Litigio in casa Bossi su Renzo: “Il Trota a Roma”, “No, a Strasburgo”

Si litiga nella famiglia Bossi per il destino politico del figlio Renzo, detto il Trota. Da una parte l’opzione parlamento europeo, dall’altra l’idea di candidarlo alle prossime elezioni politiche. Il padre vorrebbe che andasse a Strasburgo, la madre preferirebbe Roma. E nei giorni dello scontro ...

Umberto Bossi Renzo Bossi
17 Gennaio Gen 2012 1913 17 gennaio 2012 17 Gennaio 2012 - 19:13
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Casa Bossi come casa Vianello. Volano i piatti a Gemonio, quartier generale del cerchio magico di Umberto Bossi. Si litiga in famiglia per il destino politico del figlio Renzo, detto il Trota. A darsele di santa ragione sono il Senatùr e la moglie Manuela Marrone. Il primo vedrebbe bene Bossi Jr in Europa, all’europarlamento con Mario Borghezio. «Così non può far danni», avrebbe sentenziato il Capo. La seconda aspira invece ad avviarlo al più presto sulla strada per Roma, o comunque a non farlo allontanare troppo dalla Lombardia.

Dopo aver fatto un passo indietro con Roberto Maroni, prima sospeso e poi riabilitato, Bossi deve aver capito che il giovane rampollo non è proprio apprezzato dai militanti. La moglie Manuela la pensa diversamente. Da anni è spaventata dall’idea che i figli non possano avere un futuro in politica o, molto peggio, sul lavoro.

Nel pieno dello scontro con Maroni, quindi, la consorte siciliana avrebbe rinnovato al marito la necessità anche il secondogenito Roberto Libertà a Montecitorio. «Sono due capre», gli avrebbe risposto Bossi, ormai assediato dalle truppe maroniane che oltre a chiedere i congressi, vogliono la testa di tutti gli esponenti del cerchio magico, dalla vicepresidente del Senato Rosi Mauro fino al capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni.

Del resto, il 2011 non è stato uno degli anni migliori per il Trota. Dopo l’elezione al consiglio regionale lombardo nel marzo del 2010, ne sono capitate di tutti i colori. Dai continui errori di lessico in televisione, fino all’ultimo scandalo sui presunti festini a base di escort e coca con lo showman Valerio Merola nella villa di Roè. In mezzo pure l’indagine della procura di Brescia sui dossier che gli avrebbero spianato la strada per l’elezione nel consiglio regionale lombardo.

Insomma, a mandarlo in Europa non sembra tanto volerlo Bossi, quanto la base, che sta sempre più con Maroni. Renzo, dopo le polemiche sulla sospensione di Bobo, non ha voluto prendere posizione. In consiglio regionale si è defilato dai giornalisti e a chi gli chiedeva un commento ha risposto: «Non dico niente, niente, niente». Tra i maroniani di ferro, c’è chi dice che non parteciperà alla manifestazione del 22 gennaio a Milano. Il rischio è che possa essere contestato come gli altri esponenti del cerchio magico. 

 

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