Tra i forconi siciliani spunta il boss dei camion

La Sicilia è a un passo dalla paralisi, il carburante è esaurito dopo i blocchi

Forconi2
17 Gennaio Gen 2012 1952 17 gennaio 2012 17 Gennaio 2012 - 19:52
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Centinai di presìdi in tutta l’isola, centomila presenze in tutto il circuito: la protesta di “Forza D’Urto” continua ad oltranza e continuerà chissà per quanto tempo. “Se da parte della politica non arrivano segnali, continueremo ad oltranza”, dice a Linkiesta uno dei leader. Ma cos’è Forza d’Urto? E il movimento dei “forconi”? E sopratutto quando e come nascono?

Facciamo un po’ di chiarezza. Nell’estate scorsa ad Avola, “durante la visita dell’allora Ministro all’Agricoltura Saverio Romano”, nasce il movimento dei “forconi”, all’interno del quale confluiscono i pastori sardi. Fondatori: Martino Morsello, Giuseppe Scarlata, e Mariano Ferro. Tutti e tre siciliani, e tutti e tre con “esperienze politiche” negli anni passati.

Racconta a Linkiesta uno dei tre fondatori, Martino Morsello: “Da vent’anni non faccio più politica. Ma nel periodo che va dal 1980 al 1990 sono stato assessore all’Agricoltura a Marsala, quota Psi”. Oggi “quello che ci unisce non è la sigla di un partito, continua Morsello, ma è il progetto finale: ovvero quello di smantellare questa classe politica”. La sua è una storia imprenditoriale complessa, finita male. In rete si trovano facilmente tracce di una vicenda iniziata alla fine della sua avventura politica e finita, secondo il signor Morsello, per colpa della mala giustizia e dei poteri occulti.

Altra storia quella di Mariano Ferro, ex sostenitore “attivo” del Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo. Nel luglio scorso, durante l’assemblea regionale del partito di Lombardo, Ferro è addirittura intervenuto chiedendo “concretezza” al governatore siciliano. Giuseppe Scarlata, il terzo fondatore dei “forconi”, è di Caltanissetta, non ha mai nascosto nel corso degli anni simpatie democristiane, e a Linkiesta rilascia una dichiarazione shock: ”Qui siamo apolitici. Qualche anno fa il nemico numero era la mafia, ora il nemico è lo Stato, che opprime i cittadini”. Ma per loro lo “Stato” è la regione Sicilia:”Noi aspettiamo le decisioni del governatore siciliano, perché noi del governo nazionale ce ne infischiamo”.

Ma come nasce il movimento “forza d’urto”? “In una delle ultime manifestazioni che abbiamo fatto, all’incirca un mese fa a Palermo, abbiamo conosciuto Giuseppe Richichi, “leader del movimento degli autotrasportatori”(AIAS), racconta Morsello a Linkiesta. Poi, all’incirca venti giorni fa, “abbiamo istituzionalizzato “forza d’urto” per evitare che tutti i lavoratori si potessero riconoscere nel movimento”. Ma, tengono a precisare, “non esiste uno statuto di Forza d’urto”. Insomma, uniti ma tutti liberi almeno formalmente. 

Tanto liberi che, tra le sigle confluite in “forza d’urto” vi è anche quella dell’AITRAS, associazione italiana trasportatori italiana, guidata in Sicilia da Salvatore Bella. Un nome e un cognome che non piacciono affatto a Morsello: “No, Bella non c’entra nulla con noi. Noi siamo in contatto soltanto con Richichi”. Ma perché uno dei leader dei “forconi” disconosce il Bella dell’AITRAS, che invece sta parlando della rivolta come fosse cosa sua? Un esponente politico dell’agrigentino giurae a Linkiesta che “l’ambiente dell’autotrasporto e dei trasporti dell’isola è roba che scotta, roba che porta al male endemico dell’isola”. Ma lo fa solo a patto di non rivelarne nome e cognome.

Di certo c’è che, qualche anno fa, quando furono stanziati finanziamenti per tre autoporti in provincia di Agrigento, Salvatore Bella spinse con forza perché l’autoporto si facesse fra Naro e Campobello, a due passi - letteralmente - da Canicattì, nel mezzo del niente. Schierò il suo peso associativo e la sua stessa impresa, gestita direttamente con la moglie Giovanna, la Consorzio Eurolinea che adesso risulta in liquidazione. Chi obiettava che l’autoporto ha senso vicino ad un’altra infrastruttura a un certo punto tacque, qualcuno ancora oggi parla di “forti pressioni” ricevute, e di indagini aperte. Probabilmente per pura coincidenza, l’azienda e tutti gli interessi del trasportatore Bella stavano proprio a Campobello. E Bella, naturalmente, non ha mancato di difenderli anche con la politica: un lungo peregrinare, da Forza Italia, all’Mpa, a liste civiche costruite intorno a sè. Certo qualcosa (o più di qualcosa) non torna, quantomeno rispetto allo spirito apartitico (e chiaratamente avverso a Lombardo) del Movimento dei Forconi, cui ha aggiunto i “suoi” camion.  

 

 

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