La banca non ha informato sui rischi e il giudice la condanna

Da Ariano Irpino arriva una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza. Il giudice Rocco Abbondandolo ha dato ragione ad un cliente che nel gennaio del 2008 aveva sottoscritto 55 mila euro di obbligazioni di Lehman Brothers. Secondo il magistrato, Fineco, l’istituto che gli ha venduto i titoli, ha...

Lehman Brothers
27 Gennaio Gen 2012 0930 27 gennaio 2012 27 Gennaio 2012 - 09:30
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Per molti economisti chi ha lasciato fallire nel settembre del 2008 la Lehman Brothers ha commesso l’errore degli errori. Da lì è partita la grande crisi dei mutui subprime che ha affondato il castello di carte della finanza e a cascata l’economia reale. Insomma se oggi siamo appesi agli spread e il debito pubblico è diventato un macigno insostenibile buone colpe vanno ricercate anche in quel crack e in chi non lo ha evitato. La pensano allo stesso modo i circa 200mila risparmiatori italiani che da tre anni e mezzo stanno lottando per provare a riportare a casa almeno una parte dei circa 2 miliardi che hanno investito nelle polizze unit linked e nei bond legati alla della banca d’affari americana.

Dagli inizi di gennaio, però, il popolo dei traditi dai fratelli Lehman ha qualche motivo in più per sorridere. La buona novella gli arriva da Avellino (precisamente Ariano Irpino) dove il giudice Rocco Abbondandolo ha dato ragione al cliente che nel gennaio del 2008 aveva sottoscritto 55 mila euro di obbligazioni dell’istituto Usa. È la prima volta e la sentenza potrebbe fare giurisprudenza. Secondo il magistrato, Fineco, l’istituto che gli ha venduto i titoli, ha omesso di informarlo sulla rischiosità dell’operazione ed è quindi tenuto a restituire il capitale maggiorato degli interessi e della rivalutazione: totale 80 mila euro.

«Fineco – spiega Angelo Castelli, l’avvocato di Formia che ha riportato il successo, uno dei massimi esperti del risparmio, può vantare 200 cause vinte sulle obbligazioni argentine, Cirio e Parmalat – ha aderito a Patti Chiari (il sistema di autoregolamentazione dell’industria bancaria) e quindi aveva degli obblighi convenzionali che evidentemente non ha rispettato». Cioè? «Secondo il giudice esistevano degli elementi oggettivi che facevano capire le difficoltà della Lehman e la banca doveva avvertire il cliente dei rischi (anche successivamente alla sottoscrizione del titolo) nonostante il rating fosse affidabile». Quali sono questi elementi? «Innanzitutto l’andamento dei Cds (assicurazione sull’insolvenza dell’emittente ndr) in salita a partire dal 2007 e poi la riduzione della forza lavoro, nello stesso anno la Lehman aveva licenziato quasi il 10% dei suoi dipendenti». Morale della favola: poco importa che il cliente fosse un professionista (un medico), per il giudice la sua esperienza non può essere in nessun modo equiparata a quella della banca che dunque è tenuta a pagare.

E adesso cosa succede? Secondo il legale, si aprono grandi spazi. La sentenza di Ariano Irpino, che costituisce un precedente, che si aggiunge ad un altro di qualche mese fa: «Avevo ottenuto il rimborso stragiudiziale di una polizza unit linked legata all’istituto americano per 52 mila euro (contro banca Network investimenti ndr)». Ora «abbiamo un precedente importante sulle obbligazioni semplici sottoscritte da buona parte dei risparmiatori italiani rimasti incagliati nel crac della Lehman. In questo momento ne rappresento circa 150».

Il consiglio del legale è quello di fare causa. Ma ovviamente ha maggiori possibilità di successo chi ha sottoscritto il bond nel 2008, ha trattato con un istituto aderente a Patti Chiari e soprattutto non ha firmato nessuna liberatoria che gli precludesse la via legale. Come da copione, infatti, anche agli investitori traditi da Lehman è stato offerto un piano di ristrutturazione volontaria per rientrare in parte dei soldi investiti, ma in alcuni casi è successo che ai clienti oltre al modulo di adesione fosse presentato un documento con il quale si escludeva ogni possibilità di portare l’istituto in tribunale. Chi l’avesse firmato può dire addio ai sogni di gloria.
 

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