L’Italia lavora più della Germania, ma produce meno

Commentando l’infografica pubblicata ieri, i lettori ci hanno chiesto un’indagine sulla produttività italiana a confronto con gli altri Paesi europei. Ebbene, fatta 100 la media Ue per ora lavorata, dal 2000 al 2010 l’Italia passa da 116,8 punti a 101,5, mentre Germania e Francia, nello stesso la...

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15 Dicembre Dic 2011 0800 15 dicembre 2011 15 Dicembre 2011 - 08:00
Messe Frankfurt

Gli italiani, nel 2010, hanno lavorato mediamente 359 ore più dei tedeschi. In termini assoluti, significa il 25% in più. Un dato quantitativo elaborato dall’Ufficio statistico del Dipartimento del Lavoro Usa, che non tiene però conto della produttività. Alcuni lettori ci hanno giustamente suggerito di analizzare anche quest’ultimo aspetto. Per misurarlo si parte dalla cosiddetta “unità di lavoro a tempo pieno (Ula)”, misura standard definita dai criteri contabili europei Esa95 sommando alle posizioni lavorative a tempo pieno le posizioni lavorative a tempo ridotto ricondotte a tempo pieno e la cassa integrazione, anche questa ricondotta al tempo pieno. L’Eurostat rapporta poi l’Ula al prodotto interno lordo medio europeo, e il valore viene successivamente portato a 100 per ogni ora lavorata.

Come indica l’infografica, gli italiani passano sul posto di lavoro più ore dei colleghi tedeschi, ma producono meno – e hanno prodotto sempre meno negli ultimi dieci anni – mentre Berlino come Parigi è rimasta costante nel tempo. Traducendo in cifre: nel 2000, fatta 100 la media Ue, l’Italia si piazzava a quota 116, 8 punti, meno di Francia (137) e Germania (124) ma più della Spagna (102,7) e della Grecia (75,7). Due lustri dopo la produttività di Roma è scesa a 101,5 punti, mentre per Francia (132,7) e Germania (123,7) il livello non ha subito grossi scostamenti. La Spagna è moderatamente salita (107,9) così come la Grecia (76,3). Quantificando il passo di gambero italiano, si tratta di una contrazione pari a 15,3 punti di produttività dal duemila all’anno scorso.

Stesso discorso sul fronte delle retribuzioni. Oggi la Banca d’Italia nel suo consueto supplemento al bollettino statistico ha evidenziato che dal 2007 a oggi la ricchezza delle famiglie italiane è scesa di 3,2 punti percentuali, per effetto della crisi. Nel 2006, la paga media lorda annua (nelle imprese private con più di 10 dipendenti, escluso il pubblico e l’agricoltura) a Roma si fermava a quota 23.406 euro, rispetto ai 31.369 euro della Francia e ai 39.364 euro della Germania. Nel 2010, l’unico ufficio di statistica che ha comunicato i dati all’Europa è stato quello tedesco, che evidenzia una retribuzione lorda di 42.400 euro, mentre gli ultimi numeri diffusi dall’Istat si riferiscono al 2008 ed evidenziano una crescita a quota 28.364 euro. Lo scarto medio con i tedeschi è di oltre 14mila euro. Una precisazione: si tratta di numeri tratti dalla dichiarazione dei redditi, che vanno presi con le pinze ed escludono il lavoro in nero, sul quale le stime abbondano ma il cui calcolo è oggettivamente indimostrabile. 

Quantificabili, invece, le imposte statali sul lavoro, in linea con i big come Germania e Francia. Il peso delle imposte sul costo del lavoro (dati 2009) è del 44% a Roma, del 45% a Berlino e del 46% a Parigi. Inferiore l’incidenza per Grecia (34%) e Spagna (36%). Istat, nella sua ultima analisi (dati 2008), calcola che la retribuzione lorda per ora lavorata, pari a 18,41 euro, «rappresenta il 73% del costo del lavoro orario in senso ampio (quindi incluso il pubblico impiego, ndr)».Costo Lavoro B

Un dato curioso riguarda infine le disparità tra la forchetta tra il salario medio minimo e il salario medio nei Paesi europei, non così pronunciata in Italia e Francia, meno del 15%, ma ben più alta in Germania e Spagna, intorno al 20 per cento.

Se calcolare il lavoro nero è impossibile, le statistiche sul lavoro in regola non sono certo incontrovertibili. Secondo le rilevazioni 2010 dell’Office for national statistics, l’Istat inglese – riprese dal Guardian – pare che ad Atene si sgobbi sul posto di lavoro per quasi 44 ore la settimana, 6,28 ore al giorno, rispetto alle 42 tedesche, alle 41,1 della Francia e alle 40,2 dell’Italia, che si pone dunque al di sotto della media europea, pari a 41,6 ore settimanali. Ogni ufficio statistico, insomma, stima la quantità di tempo che i cittadini passano a guadagnarsi da vivere in modo diverso. Nondimeno, il problema centrale per l’Italia non cambia: la produttività, prima un ottavo di punto sopra la media europea, in un decennio ha frenato bruscamente. Un dato destinato a scendere ulteriormente se non saranno intraprese le misure strutturali richieste da tempo immemore da imprenditori, cittadini e dipendenti.  

 

 

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Stando all’Ufficio statistico del Dipartimento del lavoro americano, gli italiani nel 2010 hanno lavorato 359 ore in più dei tedeschi (il 25% in più). Si tratta di dati quantitativi, che non considerano la produttività ma soltanto il monte ore complessivo diviso per il numero totale del personale impiegato. Nondimeno, la Merkel avrà di che strabuzzare gli occhi.

 

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