Niente credito dalle banche? Ora le startup si finanziano in Rete

Kickstarter è un sito americano per imprenditori alla ricerca di fondi per sviluppare i propri progetti. Basta una presentazione per lanciare la propria idea e dare il via alla raccolta fondi fra i moderni mecenati della rete. Con le banche che chiudono i rubinetti non c'è da stupirsi del suo suc...

Kickstarter Thank You
11 Dicembre Dic 2011 1525 11 dicembre 2011 11 Dicembre 2011 - 15:25
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CHICAGO - Oltre oceano c’è un nuovo modo di fare impresa. Si chiama “crowdfunding”, parola composta da “folla” e “finanziamento”, a indicare la ricerca di capitali tra il più elevato numero di individui possibili. In America, come sempre all’avanguardia nel mondo di Internet, risiede Kickstarter, il leader di questa nuova e crescente tendenza.

Originariamente l’idea nasce nel 2009 da tre amici imprenditori: Perry Chen, Yancey Strickler e Charles Adler. Oggi il progetto sta crescendo in modo esponenziale anche se il concetto, questo lo ammettono anche i tre dirigenti, non è niente di nuovo. Ciò che fa notizia è infatti la sua crescente affermazione nel mondo dei giovani imprenditori, delle piccole imprese o semplicemente di progetti individuali che spesso falliscono a ridosso di una disperata ricerca di prestiti andata a vuoto.

Come spiegare allora l’improvviso boom? È difficile pensare che l’idea non sia stata un risultato, almeno indiretto, dell’enorme successo della campagna elettorale di Obama alle presidenziali del 2008. Il titolare della Casa Bianca, infatti, ha fatto del micro credito, anche di pochissimi dollari a persona, un punto vincente della sua strategia politica, con una campagna, almeno a parole, contraria ai finanziamenti delle grosse compagnie e delle grosse imprese.

Non che i giovani imprenditori che si affidano a Kickstarter si ispirino alla dottrina sociale del primo Obama o rinuncerebbero ai finanziamenti erogati da una grossa società, ma in tempi di crisi, quando le istituzioni finanziarie chiudono i cordoni della borsa per le nuove start up, Kickstarter ha dato i suoi risultati e si è dimostrata una valida, se non migliore, alternativa. Come funziona? Sul sito è possibile presentare i propri progetti e in seguito i curiosi, i mecenati della rete o semplicemente gli utenti convinti della qualità del progetto, possono fare una donazione. L’imprenditore neofita dal canto suo, quando presenta la sua idea sul sito, deve darsi un tempo massimo entro cui raccogliere i fondi e un minimo necessario di capitale da raccogliere. Non è una decisione facile perché si può entrare in possesso dei fondi soltanto se si raggiunge il minimo necessario ad avviare la start up. In caso contrario Kickstarter restituisce le donazione ai mittenti, mentre se si raggiunge l’obbiettivo si tiene il cinque per cento del totale.

Su Kickstarter si pubblicizza di tutto: al momento se si accede alla home page del sito le idee spaziano da un nuovo gioco per il computer incentrato sulle avventure di crowman e wolfboy, che in meno di due settimane ha raccolto più di cinquemila dollari (molto più di quelli sperati dall’imprenditore), a idee per il teatro e il cinema come quella del regista Hal Hartley che in un mese su Kickstarter ha raccolto più di 50 mila dollari per il suo nuovo cortometraggio Meanwhile.

È eccezionale pensare che persone disinteressate siano capaci di donare piccoli capitali spontaneamente, ma l’abilità nell’attrarre donatori è anche nelle mani dell’aspirante imprenditore. La presentazione deve essere perdifiato e al suo fianco l’impresario deve trovare la migliore soluzione per definire i diversi scaglioni delle donazioni, dal dollaro in su, nel modo più efficiente possibile: bisogna trovare le giuste discriminazioni di prezzo, rivolgersi ai diversi segmenti di mercato che coprono benefattori più o meno volenterosi e massimizzare così la raccolta. Nel caso del gioco di crowman e wolfboy, per esempio, se si elargiscono più di 100 dollari si riceve una copia firmata del gioco, una maglietta e via dicendo. Più si dispensa più si riceve, anche se rimane chiaro che lo scopo primo non è ricevere i gadgets, ma aiutare a fare impresa.

Così in tempi di crisi, quando le banche rendono più difficile l’accesso al credito nascono idee positive e un giovane imprenditore che ha voglia di lavorare duro ha una possibilità in più rispetto alle solite istituzioni creditizie. Il sito è americano, ma anche in Italia, in assenza di iniziative politiche che favoriscano le start up, stanno iniziando a diffondersi esempi di questo tipo, come eppela.com, un sito che, come il collega americano, dà la possibilità ai suoi iscritti di presentare i propri progetti e dare il via a una raccolta fondi a tempo determinato. Il primo passo è fatto: avanti il prossimo.
 

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