Oscuri ma potenti, ecco chi sono i tesorieri dei partiti

Oggi Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita espulso dal gruppo del Pd al Senato, è sulla bocca di tutti. Ma fino a ieri non lo conosceva nessuno. È il triste destino dei segretari amministrativi dei partiti. Schivi e silenziosi, ogni anno maneggiano centinaia di milioni di euro: solo nel 2008,...

Luigi Lusi
1 Febbraio Feb 2012 1751 01 febbraio 2012 1 Febbraio 2012 - 17:51
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Schivi, silenziosi, poco appariscenti. Alle elezioni vengono sempre candidati in posizioni sicure, ma come politici sfuggono alle attenzioni mediatiche. Sono i tesorieri dei partiti italiani. Parlamentari spesso sconosciuti al grande pubblico. Gli unici, a sentire i bene informati, a conoscere il vero stato di salute della politica romana. Di soldi ne maneggiano parecchi, d’altronde. Qualche dato: nel 2008, in occasione delle ultime elezioni, sono finiti nelle tasche dei partiti circa 500 milioni di euro. Cifra simile a quella elargita dallo Stato due anni prima, per far fronte alle spese - molto minori - sostenute per le Politiche 2006. E poi ci sono le elezioni Europee, le Regionali. Dalle mani dei tesorieri passano anche i fondi destinati ai gruppi parlamentari e le donazioni. Tante. E spesso misteriose. Già, perché secondo la legge le sovvenzioni private ai partiti fino a 50mila euro possono rimanere anonime. Alla faccia della trasparenza.

I tesorieri. Gente dedita al partito, in alcuni casi fino all’estremo sacrificio politico. Dirigenti pronti - in caso di problemi con la giustizia - a prendersi la colpa e pagare per tutti. Come Severino Citaristi, ex tesoriere democristiano che, come raccontava stamattina Mattia Feltri su La Stampa, ai tempi di Tangentopoli arrivò a totalizzare una settantina di avvisi di garanzia. Non fa eccezione Luigi Lusi: l’ex parlamentare Pd - già tesoriere della Margherita - indagato per aver sottratto 13 milioni di euro dai rimborsi elettorali dell’ex partito di Francesco Rutelli. Le sue prime parole? «Mi assumo per intero la responsabilità di quanto viene contestato».

L’uomo dei conti del Popolo della libertà si chiama Rocco Crimi. È il segretario amministrativo nazionale di via dell’Umiltà. Messinese, imprenditore nel settore farmacologico, è giunto alla quinta legislatura. «È una delle persone di cui si sa di meno» raccontano dal partito. Estremamente discreto in tutte le sue attività, carattere schivo, per molti colleghi di partito è «l’uomo perfetto per fare il tesoriere». «Quando era sottosegretario allo Sport - ride un collega - ha agito con così tanta discrezione che della sua attività al governo non se n’è accorto quasi nessuno». Già tesoriere di Forza Italia, Crimi è stato chiamato a gestire le casse del partito dal Cavaliere in persona. «Ma soprattutto - spiegano - è uno ricco di famiglia. Uno che non ha certo bisogno della politica per vivere. E questa è una garanzia. È una di quelle persone a cui puoi affidare ciecamente tutti i soldi che vuoi».

Il tesoriere del Pd è talmente discreto che in molti neppure lo conoscono. Si chiama Antonio Misiani, quarantenne bergamasco. Laureato in economia politica, di mestiere fa il consulente finanziario. Bersaniano, è stato eletto tesoriere nazionale nel novembre 2009. «Un tipo rigido - racconta chi ha avuto a che fare con lui - ogni volta che organizziamo un convegno ci contesta fino all’ultima fattura». Meticoloso al punto che qualcuno non esita a definirlo «un incubo». «Ma è anche il tesoriere - spiega un dirigente democrat - che ha iniziato a far certificare i nostri bilanci da società di revisione, unico partito in Italia». Deputato alla seconda legislatura, fuori dalla Camera Misiani non lo conosce quasi nessuno. E così molti sono convinti che a tenere i conti del partito sia ancora Ugo Sposetti. Ex ferroviere, braccio destro del ministro delle Finanze Visco, tesoriere dei Ds. Quando ieri è scoppiato lo scandalo Lusi, tanti sono andati a cercare proprio lui. A partire da Massimo D’Alema, che dopo averlo incrociato in Transatlantico lo ha preso bonariamente in giro: «Se quello (Lusi, ndr) ha una casa in Canada, tu ne devi avere almeno una in Siberia o in Cina…».

Al centro delle polemiche è finito, qualche settimana fa, il tesoriere della Lega Nord. Francesco Belsito. Da sempre vicino al Cerchio magico dell’ex capogruppo Marco Reguzzoni, è stato duramente accusato dall’ala maroniana del partito. Colpevole di aver investito una parte rilevante dei rimborsi elettorali del partito in fondi tanzanesi e ciprioti. Una vicenda che ha sollevato anche il malcontento della base. Tanto che alla grande manifestazione milanese di un paio di settimane fa, qualche militante si è presentato sventolando provocatoriamente una bandiera della Tanzania. A differenza dei colleghi tesorieri, Belsito non è un parlamentare. Ecco perché molti deputati giurano di non conoscerlo affatto. Eppure a Roma veniva spesso. Anche perché fino a pochi mesi fa era il sottosegretario alla Semplificazione normativa. Il vice di Roberto Calderoli. Di lui, a Montecitorio, in molti si ricordano per una vicenda curiosa. Secondo una leggenda metropolitana che gira a Palazzo un suo biglietto da visita fu trovato nell’appartamento genovese di Ruby, l’amica dell’ex premier Silvio Berlusconi. 

I conti dell’Udc sono in mano a Giuseppe Naro. Deputato, già senatore, è uno dei parlamentari meno appariscenti della legislatura. Una sola proposta di legge presentata. Un pugno di interventi in Aula. Messinese come Rocco Crimi, è laureato in Economia e commercio. Ricercatore all’Università. «Il nostro segretario amministrativo - raccontano dal partito - è una persona dai tratti signorili e dal comportamento sempre garbato. Insomma, un siciliano d’altri tempi». La scorsa estate Naro è stato tirato in ballo nell’inchiesta sugli appalti Enav. Indagato dalla procura di Roma dopo che l’imprenditore Tommaso di Lernia ha raccontato di averlo incontrato nella sede romana del partito. E di avergli consegnato - ricostruzione che Naro smentisce - una busta con 200mila euro. «Ma lui - spiegano ancora i colleghi - si è confermato un signore. Non ha denunciato complotti e si è messo con serenità a disposizione della magistratura». 

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