Il Giglio aspettava il radar di Finmeccanica ma è arrivata prima la Concordia

«Con un sistema Vtmis in funzione il locale comando della Capitaneria avrebbe avuto un’immagine del traffico marittimo più chiara ed immediata», dice l’ammiraglio Ferdinando Lolli, ex comandante generale in pensione del Corpo delle Capitanerie di Porto. L’implementazione del Vmtis era stato affid...

Costa Concordia Faro
17 Gennaio Gen 2012 1358 17 gennaio 2012 17 Gennaio 2012 - 13:58
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Fra i tanti aspetti dell’incidente della Costa Concordia ancora da chiarire ce n’è uno su cui finora non è stata posta particolare attenzione. A mettervi quasi incidentalmente l’accento è l’ammiraglio Ferdinando Lolli, ex comandante generale (ora in pensione) del Corpo delle Capitanerie di Porto: «Con un sistema Vtmis in funzione il locale comando della Capitaneria avrebbe avuto un’immagine del traffico marittimo più chiara ed immediata; lungi da me dire che questo sarebbe bastato a restituire il senno e la furbizia indispensabili al comandante della nave per evitare l’incidente, che quindi sarebbe potuto avvenire comunque, però si sarebbe potuto fare uno “schema di separazione del traffico”. Che è una sorta di imposizione di paletti all’altrimenti illimitata discrezionalità di un Comandante nella scelta della rotta, che la Capitaneria può emettere però solo laddove disponga di un sistema di controllo atto a vigilarne il rispetto».

Appunto il Vtmis (Vessel Traffic Management and Information System), un complesso sistema di monitoraggio del traffico navale che ricomprende e integra diversi software indipendenti (fra cui il Vts – Vessel Traffic Service di questi giorni), di cui le normative Imo (International Maritime Organization, l’Onu del mare) prevede si dotino gli Stati membri. Secondo Lolli «l’elaborazione e l’implementazione del Vmtis sarebbero state decise e finanziate con 320 milioni di euro dal Ministero dei Trasporti e affidate nel 2005 a Selex Sistemi Integrati, società del gruppo Finmeccanica».

Ad oggi, però, il sistema è stato solo parzialmente realizzato e non è in funzione, ad esempio, nelle acque del Giglio: «Finora si è arrivati a poco più di un terzo del progetto complessivo. Le cause sono state molte, dai ritardi delle amministrazioni nel concedere le autorizzazioni all’opposizione, in alcuni dei luoghi preposti all’installazione delle apparecchiature radar, delle associazioni ambientaliste (i cui rilievi, peraltro, sono ingiustificati, visto che i radar quando sono orientati verso terra non trasmettono e quindi non rilasciano emissioni). In ogni caso, però, il contratto cui lavorai come comandante generale avrebbe dovuto essere concluso per la parte di “costruzione e consegna” entro il 2009, quindi quasi tre anni fa».

Che è successo nel frattempo? «Per molto tempo la Capitaneria ha fatto pressione su Selex, Finmeccanica e le istituzioni per il rispetto dei tempi contrattuali, senza però ottenere una risposta concreta. Poi a inizio 2010 sono andato in pensione». Abbiamo provato a chiedere allora al Comando Generale delle Capitanerie. Il capo reparto operazioni, ammiraglio Francesco Lo Sardo, ha spiegato che «si sta procedendo al posizionamento del sistema con difficoltà di vario ordine, dalla mancata disponibilità dei siti prescelti a problematiche di natura ambientale. Il primo contratto è del 1999, totalmente completato, e il secondo, in corso, del 2005, ma non so dire con certezza se ci sia stato o meno un atto aggiuntivo che ne abbia allungato la scadenza».

E alla domanda se i ritardi siano dovuti anche al comportamento di Selex – domanda lecita di fronte al dubbio che un allungamento (magari con un rifinanziamento) del contratto dovuto a ritardi più o meno pretestuosi avrebbe consentito all’azienda di Finmeccanica di “spalmare” su più bilanci il ricco appalto – Lo Sardo ha detto di «credere che non sia un problema dei fornitori e di non poter rispondere». L’ufficiale ha anche precisato che «nella navigazione, a prescindere dai dati in mano agli enti preposti al monitoraggio, la responsabilità ultima rimane comunque in capo al comandante» e che se anche ci fosse stato uno “schema di separazione” («non c’è di fatto, ma tutti in quel tratto di mare si comportano come se ci fosse») «non ci sarebbero stati più di 10 minuti per segnalare alla Concordia che lo aveva violato».

Tornando ai ritardi nell’implementazione del sistema Vmtis non è stato possibile contattare il comandante Piero Pellizzari, che secondo Lo Sardo avrebbe potuto chiarire le clausole sulla tempistica del contratto fra il Ministero e Selex, né il responsabile delle relazioni esterne della Capitaneria Cosimo Nicastro. Abbiamo però contattato Antonella De Montis, responsabile delle relazioni esterne di Selex Sistemi Integrati: «Mi risulta che il contratto terminerà nel 2012 (Lolli ha specificato che entro il 2012 era prevista la conclusione della parte “garanzia e assistenza”, ndr), anche se non è certo che si riuscirà a rispettare tale data, perché è vero che ci sono stati ritardi nella realizzazione del sistema. Dovuti però a molteplici fattori, fra cui le lungaggini burocratiche del caso e la frequente opposizione delle comunità locali e delle amministrazioni locali dei siti coinvolti dal progetto».

Insomma un sistema di vigilanza del traffico – che non avrebbe modificato la dinamica (per quanto finora ricostruito) dell’incidente della Concordia, ma avrebbe probabilmente veicolato l’adozione di ordinanze cui un comandante avrebbe dovuto attenersi (Schettino, il comandante della Concordia, non è “uscito da alcuna rotta prestabilita”, perché non c’è una rotta prestabilita per passare in quel braccio di mare) – richiesto dall’Imo è in ritardo di oltre 3 anni sui tempi previsti. Sarebbe interessante capire chiaramente a chi e per quali ragioni è ascrivibile tale ritardo. 

 

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