Cabaret Montecitorio: la lunga notte dell’ostruzionismo leghista

Per fare ostruzionismo alla Camera la Lega ottiene una seduta fiume fino all’alba. I deputati cercano di allungare i tempi e si inventano di tutto. Chi parla della moglie, chi di Peppone e Don Camillo. Le battute, specie a sfondo sessuale, si sprecano. Alle tre di notte il panico: si sparge la vo...

Senato 2
15 Dicembre Dic 2011 1452 15 dicembre 2011 15 Dicembre 2011 - 14:52
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C’è chi sfrutta i minuti a disposizione per parlare di Don Camillo e Peppone, chi si presenta in Aula in tenuta da operaio. Chi parla della moglie e chi di caldaie. Complice la seduta fiume dell’altra notte, per qualche ora l’emiciclo di Montecitorio si trasforma in un teatro di cabaret. Per fare ostruzionismo alla manovra, i deputati della Lega Nord ottengono un lungo, quanto inutile, dibattito. Alla fine riescono a tirare avanti quasi fino alle 5 del mattino. Tanti interventi seri, ma anche scherzi e risate. Le battute più apprezzate? Quelle a sfondo sessuale, con riferimenti di dubbio gusto agli assenti Italo Bocchino e Corrado Passera. E gli stenografi d’Aula immortalano incolpevoli la tragicommedia.

La star della nottata alla Camera è senza dubbio Gianluca Buonanno. Peone piemontese dalle indubbie doti di show-man. Durante il suo intervento il deputato confessa: «Io sono un semplice ragioniere e sono stato bocciato due volte». Tra i banchi della Camera qualcuno non capisce. «Sono stato bocciato due volte non a scuola guida - rincara Buonanno - proprio a scuola. Ma la colpa non era mia, è che avevo tutti i professori comunisti. Perché nelle scuole è pieno di professori comunisti!». L’intervento non è strettamente inerente alla manovra del governo Monti, ma suscita ugualmente gli applausi convinti dei deputati leghisti (salvo un paio di eccezioni sono gli unici presenti). Poi il discorso di Buonanno prende una piega imbarazzante. Lo spunto è l’ultima iniziativa imprenditoriale di Luca Cordero di Montezemolo e «il famoso treno Italo». «Già solo a sentire il nome di questo treno mi viene male - spiega alla Camera deserta Buonanno - perché mi ricorda un deputato che abbiamo qua, che certamente non è il massimo della vita, che ha un cognome un po’ strano e un po’ osé». Il riferimento al finiano Bocchino è fin troppo chiaro. Poi si passa al titolare dello Sviluppo economico «che è l'unico ministro che piace veramente a Berlusconi per il cognome che porta, perché uno che si chiama Passera e fa il ministro secondo me a Berlusconi piace già solo per questo».

Tra i protagonisti della serata c’è Emanuela Munerato, deputata leghista della provincia di Rovigo. È mezzanotte e mezzo quando la parlamentare prende la parola, sfoggiando la “sua” tenuta da operaia. Pettorina arancione e cuffia in testa. «In questo breve spazio che ho a disposizione - racconta - mi spoglio dei panni di deputato e indosso la divisa di lavoro che ho indossato con dignità fino a due giorni prima di entrare in questo Palazzo». I presenti raccontano che tutto a un tratto l’atmosfera da cabaret scompare. In alcuni casi le risate si trasformano in vera commozione. «Per questioni di tempo non indosso scarpe anti infortunistica e per questioni di comunicazione non indosso i tappi contro il rumore. Che qualcuno di voi penserà possano servire per il marito che russa e invece servono in fabbrica per non diventare sordi». Il vicepresidente di turno Maurizio Lupi non se la sente di intervenire. «Lei è vestita benissimo - si rivolge alla deputata - ma almeno tolga il cappello. Le chiedo questa cortesia. Anche perché ha dei bellissimi capelli, così possiamo guardarli tutti».

Chiusa la parentesi più impegnata, alla Camera si torna a fare spettacolo. Le migliori risate le strappa Massimo Polledri quando inizia a parlare della consorte. «Mia moglie fa l’infermiera - racconta - e non la saluto, perché sicuramente starà dormendo». Un attimo di riflessione. «Almeno mi auguro». Dall’emiciclo esplode la reazione divertita dei colleghi. Il clima da avanspettacolo cresce. È il turno della deputata Giovanna Negro. Che non riesce a trattenersi: «Signor presidente - esordisce - è un caso strano che io della Lega Nord mi chiami “Negro”. Razzista, quindi, non posso certo essere con me stessa». Anche per lei applausi a scena aperta. 

Nei loro interventi quasi tutti i deputati padani se la prendono con il “bocconiano” Mario Monti. Tanto che a un certo punto il presidente leghista della commissione Bilancio Giancarlo Giorgetti - che alla Bocconi forse ci si è laureato - sbotta. «Io penso che la Bocconi sia una delle poche università che rappresenta un punto di riferimento nel mondo. Non è un caso che sia localizzata a Milano, cioè in Padania». Ovviamente in pochi secondi si scatena una disputa accademica. E da teatro di cabaret la Camera si trasforma in bar sport. «Lei ha provocato il presidente - interviene Lupi - dovrei intervenire anche io essendo laureato in un’università Cattolica, sempre a Milano. Potremmo instaurare un derby». «A questo punto aggiungiamo anche il Politecnico di Milano - interrompe il capogruppo Reguzzoni - perché non è secondo a nessuno». 

Approfittando dell’ora tarda qualcuno si fa prendere la mano. «La Lega è nata e vive per la libertà e l’indipendenza della Padania - conclude il suo intervento Renato Togni - e che vi piaccia o no ce la prenderemo. Con le buone o con le cattive! Padania libera!». Roba che nemmeno Braveheart. Il più impacciato di tutti è Eraldo Isidori, il pensionato marchigiano eletto alla Camera con la sorpresa un po’ di tutti. Il suo è il discorso più breve. Poche parole, che non vengono dal cuore. «Signor presidente, presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ho poche righe da leggere…». Sembra uno studente delle scuole medie all’interrogazione. 

Chi non ha voglia di parlare di manovra si arrangia come può. E si perde in lunghe divagazioni. Angelo Alessandri si rifà a Giovannino Guareschi: «Vengo da quel territorio fatto di nebbia descritto bene da Guareschi ne Il mondo piccolo (…) dove la politica viene vissuta solo con il cuore, come Don Camillo e Peppone ci hanno insegnato». Laura Molteni torna alla storia romana. «Ricordo che ai tempi della Repubblica romana, in casi straordinari, uno dei consoli, di concerto con l’altro console e il Senato, nominava un dictator. Dotato di summum imperium…». Non può mancare un intervento sugli immigrati extracomunitari, che quando si parla di Lega Nord è come sfondare una porta aperta. Ci pensa Matteo Bragantini. C’è chi preferisce parlare dell’importanza del ruolo dei nonni nelle famiglie italiane, e chi punta sulla disparità tra i voti di maturità conseguiti nelle scuole del Nord e del Sud Italia. 

Verso le tre di notte in Aula si diffonde il panico. «Signor presidente - avverte il deputato Jonny Crosio - abbiamo ragione di credere, abbiamo delle informazioni fondate, che in questo momento sia oscurata la trasmissione sul canale satellitare della Camera, che non più visibile. Siamo seriamente preoccupati». Il vicepresidente Lupi è stravolto. «Faremo questa verifica» promette. Niente da fare, i leghisti ci tengono che il dibattito sia trasmesso in televisione. «La prego di verificare immediatamente e di sospendere la seduta - continua Crosio - Se così fosse sarebbe un fatto davvero molto grave». «La ripresa televisiva è fondamentale, anche per lasciare alla storia gli interventi che stiamo facendo» interviene Luca Paolini. Dopo un po’ la presidenza chiude il dibattito: la trasmissione è in onda. Mistero, invece, sui telespettatori. «Abbiamo avuto rassicurazioni circa il fatto che il segretario federale Umberto Bossi ci sta guardando e ci vede benissimo, quindi vorrei tranquillizzare tutti» spiega Giovanni Fava. 

Le prime ore della mattina stimolano le curiosità più recondite. «Faccio una domanda al relatore e al governo - chiede a un certo punto Roberto Simonetti - Mi potete dire in questa manovra Salva Italia, quanto contano gli scaldabagno a pompa di calore? Perché non l’ho capito». 

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