Domani al via le primarie Usa, si parte dalla Iowa con il voto palese

Domani, con le elezioni nello Iowa, entra nel vivo la competizione fra i repubblicani per eleggere lo sfidante di Barack Obama. La gran parte delle votazioni si terrà con il sistema delle primarie, ma quella di domani seguirà invece la più antica e farraginosa procedura del "caucus". La prima gra...

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2 Gennaio Gen 2012 1124 02 gennaio 2012 2 Gennaio 2012 - 11:24
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Domani sera in Iowa, tra le fattorie del profondo MidWest, avranno inizio le votazioni dalle quali uscirà il nome dello sfidante repubblicano che tenterà di spodestare Barack Obama dalla Casa Bianca il prossimo novembre. La gran parte delle votazioni si terrà con il sistema delle primarie, ma quella di domani sera seguirà invece la più antica e farraginosa procedura del "caucus". In queste ore, come regolarmente accade ogni quattro anni, i media di tutto il mondo parlano in lungo e in largo di questa esotica votazione, omettendo però quasi sempre di dare spiegazioni sulla sua natura e soprattutto su ciò che la differenzia da quella, più nota, delle primarie.

Funziona così: nei caucus possono votare, come alle primarie, tutti i residenti nello stato registrati come elettori di quel partito. È quindi a dir poco fuorviante ciò che non di rado capita di leggere sui nostri giornali, cioé che i caucus si distinguerebbero dalle primarie per il fatto di essere votazioni in “riunioni ristrette”. In Iowa, al contrario, si può ottenere la registrazione anche sul momento, direttamente al seggio, nonostante sino a quel giorno si fosse registrati come elettore del partito avversario: caso che quest'anno, in cui gli elettori democratici non avendo in corso primarie del loro partito non hanno di meglio da fare che interessarsi e quelle dei repubblicani, pare si potrebbe verificare in misura non irrilevante, per lo più a sostegno di Ron Paul, il vecchio libertario texano che nelle ultime settimane ha conquistato molti consensi in Iowa.

Al momento del voto, ogni seggio ospita un comizietto di pochi minuti da parte di un delegato della campagna di ogni candidato (in teoria: ovviamente solo i meglio organizzati riescono ad avere uno speaker in ogni seggio). Il candidato in persona tiene il suo discorso in uno o due seggi particolarmente importanti. La prima grande peculiarità rispetto alle primarie risiede nel fatto che il voto è palese, spesso per alzata di mano: le primarie prevedono invece il "segreto dell'urna" ad immagine e somiglianza dell'elezione generale. Non è una differenza di poco conto. Se si considera che le persone che votano nello stesso seggio sono in buona parte vicini di casa, e quindi si conoscono fra loro (in Iowa gli abitanti sono circa tre milioni, ma ci si aspetta che siano qualcosa come centomila i partecipanti al caucus e i seggi sono ben 1784), e che quelli che fra loro hanno fatto campagna elettorale spesso hanno distribuito omaggi di vario genere che presuppongono gratitudine, l'influenza dei militanti su gruppi di amici e conoscenti, anche se meno grave rispetto a quello delle nostre "clientele" italiche, finisce per pesare parecchio.

L'altra caratteristica saliente dei caucus consiste nel fatto che anzichè eleggere direttamente i delegati alla convention nazionale, che a sua volta sceglierà il candidato, qui si eleggono i rappresentanti a una moltitudine di convention locali (di contea), che a loro volta eleggeranno i delegati alla convention dello Stato, la quale infine (fra alcuni mesi) eleggerà i delegati a quella nazionale - la cui elezione risulta quindi doppiamente indiretta, contrariamente a quanto avviene nelle primarie.

In realtà la convention dell'Iowa sceglierà una quota piccolissima dei delegati della convention nazionale; ma il fatto di tenersi domani 3 gennaio, anticipando tutte le altre votazioni, conferisce a questa un impatto enormemente amplificato, complice la cassa di risonanza assicurata dall'esercito di inviati di vecchi e nuovi media accorsi da ogni angolo del globo fra i campi di grano dell'Iowa per raccontare questo strano rituale spesso destinato ad influenzare, in qualche modo, il futuro dell'America e quindi del mondo.
 

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