L’agenzia di rating europea rischia di essere un nuovo spreco

Le recenti polemiche sulle scelte delle agenzie di rating hanno riaperto il dibattito: serve un contropotere di rating a livello europeo? Roland Berger sembra in prima linea per raccogliere i capitali che servono. Ma, perché il discorso sia serio, servono almeno 500 milioni di dollari. Altrimenti...

Fitch
20 Gennaio Gen 2012 1515 20 gennaio 2012 20 Gennaio 2012 - 15:15
Messe Frankfurt

Le azioni di Standard & Poor’s hanno riacceso il dibattito sull’eventuale nascita di un’agenzia di rating europea. Ora è Roland Berger, la più importante società di consulenza strategica in Europa, a rilanciare. Secondo il quotidiano portoghese Diário de Notícias, gli uomini del colosso tedesco hanno già pronto un piano che porterà alla nascita della prima agenzia di rating Ue entro le metà del 2012. Il problema principale è che il risultato potrebbe essere non lontano da quello di Egan Jones, la piccola rating agency americana snobbata dai più. Del resto, la reazione degli operatori finanziari agli ultimi declassamenti avvenuti nell’eurozona lasciano pochi spazi all’ottimismo per chi desidera un’ente comunitario.

La proposta di creare un’agenzia di rating a livello comunitario non è nuova. Le prime proposte da parte della Commissione europea sono giunte nel dicembre 2008, dopo il fallimento di Lehman Brothers. Ma mai come ora le probabilità vedono la nascita entro il 2012. Secondo le indiscrezioni della testata lusitana, Roland Berger ha messo in piedi un consorzio con il quale raccogliere circa 300 milioni di euro. L’obiettivo è quello di far nascere un organismo indipendente e no-profit all’interno del quale ci sarebbero diverse istituzioni finanziarie europee e svizzere. Non avrebbe aderito infatti il Regno Unito, che sta conducendo una battaglia su più fronti contro l’oltranzismo tedesco sulla governance economica europea. Dalla sua, Roland Berger avrebbe l’appoggio informale della Commissione Ue. Questo perché, come spiegano fonti di Bruxelles a Linkiesta, «il tempo stringe e Berger è una delle più autorevoli realtà, in grado di sostenere quest’onere». Sì, perché l’americana Egan Jones, fondata nel 1995 da Sean Egan e Bruce Jones, ha dovuto raccogliere 500 milioni di dollari. Roland Berger riuscirà a fare altrettanto e diventare autorevole quando Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch? La questione della legittimità infatti è fondamentale per capire in che quadro potrà agire l’agenzia di rating Ue.

I dati, tuttavia, mettono l’Europa di fronte a un dilemma non da poco. Dopo il declassamento da parte di S&P, sono attesi anche quelli di Moody’s e Fitch. I governi degli Stati dell’eurozona, tranne l’Italia, hanno attaccato per l’ennesima volta le decisioni delle agenzie di rating. Il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn, ha parlato di complotto statunitense nei confronti dell’Europa. Alle sue parole si sono accodate quasi tutte le cancellerie, da quella francese a quella portoghese. Ma hanno dimenticato di spiegare che l’azionista di maggioranza di Fitch è la francese Fimalac, con una quota del 60 per cento. A sua volta, Fimalac è guidata dal finanziere transalpino Marc Ladreit de Lacharrière. Quindi, seppure sia la più piccola delle tre sorelle del rating, Fitch è europea.

Sulla creazione di un’agenzia comunitaria ha discusso ampiamente anche il Parlamento europeo. Questo ha aperto una consultazione pubblica sul ruolo delle agenzie di rating in ambito comunitario, relazionando in modo concreto per la prima volta il 23 marzo 2011. Il Parlamento ha invitato, con votazione unanime, «la Commissione a incoraggiare le imprese esistenti a registrarsi come agenzie di rating del credito di diritto europeo, riducendo gli ostacoli all'ingresso o all'espansione nel settore a tutti i livelli». A quasi un anno di distanza, non c’è ancora accordo su questo tema. «Troppi i costi, poco l’appeal, se non per placare l’opinione pubblica», spiegano diverse fonti della Commissione Ue.

Uno studio del think tank britannico Open Europe ha messo in guardia dalla creazione di un’agenzia europea. Questo perché, come si può vedere dagli ultimi avvenimenti, i mercati finanziari hanno già un’opinione ben formata sul rischio d’insolvenza degli emittenti sovrani. E come ricordato da Paul Donovan, economica della banca elvetica UBS, che pochi mesi fa si era espressa sul tema, «la nascita di una rating agency europea potrebbe confermare solo l’opinione consolidata che l’Unione europea, invece che semplificare i processi, li complica».  

fabrizio.goria@linkiesta.it

Twitter: @FGoria

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