Hacker, integralisti e sauditi: “Abbiamo 400 mila carte di credito israeliane”

Un hacker saudita avrebbe clonato fino a 400mila carte di credito israeliane e dalle compagnie delle carte di credito sono arrivate le prime conferme dell’avvenuta clonazione, anche se molto al ribasso. Ad ogni modo, si tratta di un atto di jihad digitale: a rivendicare l’attacco un hacker sunnit...

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5 Gennaio Gen 2012 1800 05 gennaio 2012 5 Gennaio 2012 - 18:00

Gli hacker integralisti sauditi dichiarano guerra a Israele, “clonando” oltre 400mila carte di credito. Lo rivela The hacker news, bollettino on-line molto seguito tra la comunità degli hacktivist. Ma questa volta il cyber-attivismo non c’entra: quello messo a segno dagli hacker islamici si configura come un vero e proprio atto criminale sul larga scala. Un atto di guerra contro il “nemico sionista”.

Mentre l’Iran mostra i muscoli e minaccia Gerusalemme testando nuovi potentissimi missili da crociera, in Arabia Saudita c’è un gruppo di hacker integralisti che ha deciso di fare sul serio, e passare dai proclami all’azione. Si tratta del cosiddetto “group-xp”, il più grande gruppo hacker wahhabista saudita: un movimento integralista dominante in Arabia Saudita, e le cui frange più oltranziste predicano l’odio verso cristiani ed ebrei come dovere di ogni buon musulmano. Posizioni talmente “sopra le righe” da aver già messo in imbarazzo più di una volta persino la famiglia reale, che ha intrapreso da qualche tempo una sorta di sistematica epurazione degli imam più scalmanati.

Pur auspicando un ritorno alle origini dell’Islam, il wahhabismo non disdegna di utilizzare le nuove tecnologie “occidentali” per portare la guerra santa in rete, e combattere gli infedeli casa per casa dallo schermo di un pc. Ma nel 2009, in Iraq, alcuni hacker sunniti wahabiti appartenenti allo stesso group-xp avevano preso di mira anche centinaia di siti web sciiti, fra cui quello legato alla fondazione del Grande Ayatollah Ali al Sistani.

A rivendicare il “raid” anti israeliano di qualche giorno fa è un hacker che si firma 0xOmar, e che afferma di aver sottratto, assieme ai numeri di carta di credito comprensivi di data di scadenza e codice CVV (indispensabile per effettuare acquisti on-line) anche nomi, cognomi, recapiti, numeri di documenti d’identità, numeri di cellulare e telefoni fissi relativi a centinaia di migliaia di cittadini israeliani. Tutto ciò che occorre, in sostanza, per potersi appropriare sul web dell’identità di una persona.

Dalle compagnie delle carte di credito sono arrivate le prime conferme dell’avvenuta clonazione, anche se nettamente a ribasso rispetto alle cifre rivendicate da 0xOmar: 6.600 tra le carte rubate appartengono alla Isracard Ltd., 4mila alla Leumi Card Ltd., e 3mila alla Israel Credit Cards-Cal Ltd, una compagnia facente capo al circuito internazionale Visa. Ma il sito Cyber War News, che racconta di essersi messo in contatto con i responsabili dell’attacco, asserisce che le rivendicazioni del group-xp sull’attacco alle carte israeliane è tutto vero: «Vista la natura dei dati sottratti – scrive Cyber War News – non possiamo renderli pubblici, ma possiamo confermare che quanto dichiarato dagli hacker è vero al 100%, numeri compresi».

«Utilizziamo queste carte quotidianamente» scrive 0xOmar. «Le usiamo per risolvere i nostro problemi, per l'acquisto di reti VPN, VPSes, software, per noleggiare cluster Gpu, server cloud e molto altro ancora». Il motivo dell’attacco? Gli hacker lo spiegano così: «Dov’è il divertimento? Nel vedere 400mila persone in fila davanti agli uffici delle compagnie di carte di credito e alle banche israeliane, mentre si lamentano che le loro carte sono state rubate. Nel vedere le banche israeliane triturare 400mila carte di credito e ri-generarne di nuove (un lavoretto costoso, eh?). Nel vedere gente che assiste impotente all’acquisto di materiale web a suo nome e con le sue carte di credito, e nel vedere l’affidabilità delle carte di credito israeliane colare a picco, a livello di quelle nigeriane. E molto altro ancora».

Ma la jihad personale di 0xOmar non finisce qui. Anzi, punta ad andare ancora oltre: «L’obiettivo del nostro gruppo è quello di arrivare a clonare 1 milione di singole identità, ovvero un sesto della popolazione israeliana complessiva».

 

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