Generali e poche truppe: ecco a voi il Partito di Montezemolo

Montezemolo rompe gli indugi: “Alle prossime elezioni ci saremo anche noi”. Il movimento di Montezemolo è passato da “non facciamo politica, produciamo idee” a “non staremo di certo a guardare”. E ora i contatti con Silvio Berlusconi e Gianni Letta sono all’ordine del giorno. L’idea? Allearsi per...

Montezemolo
21 Dicembre Dic 2011 1358 21 dicembre 2011 21 Dicembre 2011 - 13:58

«Il presidente Cordero di Montezemolo stavolta fa sul serio», dicono i bene informati, «sta disegnando con slancio e determinazione la propria “road map” in attesa della discesa in campo ufficiale». Ce lo raccontavano in autunno, ed era vero, visto che proprio oggi il presidente Ferrari ha rotto gli indugi, annunciando che sì, la prossima volta correrà anche lui. Tanta agitazione e molto fermento nelle regioni dello Stivale, per via delle scosse telluriche dovute al terremoto politico in corso: è proprio da qui che LCdM intende lanciare la sfida della costruzione di quello che sarà il nuovo PdL, “il Partito di Luca”. «Ripartire dal territorio», insomma: questo il mantra e l’investimento di breve periodo delle gerarchie di ItaliaFutura, che non intendono rinunciare alla discesa negli Inferi della diabolica politica strapaesana; in questi casi il rischio di imbarcare trombati di lusso e malpancisti mai domi è altissimo, più che concreto. «Scarpe rotte, eppur bisogna andar», ovvio che l’allusione ad uno dei più grandi imprenditori italiani del calzaturiero, tra l’altro autore del “J’accuse” a pagamento sui paginoni della stampa nazionale, non possa mancare: eppure, sebbene finora Della Valle sia stato accreditato come l’unico demiurgo dell’intrapresa del past president di Confindustria, non è il solo a tifare per un protagonismo di Montezemolo.

Corre, corre la locomotiva. Nomi noti e cognomi autorevoli, pedine pregiatissime sullo scacchiere nazionale arruolate di portone in portone nelle ultime ore. Le lancette dell’orologio istituzionale sembrano impazzite e, nonostante gli oligarchi della politica nazionale si ostinino ad arginare la frana, in tanti lavorano per favorire lo smottamento. Magari nell’ombra. Magari sotto i riflettori. Tanto si è detto a ottobre quando – dai microfoni della Zanzara su radio24 – la deputata veneta Giustina Destro annunciò l’addio al gruppo parlamentare del Popolo della Libertà: «Ho sentito da poco Luca, so che sta lavorando in maniera strutturale e intelligente. Scenderà in politica quando si andrà a nuove elezioni e io lavorerò al suo fianco». Sono pochini tuttavia i parlamentari affascinati dalla traversata nel deserto, se mai si dovesse tornare a votare con questa elegge elettorale di ispirazione suina, infatti, i redattori delle liste avrebbero gioco facile nel depennare gli infedeli, lo sanno tutti. Ciò che però le cronache nazionali non hanno raccontato è la massiva operazione di reclutamento che gli emissari del think tank montezemoliano stanno conducendo nelle provincie dell’Impero in declino. Ad oggi sono quattro o cinque le regioni  in cui le truppe rosso IF possono contare su cifre ragguardevoli di aderenti. Intanto per il mese di novembre è atteso un mega evento milanese (gli italofuturisti ammettono però le difficoltà incontrate nel varcare la cortina di diffidenza meneghina), dove fino ad oggi IF si è fatta vedere troppo poco: già nelle prossime settimane si annuncia la calata del leader, intanto il movimento è in costruzione anche nelle università ed associazioni culturali satellite sono al vaglio dei comitati rettorali: dovrebbero sorgere a breve in diversi atenei i gruppi bonsai. Tra gli analisti, qualcuno ha ipotizzato una possibile sovrapposizione tra il cantiere berlusconiano del 1994 ed i primi passi del contenitore IF. Mica un’eresia, sentite qua: «Noi, in un certo senso, cercheremo di realizzare le riforme modernizzatrici, anti corporative e liberalizzatrici che costituivano il manifesto politico di Forza Italia e in parte del PdL», ha confessato al Foglio Nicola Rossi, uno dei pensatori del “cerchio magico” di ItaliaFutura. Intanto le cifre: trentamila le adesioni al movimento a fine ottobre, che non sono mica bruscoletti, ma neanche tantissime – specie se si tiene a mente che non esiste aperitivo o coffe break, presente LCdM, i cui avventori non vengano esortati a “prendere la tessera” (quella da sostenitore, e in tanti confindustriali già ce l’hanno, costa 500 euro, bastano 200 euro per quella da aderente e soli dieci quella da semplice iscritto). Il bolide rampante, dunque, è pronto ai box in attesa del segnale di ‘go’.

Fuoco di Puglia. La più grande convention del movimento del presidente della Ferrari, intitolata “La Puglia è la California” (in omaggio al citatissimo pamphlet di Franco Tatò) si è tenuta poche settimane fa a Bari. Tenuta a battesimo dalla famiglia Matarrese - madrina per definizione di svariate esperienze politiche degli ultimi decenni - la manifestazione ha chiamato a raccolta l’èlite imprenditoriale del Tacco. La novità della proposta (c’è il neofita Domenico Pannoli, giovane e promettente avvocato), tuttavia, si scontrava con le rughe delle prime file – come ha sottolineato la stampa locale: “Se c’è qualcuno che a Bari ha sempre fatto politica nel senso più proprio e profondo sono gli imprenditori alla Matarrese e alla De Gennaro, e, dunque, se davvero Luca di Montezemolo vuole proporre qualcosa di nuovo si guardi bene da queste profferte” ha tuonato la direttrice Fortunata dell’Orzo dalle colonne del suo GoBari.it . A villa Romanazzi Carducci i Matarrese hanno officiato il rito di iniziazione della borghesia imprenditoriale alla fede montezemoliana, omelia riformista a cura del senatore ex dalemiano Nicola Rossi, testa pensante della proposta economica di IF. In sala ammiccamenti trasversali: da Tato Greco, fittiano consigliere regionale de “la Puglia prima di tutto” fino ad Alberto Tedesco, senatore socialista eletto col PD e salvato dai colleghi che hanno negato l’autorizzazione all’arresto, passando per il suo successore in giunta, l’assessore regionale Tommaso Fiore, tecnico della sanità vendoliana, ed il deputato più assenteista della storia della Repubblica, Antonio Gaglione – cardiologo brindisino. Eppure i toni lasciavano ben sperare: «La concretezza del nostro apporto si radica nel senso etico di ognuno di noi», aveva premesso il costruttore Matarrese, oggi presidente del pensatoio in Puglia, il padre Michele intanto spiegava che: «per ora, siamo un’associazione culturale, se poi questi sentimenti si trasformeranno in qualcosa di più importante: vedremo». Piccola polemica a margine con la giunta regionale a proposito dei dati forniti da Rossi sull’occupazione e poi cena nel resort che ospita tutti gli eventi più glamour delle stagioni politiche. A scommettere nel progetto anche un pezzo da novanta dell’editoria televisiva, il patriarca Montrone da Conversano del gruppo TeleNorba – quello della più grande televisione del Mezzogiorno: proprio le telecamere della sua emittente hanno assicurato la copertura dell’evento barese condotto – peraltro – dal direttore della testata, Enzo Magistà. La tivvù è da sempre piuttosto “engagé”, da anni combatte una battaglia per l’abolizione del ‘Porcellum’ con spot che invitavano i telespettatori a sottoscrivere una petizione indirizzata al Capo dello Stato

Ma come fanno i marinai. A giugno, invece, LCdM è sbarcato in Liguria: con la manifestazione “RiforMare” nel Salone del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale a Genova (un luogo dell’anima per il leader di IF, da qui infatti fu proposta la sua candidatura alla presidenza di Confindustria). Trai i big, dirigenti della Carige (Repetto e Berneschi) ma anche Alessandro Garrone della ERG, Aldo Spinelli, presidente del Livorno Calcio, e Piero Lazzeri, capo degli spedizionieri marittimi tricolori, Walter Bertini (esperto di comunicazione e trasporti, già nello staff dell’ex governatore Biasotti) e Giuseppe Argirò, direttore della confederazione degli industriali di Imperia. Presidente ligure è Lorenzo Cuocolo (36 anni) docente bocconiano di Diritto Costituzionale, editorialista del Secolo XIX ed animatore del blog giuridico “il Ricostituente”. Dalla riviera è partita la proposta della resurrezione di un dicastero del Mare, accolta con gaudio ed acquolina da parte dei capitani d’impresa che nelle risorse del Mediterraneo hanno scommesso. Inutile precisare i colori della platea variopinta: dal rosso dei vendoliani all’azzurro dei pidiellini al bianco dei piddini, tutti sulla rampa di lancio. Da giugno ad oggi, i piani son mutati e – se allora si ripeteva ossessivamente “non ci candidiamo a nulla” («Non facciamo politica, non siamo un partito, ma vogliamo dare un contributo di idee, concreto, con un linguaggio nuovo, e offrire soluzioni ai tanti problemi della nostra regione») – oggi non v’è imbarazzo a dichiarare che «ci sarà forse un impegno diretto di IF nelle prossime elezioni, non si sa se in termini di liste vere e proprie o di ospitalità dei nostri volti nelle liste di altri partiti. Questo non è chiaro neanche a me, ancora. Però non staremo a guardare, questo è ovvio» (a parlare è Cuocolo, raggiunto telefonicamente da Linkiesta). Menzione d’onore per un altro Rossi che in IF conta molto: si tratta di Maurizio stavolta, del gruppo Programmazione Televisiva che edita PrimoCanale, affermata emittente regionale che trasmette in Liguria da quasi trent’anni (tenete conto che nel corso del G8 del 2001, la CNN mandò sugli schermi di tutto il globo le immagini dei cineoperatori della tivvù locale). Le tessere dovrebbero aver superato le cinquecento unità, e gli appuntamenti amministrativi della prossima primavera mettono una certa fretta agli attivisti. All’indomani dell’alluvione che sfigurato il volto pittoresco delle Cinque Terre, l’associazione – con un versamento iniziale di 5000 euro – ha avviato una sottoscrizione pubblica per la raccolta di fondi destinati alle popolazioni vittime del cataclisma (link all’iniziativa). 

Il centro del mondo. In Toscana i montezemoliani ortodossi si sono autoproclamati “ricostruttori”, giacché scontano l’invadente presenza dei già “rottamatori” schierati col sindaco di Firenze. Toscano è anche il “direttore” Andrea Romano, livornese di nascita e capitolino (nomen omen) d’adozione. (Parentesi: già simpatizzante del dalemismo giovane, è anche scrittore, storico, è stato editorialista del Riformista ed oggi lo è del Sole 24 Ore, fa anche l’editor per Marsilio ed il ghostwriter per Montezemolo). Ma toscana è anche Irene Tinagli, nata 34 anni fa ad Empoli ed oggi emigrata in Spagna dove insegna economia alla Carlo III di Madrid e da dove spesso interviene in collegamento sugli schermi di Ballarò. Proprio a Linkiesta aveva confessato qualche settimana fa: «Beh, qualcuno dovrà farsi carico delle esigenze di cambiamento della società. I politici non se ne rendono conto, sono lì da trent’anni». (Altra parentesi: la Tinagli è stata anche nel Partito Democratico, ma la sua esperienza è durata poco: praticamente il tempo della fulminea segreteria Veltroni). Alla fine dello scorso settembre, è stata inaugurata la sede regionale ed è stata avviata l’invasione dei borghi e dei capoluoghi toscani, da completare entro breve: per dicembre infatti Luca di Montezemolo è atteso in città per quella che si annuncia la manifestazione con cui il pensatoio potrebbe cambiare ragione sociale e diventare partito. Responsabile regionale è il gigante Federico Vecchioni, giovanissimo Cavaliere del lavoro, che tuona: «Siamo aperti alla contaminazione ma chi aderirà ad ItaliaFutura non deve avere in tasca tessere di altri partiti». Vecchioni è un bel tipo, è stato presidente di Confagricoltura ed oggi è capo di AgriVenture, la società del Gruppo Intesa Sanpaolo specializzata nell’offrire consulenza alle imprese che operano nel settore dell’«agribusiness». È stato un aennino, in tempi passati, è poi approdato nel Popolo della Libertà ma ha presto abbandonato per salire a bordo della fuoriserie di LCdM: «Vogliamo riunire tutti coloro che hanno deciso di reagire, di avanzare proposte concrete», promette. In Toscana ci sono anche Luigi Borri, già presidente degli industriali, e molti personaggi un tempo berlusconiani. Si era anche vociferato dell’impegno convinto dell’assessore fiorentino alla Cultura, Giuliano di Empoli il quale, da protagonista della tre giorni renziana, ha smentito coi fatti il suo coinvolgimento. In Toscana sono stati avviati fitti contatti con liste civiche e movimenti sociali perché – come ammette Romano – «se le sfide dovessero cambiare, saremmo in grado di offrire una struttura ben organizzata». Ed è dunque partito quello che un esperto di agricoltura come Vecchioni definisce il “radicamento sul territorio”.

Il resto del mondo. Una delle filiali più attive e forse più antiche del gruppo di IF è quella marchigiana (la regione che ha dato i natali al grande sponsor di Luca di Montezemolo, Della Valle). A guidare il think tank dell’Italia centrale, oltre a Mister Tod's, ci sono l'imprenditrice e deputata del Pd Maria Paola Merloni – che ha mobilitato l’intera famiglia, dal padre Vittorio al fratello Andrea, anime industriali della Indesit Company (2,6 milioni di fatturato nel 2009) – e Cleto Sagripanti, imprenditore calzaturiero e presidente della società di gestione dell'aeroporto “Raffaello Sanzio”. Alle pendici del Vesuvio c’è l’onnipresente Carlo Calenda, già manager di Confindustria ed oggi direttore dell’Interporto Campano, ma ci sono anche Pontecorvo, proprietario delle Ferrarelle, il costruttore Fiore e soprattutto Ennio Cascetta, per due legislature assessore della giunta del presidente Bassolino. Più a Sud si segnala una presenza di spicco, quella dell’imprenditore del tonno Pippo Callipo. È stato candidato alle ultime regionali, fuori dai poli e lontano dalle cosche, sostenuto solo dalla sua lista e da dipietristi e radicali, è riuscito a collezionare oltre centomila consensi nel 2010. A settembre ha dichiarato: «Abbiamo avviato un buon discorso. Ormai non ci sono più dubbi sul fatto che Montezemolo scenda in politica e anzi, proprio in queste ultime ore, mi ha confermato che a fine novembre farà tappa in Calabria per presentare il suo progetto per il rilancio del Paese». La pratica montezemoliana è seguita, per conto dell’imprenditore vibonese, dalla sua più stretta collaboratrice, Anna Laura Orrico, vera anima dell’associazione “Io resto in Calabria”. Delle difficoltà lombarde abbiamo già detto, si tenga inoltre presente che il capo del nascente movimento giovanile di ItaliaFutura è il milanese Luca de Vecchi, praticante in uno studio legale della città, già rappresentante degli studenti nel Consiglio di Facoltà dell’Università Bocconi. In Friuli Venezia Giulia, il cenacolo italofuturista ha trovato ospitalità trai divani dell’imprenditore edile De Eccher, piuttosto cauto ma sincero: «Credo che il Paese abbia bisogno di gente come il mio amico Luca». Attorno a lui si sono ritrovati Calligaris di Confindustria, Morandi della Cassa di Risparmio e Snaidero http://www.linkiesta.it/il-filo-tra-silvio-e-imprese-e-finito di FederLegno. Montezemolo intanto viaggia lungo lo Stivale e prova ad infiammare i cuori della borghesia nostrana, non sempre ci riesce, specie quando si tratta di entrare nel merito delle questioni. Gli fa gioco per ora l’immagine del capitano vincente e piacente (il marchio Ferrari rappresenta ancora un mito nel Pantheon gli italiani). A rinfacciargli qualche scheletro nell’armadio, ci pensa per ora il sito Dagospia – contro cui LCdM ha mosso un’azione legale milionaria asserendo di essere vittima di una campagna di diffamazione. In ogni caso, il conto alla rovescia è partito. Se son rose... saranno almeno rosse come la Ferrari e il Brand di IF. 

(data di prima pubblicazione, 31 ottobre 2010)

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