Contributivo, retributivo, anzianità: guida alla giungla delle pensioni

La riforma delle pensioni è ormai alle porte e i primi provvedimenti verranno approvati lunedì in consiglio dei ministri. Ieri, il ministro Elsa Fornero, in occasione del Consiglio Ue degli Affari sociali di Bruxelles, ha parlato delle misure che l΄Italia intende adottare. Ecco i principali cambi...

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2 Dicembre Dic 2011 1324 02 dicembre 2011 2 Dicembre 2011 - 13:24
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La riforma delle pensioni è ormai alle porte e i primi provvedimenti verranno approvati lunedì in consiglio dei ministri. Ieri, il ministro Elsa Fornero, in occasione del Consiglio Ue degli Affari sociali di Bruxelles, ha parlato delle imminenti misure che l΄Italia intende adottare. Ecco i principali cambiamenti del nuovo sistema.

 

Passaggio dal metodo retributivo al metodo contributivo pro rata

La pensione verrà calcolata in base ai contributi effettivamente versati e alla speranza di vita media al momento del pensionamento. In questo modo si porterà a termine il processo iniziato con la riforma Dini, che già introduceva un sistema di questo tipo, ma dal quale restavano esclusi coloro che avevano, a quella data, più di 18 anni di servizio e che quindi continuarono a beneficiare del sistema retributivo.

 

La pensione retributiva e l΄adeguamento al sistema contributivo

La pensione retributiva, che verrebbe eliminata, è calcolata tenendo conto soltanto dell΄ultima parte della carriera del lavoratore, le carriere più dinamiche – con maggiore progressione salariale, che coincidono di solito con quelle più ricche – ne risultano quindi favorite. I lavoratori coinvolti nell΄estensione del sistema contributivo pro rata non sono molti. Il provvedimento riguarderebbe infatti unicamente quelli che Fornero definisce “i salvati”, ovvero coloro che all΄introduzione del sistema pensionistico Dini del 1995, raggiunsero entro il 31 dicembre, almeno diciotto anni di anzianità e che quindi continuarono a beneficiare del sistema retributivo (pensione dell'80% della retribuzione dopo i 40 anni). Si stima che i ricavi dovuti all΄adeguamento saranno di qualche centinaio di milioni nei primi anni.

 

Abolizione delle pensioni di anzianità ed estensione dell΄età minima di accesso al pensionamento

Varie le ipotesi in esame: si potrebbe introdurre una fascia flessibile a partire da 62-63 anni, il che significa che bisognerebbe attendere un anno in più rispetto a ora che servono 60 anni (e 36 di contributi). Bisogna però sottolineare che i 60 anni oggi necessari sono in realtà 61, poiché comprendono una finestra mobile di un anno per i lavoratori dipendenti e un anno e mezzo per quelli autonomi. Con il nuovo sistema le finestre verrebbero abolite. L΄alternativa consisterebbe nell΄aumentare il sistema delle quote con un passaggio da quota 96 a quota 97. La quota è oggi ottenuta sommando i 60 anni di età con i 36 di contributi.

 

Quarant'anni di contributi versati

Probabilmente soltanto i lavoratori con la qualifica di operai potranno continuare a lasciare il lavoro raggiunti i 40 anni di versamenti, mentre gli altri potrebbero essere obbligati a raggiungere un minimo di 62 anni di età, oppure raggiungere 42/43 anni di contribuzione, o ancora mantenere il traguardo dei 40 anni, ma con un calcolo della pensione basato totalmente sul sistema contributivo.

 

Donne

Si prevede un΄accelerazione dell΄innalzamento dell΄età pensionabile delle donne dipendenti del privato, che dovrebbe passare già dal 2012 da 60 a 62-63 anni per poi agganciarsi a quella degli uomini già nel 2018 e non più nel 2026.

 

Inflazione

L΄idea è quella di bloccare nel 2012 e forse anche nel 2013 l΄adeguamento annuale delle pensioni all΄inflazione, ad eccezione di coloro che percepiscono gli assegni più bassi. In questo modo si otterrebbe un risparmio intorno ai 4/5 miliardi.

 

 

Reddito minimo garantito

Tra le misure in discussione anche l'introduzione del cosiddetto reddito minimo garantito una misura di sostegno sociale per giovani in attesa di un primo lavoro, ultracinquantenni disoccupati con difficoltà di reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale. La misura, attualmente attiva in tutti i paesi comunitari tranne in Italia, Grecia e Bulgaria sarebbe temporanea.

 

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