A casa Nicoli Cristiani il pm suona sempre due volte

Franco Nicoli Cristiani, vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia, eletto nelle liste del Pdl, a Brescia è stato uno dei berluscones della prima ora. Stamane è stato arrestato dai carabinieri per una tangente di 100 mila euro che avrebbe ricevuto per ammorbidire i controlli su una d...

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30 Novembre Nov 2011 1625 30 novembre 2011 30 Novembre 2011 - 16:25
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Questa mattina all’alba Franco Nicoli Cristiani, vicepresidente del Consiglio Regionale della Lombardia, eletto nelle liste del Pdl, è stato arrestato nell’ambito di una inchiesta su una presunta tangente da 100mila euro ricevuta, secondo l’accusa, per ’oliare’ l’ingranaggio della macchina per l’ autorizzazione alll’apertura della cava di Cappella Cantone, in provincia di Cremona, destinata a diventare una discarica di amianto. La stessa operazione condotta dai Carabinieri di Brescia ha portato all’arresto anche di altri imprenditori e funzionari pubblici.

I reati contestati sono traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione. È stata sequestrata la cava di Cappella Cantone che era destinata a diventare una discarica per l’amianto, assieme a un impianto di trattamenti di rifiuti a Calcinate, nel bergamasco, e due cantieri della Brebemi (la bretella stradale che collegherà Brescia, Bergamo e Milano) a Cassano D’Adda nel milanese e Fara Olivana con Sola, ancora nel bergamasco.

Nelle operazioni sono stati impegnati 150 uomini dell’Arma e in carcere è finito anche il coordinatore degli staff dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (Arpa), Giuseppe Rotondaro che secondo l’accusa avrebbe ricevuto anch’egli una tangente da 10mila euro. Per ora dall’Arpa preferiscono non commetare l’accaduto. Lo stesso Rotondaro è stato anche al Pirellone dal 2001 al 2008 come direttore generale vicario della direzione generale qualità dell’ambiente della Regione Lombardia.

Quando inizia a circolare la notizia, sui tavoli della presidenza regionale, a quanto si apprende, non è arrivato nulla di ufficiale e il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, non può far altro che diramare, in mattinata un comunicato in cui esprime «fiducia nell’operato della magistratura – scrive Boni – e confido nel fatto che il vicepresidente Franco Nicoli Cristiani possa dimostrare l’estraneità ai fatti contestatigli».

Il centro dell’indagine è la megadiscarica di Cappella Cantone, in provincia di Cremona, protagonista di un travagliato iter di approvazioni in Consiglio Regionale, e delle proteste della comunità locale che si oppone dal 2009 per «non trasformare Cremona nella spazzatura di Expo 2015». Oltre a Nicoli Cristiani sono finite in manette altre nove persone: Giambattista Pagani del gruppo Locatelli, proprietario di CaveNord, una società del gruppo che dovrebbe gestire proprio i lavori della discarica di amianto di Cappella Cantone oltre ad altre cave in Lombardia, Giorgio Oprandi, consulente ambientale e dipendente di Terra Verde, l’azienda che si occupa di consulenza ambientale per la Locatelli; Bartolomeo Gregori, responsabile della gestione autisti e trasporti del gruppo Locatelli; Valter Rocca, titolare dell’impianto di Calcinate; Egidio Grechi, consulente ambientale del gruppo Locatelli, e Giovanni Battista Pagani di Pontoglio, considerato dagli inquirenti uomo tuttofare dell’imprenditore Pierluca Locatelli e Andrea David Oldrati, della provincia di Bolzano, titolare della Terra Verde Srl.

Alla base delle indagini ci sarebbe una tangente da 100 mila euro incassata da Nicoli per «ammorbidire» i controlli per l’autorizzazione sulla discarica di Cappella Cantone. La prova della presunta tangente sarebbe stata trovata proprio nel corso dell’esecuzione della misura di custodia cautelare di questa mattina da parte dei Carabinieri di Brescia. Nella residenza di Mompiano, Nicoli Cristiani, avrebbe infatti tenuto in 200 tagli da 500 euro i 100mila euro della tangente che, stando alle indagini, avrebbe ricevuto alla fine di settembre dall’imprenditore Pierluca Locatelli proprio per accelerare l’iter di autorizzazione della discarica di amianto nella località del cremonese. Insieme a Locatelli è finita agli arresti anche la moglie Orietta Rocca, che le indagini individuano come la persona che ha accompagnato il marito presso il ristorante Berti di Milano per consegnare la tangente al vice presidente del Consiglio regionale.

Quella messa in atto, stando alle carte dell’accusa, era una vera propria truffa: dall’impianto di Calcinate (Bergamo) uscivano legno, cellophane, trucioli e scarti di acciaieria, che finivano dritti, con la compiacenza di chi avrebbe dovuto invece rilevare l’illiceità dei materiali non trattati, nel bitume dei cantieri sequestrati della Brebemi. Secondo i pm entrava poi in gioco la discarica di Cappella Cantone che sarebbe servita al gruppo come centro dell’attività finanziaria per sostenere la rete imprenditoriale con l’affare dei rifiuti. L’inchiesta è destinata ad avere altri importanti sviluppi nei prossimi giorni, gli inquirenti bresciani non hanno infatti escluso, nel corso della conferenza stampa di mezzogiorno «la presenza di nuovi indagati vista anche la complessità dell’indagine». Intanto sul traffico illecito di rifiuti indaga per competenza la Direzione Distrettuale Antimafia. 

Nicoli è stato uno dei “berluscones” bresciani della prima ora e nel 1995 viene nominato da Formigoni assessore all’Ambiente ed energia, mentre nel 2000 e nel 2005 passa alla Qualità dell’ambiente e poi al Commercio. Viene poi ai ferri corti con lo stesso Formigoni, ma nel 2010 rientra in Consiglio Regionale e va a sedersi alla vice-presidenza del consiglio. Il nome di Nicoli Cristiani non è nuovo alle cronache giudiziarie lombarde, che lo hanno visto protagonista nella vicenda sulla discarica di Cerro Maggiore, poi assolto con Roberto Formigoni. Nel processo d’appello fu poi condannato a due anni di reclusione per abuso d’ufficio, vedendo finire poi la pena in prescrizione. Pena stessa poi annullata dalla cassazione perché «il fatto non sussiste».

Gli inquirenti questa mattina sono arrivati anche al 24 esimo piano del Pirellone dove sono stati sequestrati altri documenti utili per ricostruire la vicenda e avvalorare l’accusa dei pm Bonardi e Canaia, che per otto mesi hanno coordinato le indagini, arrivando agli arresti di oggi.

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