati.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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