Una banca che finanzia le pmi e non specula? Esiste

È una banca che finanzia un quarto delle pmi svizzere ma non cumula e non specula ed è fondata sulla circolazione sicura del credito. È la Wirbank, istituto cooperativo svizzero basato su una moneta complementare e alternativa e nato non casualmente nel 1934, in mezzo alla Grande Depressione. I w...

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14 Gennaio Gen 2012 1652 14 gennaio 2012 14 Gennaio 2012 - 16:52
Messe Frankfurt

Si è detto e si continua a dire che la crisi dell’economia mondiale iniziata nel 2007 è una crisi di credito, tecnicamente credit crunch o crisi di liquidità. Una crisi di liquidità che ci priva non solo del credito, ma anche della moneta stessa nel momento in cui essa non è spesa ma accantonata. Ma il credito non implica necessariamente la cessione di denaro: è moneta nel momento in cui la si considera come una merce (quindi scambiabile in un mercato) e il tasso d’interesse che rappresenta il suo prezzo.

Secondo due docenti dell’Università Bocconi Massimo Amato e Luca Fantacci, autori del libro “Fine della finanza”, il credito non è moneta ma più semplicemente «un’anticipazione» in vista di una chiusura. La forma più semplice di anticipazione è il differimento del saldo del debito. Il credito non è una cosa (la moneta) ma una relazione. Il credito non necessita affatto di una accumulazione di moneta, scrivono Amato e Fantacci, «quanto piuttosto dell’istituzione di uno spazio condiviso (per creditore e debitore) di promessa e attesa».

In Svizzera c’è una banca che potrebbe rispondere alle criticità della crisi attuale. Wirbank è una banca cooperativa svizzera basata su una moneta complementare e alternativa, i wir e ha sette succursali a Basilea, Berna, Lucerna, Losanna, Lugano, San Gallo e Zurigo e una agenzia a Coira. Il wir è una moneta non fisica ma solo contabile e quindi totalmente indipendente dal mercato finanziario. Una moneta gestita attraverso una camera di compensazione (uno spazio condiviso per banca e cliente) che assicura una fonte di finanziamento costante e sicura per le piccole medie imprese. Wir che in tedesco significa «noi», ricorda ai soci-partecipanti della banca che il circuito economico è rappresentato dalla comunità stessa.

La storia della Wirbank inizia non casualmente nel 1934 ed è direttamente collegata alla Grande Depressione seguita al giovedì nero del 1929. Colpiti dalla prima grande crisi economica mondiale del credito, un gruppo di 16 imprenditori svizzeri, con in mente le teorie dello studioso Silvio Gesell, si unì per creare un nuovo circuito economico. Per ovviare alla mancanza di liquidità, decisero di utilizzare un sistema di compensazione di crediti e debiti non basato sulla moneta ufficiale, il franco svizzero, ma basato su una moneta complementare, il wir. Oggi, a quasi 80 anni dalla sua fondazione, la cooperativa movimenta circa 1,5 miliardi di wir l’anno (equivalenti ma non convertibili in franchi svizzeri) e finanzia un quarto delle pmi svizzere (circa 82mila imprese con al massimo 200 dipendenti, come risulta anche da una recente ricerca accademica).

Dall’euro al dollaro, la moneta è una riserva di valore e rappresenta per il suo detentore «la ricchezza», come si impara da bambini mettendo via i soldi nel salvadanaio. Questo concetto di risparmio monetario implica una sottrazione dalla moneta dal circuito economico. Ad esempio, la crisi subprime è stata caratterizzata proprio dall’assenza di liquidità: si preferiva risparmiare piuttosto che comprare i cosiddetti titoli tossici (subprime). J.M. Keynes nel suo “Trattato sulla riforma monetaria”(1930), identifica la moneta come un puro intermediario, diversamente da adesso, senza un vero significato, che scorre da una mano all’altra. Un intermediario che «è ricevuto e speso, e, quando il suo lavoro è compiuto, sparisce dalla somma delle ricchezze di una nazione.».

Come ovviare alla mancanza di liquidità che caratterizza i mercati? La Wirbank ha risposto a questo domanda usando una camera di compensazione e una valuta complementare a quelle reali, come il franco svizzero (o l’euro e il dollaro). In un sistema come quello della camera di compensazione, la liquidità non serve come non servono le riserve di moneta. Nei libri contabili della banca vengono registrati solo crediti e debiti nella moneta complementare, ripagabili attraverso l’incasso dei futuri investimenti. All’interno di questo sistema, non conta quanta moneta uno detenga, ma la posizione positiva o negativa nei confronti degli altri membri del circuito. Tutto tende naturalmente al pareggio dal momento che è la compensazione fra crediti e debiti ad assicurare l’incontro fra creditore e debitore. Nessun rischio di “cartolarizzazione” del titolo di credito-debito, dato che una delle caratteristiche del wir è quella di fare della moneta solo un’unità di conto e un mezzo di scambio. Per i correntisti di Wirbank risparmiare wir non ha senso poiché non esistono e non sono riconvertibili in franchi, mentre per un italiano risparmiare euro è il problema maggiore perché non sempre reperibili e il più delle volte trattenuti dalle banche.

Gewerbe Wir Bank 1La sede della Wirbank

Wirbank funziona come una banca centrale (all’interno del circuito della camera di compensazione) che opera con una valuta complementare a quella reale ed eroga prestiti direttamente agli imprenditori che partecipano. I clienti devono pagare un interesse dell’ 1,75% ogni volta che chiedono un credito. La differenza rispetto le normali banche centrali è che il credito viene erogato direttamente ai cittadini saltando quindi il circuito interbancario. Da qui nasce una sostanziale differenza rispetto le altre banche commerciali: l’obbiettivo di Wirbank è instaurare un rapporto sicuro tra debitore e creditori sino alla scadenza, quello delle banche commerciali è la massimizzazione del profitto tramite la vendita di titoli cartolarizzati, cioè un credito reso scambiabile, nei momenti più convenienti.

Diversamente WirBank fornisce un servizio di sussistenza ai propri associati, poiché mette in relazione aziende, fornitori e consumatori che accettano come pagamento questa moneta complementare. Dal lato della clientela la procedura è altrettanto semplice. La clausola principale è accettare i wir nelle transizioni. I crediti derivanti dalle vendite vengono usati per controbilanciare i debiti derivanti dagli acquisti. Tutto fatto senza l’utilizzo di una moneta convenzionale, come ad esempio i franchi svizzeri. 

I vantaggi sono vari e chiari. Per la sua caratteristica struttura di camera di compensazione, Wirbank non cumula e non specula, ma è fondata sulla circolazione sicura del credito. Un credito sempre presente, come dimostrano i dati raccolti dal rapporto, si stima che nel 2010 la circolazione di wir era pari a 1,3 miliardi di franchi svizzeri (poco più di un miliardo di euro).

Un secondo vantaggio del sistema sta nella sicurezza di finanziamenti continui ad un tasso di interesse basso (1,75%), con la possibilità di unire anche finanziamenti in franchi. A differenza di quanto sta accadendo in paesi come l’Italia dove gli imprenditori vivono difficoltà ad accedere al credito per via delle tensioni sui titoli di stato, in questo modo le imprese non posso essere messe sotto torchio per assenza di credito. L’offerta di credito in wir non ha nessuna correlazione con le fluttuazioni del ciclo economico internazionale. Questo è possibile proprio perché il circuito di wir è un circuito chiuso quindi separato dal mercato del credito globale.

Inoltre grazie alla natura stessa della banca, che funziona come una piattaforma di contatti commerciali fra soci in un territorio di dimensioni contenute, si creano tutti i presupposti per un generale aumento del giro d’affari di tutti i partecipanti. Tutto il credito emesso è garantito da ricchezza reale, cioè la capacità produttiva dei soci. Quello che propone wir insomma è un investimento reale su risorse reali. Wir coinvolge piccole imprese familiari, radicate nel territorio che forniscono prodotti di qualità sopratutto nel campo manifatturiero per un mercato piccolo, ristretto, interno e non globale. Sembrano le stesse caratteristiche della piccola media impresa “all’italiana”. Perché non tentare?

Wirbank

 

 

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