Pdl, accordo Formigoni-La Russa per far saltare Alfano

La vittoria di Sandro Sisler al congresso provinciale del Pdl di Milano ha scatenato una ridda di voci e veleni sul ruolo di Ignazio La Russa dentro il partito di Silvio Berlusconi. Tanto che alcuni ex aennini ammettono che l'appoggio di Roberto Formigoni al candidato larussiano è stato fatto in ...

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14 Febbraio Feb 2012 1800 14 febbraio 2012 14 Febbraio 2012 - 18:00

Dietro la vittoria di Sandro Sisler alla segreteria provincia di Milano del Popolo della Libertà ci sarebbe un accordo tra il presidente di regione Lombardia Roberto Formigoni e l’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa. Il governatore avrà l’appoggio dell’ex colonnello aennino in vista delle primarie che dovranno sancire la leadership dentro il partito, quando sarà messa in discussione la segreteria di Angelino Alfano. Mentre i larussiani, anche definiti il Clan di Paternò, attraverso Sisler, potranno avere voce in capitolo sulle prossime elezioni amministrative, in particolare a Sesto San Giovanni dove per diversi anni è stato consigliere il fratello di Ignazio, Romano La Russa.

È questa una delle prime considerazioni che alcuni pidiellini fanno a caldo in Lombardia, dopo il congresso provinciale di domenica all’Ata Hotel alle porte del capoluogo lombardo, dove è stata sancita la sconfitta del presidente della provincia Guido Podestà. E la fanno conti alla mano, confrontando il numero di votanti in provincia di Milano con quelli di Bergamo, dove a vincere è stato l’esponente di Comunione e Liberazione Angelo Capelli. Se nella provincia meneghina infatti hanno votato solo 4.353 iscritti, cioè meno del 75% dei tesserati, nella bergamasca su 17mila iscritti, sono andati a votare in 7 mila. Capelli, nella provincia amministrata dalla Lega Nord con Ettore Pirovano, l’ha spuntata con 3900 voti, pari a circa il 58%.

«Perché a Bergamo sono andati così in tanti ai seggi e a Milano no? - si domanda un esponente del Pdl meneghino che chiede l’anominato -. «Forse perchè le truppe cammellate di Formigoni quando hanno visto che Sisler avrebbe vinto a mani basse hanno preferito non recarsi nemmeno all’Ata Hotel?». Del resto, la componente ciellina dentro il Pdl è una delle più attive a livello di organizzazione territoriale. Tanto che si lamentarono durante la campagna elettorale di Letizia Moratti contro Giuliano PisapiaDomande e veleni dentro un partito, dove il segretario Angelino Alfano viene sempre più messo in discussione. La Russa, dal canto suo, ha minimizzato in un’intervista a Libero. «Basta con questa competizione tra ex An ed ex azzurri. Il confronto sulle idee ci piace, ma i discorsi su An che va meglio di Forza Italia nei congressi no». E ha aggiunto: «Milano è la prova che le distinzioni tra ex-An ed ex-Fi non esistono. Conosco Sisler da tempo,vero, ma è stato sostenuto da tutti: dal coordinatore regionale Mantovani, da Formigoni, dall'area socialista di Colucci».

Eppure i timori degli ex esponenti Forza Italia, sul fatto che la componente aennina dentro il Pdl avrebbe preso il sopravvento durante la fase congressuale, si stanno rivelando veri un po’ dappertutto. Come in Toscana, Emilia Romagna e Veneto, dove pure a Verona a spuntarla è stato l’ex aennino Giovanni Miozzi. Alla fine di ottobre, quando fu chiusa la campagna di iscrizioni, si disse che gli ex An avevano fatto incetta di tessere, grazie anche al loro radicamento sul territorio. Più in generale, però, quello che sottolineano alcuni esponenti del partito è la spartizio in atto delle segreterie regionali.

Prima dei congressi, infatti, Silvio Berlusconi e lo stesso Alfano avrebbero spiegato ai militanti sul territorio che ci sarebbero dovuti essere candidati unici in tutte le province e nelle città. In questo modo si sarebbero evitati screzi in una fase così difficile per il Pdl, sia per il sostegno del governo Monti alla Camera, sia per la traballante allenza con la Lega Nord in vista delle prossime elezioni. La linea è stata tenuta in Lombardia dal coordinatore Mario Mantovani, che fino all’ultimo ha provato a far convergere i voti di tutte le correnti sul nome di Sisler. Podestà ha provato a mettersi di mezzo, ma alla fine la linea ha avuto il sopravvento, non senza qualche polemica.

«Basta far due calcoli per capire che il congresso provinciale del PDL è stato un completo fallimento politico», spiega Francesco Forte dell’Unione Patriottica che ha dato il suo voto a Podestà ma che non voterà per il congresso cittadino in polemica con i vertici. «Confrontate i voti di lista, le preferenze ottenute dai singoli candidati alle scorse elezioni regionali ed il numero ufficiale degli iscritti: il signor-nessuno Sisler, nonostante l'attivismo del clan di Paternò e gli accordi di corrente, è stato eletto solo da 3.136 voti, praticamente il gruppo degli ex AN. I capi bastone che lo hanno ufficialmente sostenuto (Mantovani, Colucci ed in primis Formigoni) gli hanno dato, nella realtà, pochi voti, quindi poca autorevolezza, proprio per dare un segnale politico agli ex An e tenere il debole neo-eletto continuamente in bilico e sotto ricatto, confermando che si tratta di un burattino di pura facciata». 

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