I lavoratori di wagon lits occupano il grattacielo di Passera

Nella notte, a Torino, i lavoratori che hanno perso il posto in seguito alla soppressione dei treni notturni hanno occupato per protesta il grattacielo in costruzione di Intesa Sanpaolo. Scrivendo una lettera all’ex ad, il ministro Corrado Passera: «Non siamo saliti sul grattacielo per farLe disp...

Presidiolavoratori Striscioni
22 Dicembre Dic 2011 1110 22 dicembre 2011 22 Dicembre 2011 - 11:10

Una tenda, sacchi a pelo e uno striscione nello zaino. «Stanchi di aspettare una risposta che mai arriva», Antonio, Nicola, Matteo sono saliti sul grattacielo di Intesa Sanpaolo in costruzione a Torino. Hanno deciso di seguire le orme dei colleghi di Milano (da giorni sulla torre del binario 21) e di Roma (da quasi un mese sui tetti di via Prenestina). Fanno parte anche loro degli 800 licenziati dei treni della notte, tagliati recentemente da Trenitalia. Sono i lavoratori di Servirail Italia ex-Wagon Lits (65 solo a Torino). Ieri sera, poco dopo le 20, hanno eluso la sicurezza, percorso il cantiere e preso le scale a lato del primo pilastro. «Lo facciamo – hanno detto prima di salire – perché dall’11 dicembre siamo senza lavoro. Lasciati a casa, quasi senza preavviso, perché la nostra azienda si è adeguata alla decisione di Trenitalia di tagliare i treni notturni a media e lunga percorrenza che collegano, anzi, collegavano, tanto mirabilmente il Nord e il Sud del nostro Paese».

Hanno passato la notte qui sopra sul simbolo contestato della nuova Torino. «Sul grattacielo del ministro Corrado Passera», come dice qualcuno. «Abbiamo occupato – racconta Orazio Arrigo, dal presidio in basso su corso Inghilterra – un luogo simbolo delle sue precedenti scelte, quando era l’amministratore di Intesa Sanpaolo, perché vogliamo rivolgerci direttamente a lui. Gli chiediamo di affrontare il nostro caso e di aprire un vero tavolo di trattative, ora in assoluto stallo». Orazio tiene in mano il disegno di suo figlio: dietro un treno colorato, davanti tante lapidi e la scritta «Qui riposano i lavoratori dei treni notte. Grazie Moretti». «Il pensiero l’ho suggerito io – ammette – ma il disegno è tutto merito suo, con la fantasia di bambino ha ritratto la situazione così com’è realmente». 

Avevano un contratto a tempo indeterminato, paga base di 1100 euro, ogni giorno si spostavano da Torino al Sud, Sicilia o Puglia, Siracusa o Lecce. Facevano assistenza e accompagnamento su treni e cuccette. Chi da pochi anni, dal 2006, come Michele, chi da 32 come Rosario Esposito, emigrato da Napoli. «Quelle di Moretti sono bugie. Non è vero che erano poco utilizzati. Erano un servizio pubblico, treni sociali. Li prendevano i tanti che dal Sud vengono a curarsi al Nord. E tutti quelli che non possono permettersi il Frecciarossa. La verità è che da due anni a questa parte è in atto un boicottaggio interno a Trenitalia, per farli fallire. Come? Diminuendo le pulizie e bloccando le prenotazioni», accusa. 

Nella notte arrivano anche alcuni politici. Michele Curto, capogruppo di Sel e segretario provinciale del partito di Vendola, segue da tempo la vertenza. Ieri ha passato buona parte della notte al presidio in corso Inghilterra: «La cancellazione dei treni notturni segna la scomparsa di una cerniera del nostro Paese e la possibilità di ritornare a casa per i tanti migranti interni italiani per le feste natalizie. La questione è nazionale: la giunta Regionale, il governo e Trenitalia superino lo stallo e garantiscano un futuro occupazionale e un sistema di trasporto che unisca il nostro Paese garantendo a tutti il diritto alla mobilità, indipendentemente dalla propria ricchezza. L’atto di coraggio di questi lavoratori ricorda al ministro Passera che equità oggi vuol dire ridiscutere le grandi opere e i grandi interessi per tutelare i diritti di tutti, a partire dal diritto al lavoro».
Sul grattacielo è salito, per portare solidarietà, il deputato Pd Stefano Esposito. Oggi, pomeriggio dovrebbero arrivare gli assessori regionali: «Stiamo facendo il possibile perché si concluda positivamente, al più presto», sottolinea il parlamentare democratico. 
Dall’alto, Matteo Mele, uno dei lavoratori saliti ribadisce: «Non scendiamo fino a quando non vediamo qualcosa di concreto. E soprattutto di scritto. Vogliamo il lavoro. Non chiacchiere. Siamo disposti a passare il Natale qui sopra».

Lettera

Lavoratorisultetto

Disegno

Maglietta2

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