In Italia gli indignados hanno i forconi

Il movimento ha paralizzato la Sicilia e l’onda sta contagiando la Calabria. La protesta è stata indetta dagli autotrasportatori per denunciare il caro gasolio, ma le motivazioni ormai sono diventate tutto e il contrario di tutto. Ce l’hanno con Lombardo ma anche con Monti, con Equitalia ma anche...

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18 Gennaio Gen 2012 1817 18 gennaio 2012 18 Gennaio 2012 - 18:17
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La premessa è d’obbligo. Professori, benpensanti, intellettuali, giornalisti, assennati o chiunque siate: se cercate una motivazione alla base della cosiddetta rivolta dei forconi che sta paralizzando la Sicilia, rassegnatevi: non la troverete. Volendosi strettamente attenere all’evolversi degli eventi, la protesta è oggi guidata dagli autotrasportatori siciliani contro l’ennesimo aumento del gasolio nella regione dove si raffina il 40% della benzina italiana. Hanno così indetto cinque giorni di stop che stanno paralizzando la Sicilia. In origine peraltro, come l’evocazione dei “forconi” certifica, le prime proteste sono state organizzate da agricoltori e pastori contro un generico “disinteresse delle istituzioni”. Alcuni rivendicano addirittura una data fondativa: una protesta contro il ministro dell’ultimo Governo Berlusconi Saverio Romano nella sua isola.

Ma la motivazione e le origini torneranno buona per gli storici. Di fatto, a quella originaria se ne sono aggiunte già tante altre. Ve ne forniamo qualcuna, così, in ordine sparso. Mariano Ferro, leader della rivolta, dichiara sul sito informarexresistere.fr: «Siamo qui perché questa terra potrebbe essere ricca e invece continuiamo tutti a soffrire. Abbiamo chiesto al governo, a tutti i governi, di ascoltarci: nulla. Adesso speriamo che con questa protesta abbiano un pizzico di attenzione nei nostri confronti». E ancora, Onofrio Carruba Toscano, del Movimento dei Forconi, presidente dell’Aiase (Accademia italiana alta scuola equestre), protagonista di una protesta a cavallo, rivela al sito infomessina.it: «È un’esplosione di gioia e di libertà al grido di: Basta! Dalla Sicilia è partita una grande rivoluzione di coscienze e di anime. Non sono iscritto a nessun partito politico. Ho aderito al movimento spontaneamente perché ci ho sempre creduto. Oggi siamo molto stanchi, ma gioiosi. Peccato che la stampa nazionale si stia comportando in maniera indegna».  

Perché, e questo è un altro punto, la tragedia della Costa Concordia e lo schettinismo dilagante hanno sottratto attenzioni alla protesta. E questo costituisce un ulteriore elemento di rabbia. Oggi l’unico quotidiano nazionale che ha piazzato i forconi in prima pagina è stato La Stampa di Torino.  

Al momento la situazione in Sicilia è la seguente: la benzina è quasi esaurita, lunghe code alle poche pompe che ancora ne hanno, i tir sono fermi, le provviste alimentari cominciano a scarseggiare, ai dipendenti delle raffinerie viene impedito di raggiungere il posto di lavoro. E sui social network si festeggiano le prime code di camion in Calabria. E sì, perché ormai del prezzo del gasolio quasi non si parla più. Alle responsabilità del governatore Lombardo si sommano quelle del presidente del Consiglio Mario Monti, senza ovviamente trascurare un Parlamento che evita l’arresto a Nicola Cosentino, né il nodo scorsoio che Equitalia sta mettendo al collo di imprese e cittadini. E tanto, tanto ancora.

Insomma, c’è tutto e non c’è niente in questa protesta che sembra essere la versione italiana degli indignados. In Spagna occuparono una piazza e vi dormirono per oltre un mese. Da noi, a questo punto, l’obiettivo diventerà provare a paralizzare il Paese. Una piattaforma politica non c’è, questo è sicuro. Il qualuquismo spadroneggia. Si dichiarano apolitici anche se hanno il sostegno di Forza Nuova. Persino la Lega strizza loro l’occhio. Si paragonano ai Vespri siciliani, ma stavolta quelli da scacciare non sono i francesi. Martino Morsello, leader del movimento dei forconi, va sul sicuro: «Questa classe politica deve andare a casa, tutta senza distinzioni». Parlano di effetto domino: «Stavolta faremo davvero la rivoluzione».

E forse per qualche giorno daranno anche l’impressione di farla. Loro al Sud, i tassisti a Roma. I politici che cercheranno di cavalcare l’ondata non mancheranno (Salvatore Petrotto, ex sindaco di Racalmuto, ne dà un esempio, mutuando lo slogan dal comico Antonio Albanese:  «più forconi per tutti»), così come gli intellettuali che faranno a gara per assumere il ruolo di ideologi (Pino Aprile sembra già in pole position). Qualcuno dei protagonisti, quando i media nazionali finalmente si accorgeranno di loro, probabilmente diventerà un personaggio, provando a ricalcare le orme di Francesco Caruso e Luca Casarini; altri, invece, torneranno a casa delusi e amareggiati.

Forse stiamo esagerando, ma il movimento dei forconi non sembra destinato a spegnersi venerdì, ultimo dei cinque giorni di sciopero proclamati dagli autotrasportatori. Manca una piattaforma politica, abbiamo detto. Ma questo non renderà la protesta più governabile. Anzi.  

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