La Bce non riesce a tranquillizzare i mercati, torna l'allarme spread

Le operazioni della Bce di Mario Draghi già non bastano più a placare il nervosismo degli investitori. Le banche europee continuano a parcheggiare la liquidità erogata dall’Eurotower di nuovo presso l’Eurotower. Nel frattempo, in vista delle aste della prossima settimana, il rendimento dei titoli...

Trader 7
23 Dicembre Dic 2011 1445 23 dicembre 2011 23 Dicembre 2011 - 14:45
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La Banca centrale europea doveva rasserenare il cielo dell’eurozona. Non ci è ancora riuscita. Due giorni fa l’operazione di rifinanziamento a lungo termine (Long term refinancing operation o Ltro) ha assegnato quasi 490 miliardi di euro su un totale di 523 richieste da parte delle banche europee. Ma nella scorsa notte sono schizzati al massimo dal giugno 2010 i depositi presso la Bce. Gli istituti di credito, nel giorno di regolamento dell’asta triennale, hanno ridepositato all’Eurotower 346,994 miliardi di euro, in netto rialzo rispetto ai 264,969 miliardi del giorno precedente. Non deve però stupire questo atteggiamento prudente da parte delle banche. Nel frattempo, il rendimento dei titoli italiani decennali torna oltre il 7,02 per cento.

Il presidente della Bce, Mario Draghi, sa che non esiste la bacchetta magica per risolvere questa crisi. Esistono però delle soluzioni temporanee, messe in campo dall’istituzione di Francoforte in attesa di sapere cosa emergerà dal prossimo vertice europeo, previsto per il 30 gennaio. Una di queste, nonostante le critiche tedesche, è il Securities markets programme (Smp). Con questo strumento la Bce può infatti acquistare titoli di Stato dei Paesi sotto pressione sul mercato secondario. Da inizio agosto a oggi le operazioni Smp sono continuate con pochissime soste e l’effetto ha alleviato la tensione, ma non del tutto.

L’altro strumento, più implicito rispetto al Smp, sono i depositi overnight. Le banche, depositando asset presso la Bce, dimostrano di fidarsi sempre meno l’una dell’altra. Questo perché il tasso d’interesse promesso dalla Bce è assai minore rispetto a quello che si potrebbe avere sul mercato. Nello specifico, stando all’ultima decisione di politica monetaria dello scorso 8 dicembre, questo tasso è stato fissato allo 0,25 per cento. Tuttavia, come spiega a Linkiesta un market maker di una prima banca italiana, «la decisione di depositare presso la Bce non deve stupire. Primo perché siamo a fine anno, secondo perché nel mercato interbancario rimane elevata la sfiducia». Difficile pensare il contrario, osservando a che livelli sono scambiati i bond governativi dei Paesi periferici. Ecco quindi che la Bce ha messo in campo un proprio piano di contingenza.

Le operazioni di rifinanziamento a lungo termine servono a dare ossigeno a un sistema ormai asfittico. La prima Ltro, condotta pochi giorni fa, sarà seguita da una seconda in febbraio. In teoria saranno utili a garantire alle banche una finestra di liquidità utile per rollare nel corso del 2012 parte dei propri portafogli. Nel caso italiano, nella prima Ltro sono stati assegnati 116 miliardi di euro, secondo le stime Reuters. Fra questa operazione e quella di gennaio dovrebbe quindi esserci la copertura necessaria per il rollover dei titoli di Stato italiani detenuti in portafoglio. Oltre a questo, saranno utili le operazioni di swap in dollari. In novembre Bce, Federal Reserve, Bank of England, Bank of Canada, Bank of Japan e Swiss National Bank hanno deciso di «aumentare la capacità di garantire la liquidità necessaria per sostenere il sistema finanziario globale», attraverso il taglio di 50 punti base sulle operazioni U.S. dollar overnight index swap. Eppure, si tratta di soluzioni temporanee.

Lo stress dei mercati continua a essere oltre i limiti di sostenibilità. Il rendimento dei titoli di Stato italiani con scadenza a dieci anni si è impennato sopra quota 7%, vicino a quanto era a inizio novembre. Un rialzo che è iniziato dopo il Consiglio europeo del 9 dicembre scorso, quando si sancì la spaccatura fra Londra e l’asse Berlino-Parigi sul nuovo patto fiscale dell’eurozona. Il rendimento del Btp decennale, prima di quella data, era sceso sotto quota 6% per la prima volta dal 28 ottobre. Diverso è invece l’andamento della curva dello spread, cioè il differenziale di rendimento fra Btp e Bund tedeschi, storico parametro di solidità finanziaria nella zona euro. Dopo il cambio di benchmark sulle piattaforme Thomson Reuters e Bloomberg - si è passati da un Btp con scadenza nel 2021 a uno con termine nel 2022, meno liquido inizialmente - lo spread è tornato oggi a superare quota 505 punti base. Troppo per stare tranquilli.

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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