“Rendiamo Roma efficiente come se ci fossero le Olimpiadi”

«Perché le Olimpiadi siano davvero un’occasione per Roma bisogna realizzare un masterplan della città con un’idea forte di sviluppo, pratiche trasparenti, e un rapporto consolidato tra amministrazione pubbliche e imprese private». Elio Borgonovi, presidente della Commissione vigilanza sport profe...

Neve Colosseo
14 Febbraio Feb 2012 1634 14 febbraio 2012 14 Febbraio 2012 - 16:34
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«In questo momento storico è necessario non solo avere il coraggio di fare alcune manovre che costano sacrifici, ma anche stare attenti a non farsi prendere dall’emotività». Elio Borgonovi, direttore dell’Istituto di pubblica amministrazione e sanità dell’Università Bocconi e presidente della Commissione vigilanza sport professionistico (Covisp) costituita dal Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), interpreta così il niet di Mario Monti a Roma 2020. Borgonovi, che conosce bene Monti – i due erano giovani assistenti in Bocconi nel lontano 1969, Monti in economia politica e Borgonovi in economia aziendale – spiega: «Perché le Olimpiadi siano davvero un’occasione di sviluppo per Roma bisogna realizzare un masterplan della città con un’idea forte dietro e delle best practices inflessibili soprattutto in termini di trasparenza, oltre a un rapporto efficiente e già consolidato tra amministrazione pubbliche e imprese private, e servizi pubblici perfettamente coordinati».

Mario Monti ha deciso: no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020. Una scelta lungimirante o no?
Ritengo che in questo momento storico sia necessario non solo avere il coraggio di fare alcune manovre che costano sacrifici, ma anche stare attenti a non farsi prendere da emotività legate a eventi impegnativi come un’Olimpiade. In teoria eventi come questi hanno sempre svolto una funzione di volano per l’economia, ma dalla fine degli anni ’90 questa equazione non c’è più. Alcuni casi di grandi manifestazioni come le Olimpiadi di Atene nel 2004 e l’Expo di Lisbona sono lì a dimostrarlo. 

Oggi però è fin troppo facile citare il cattivo esempio delle Olimpiadi di Atene. In quell’occasione che cosa è andato davvero storto? 
Ci sono stati due errori di fondo, uno dei quali potrebbe non valere per l’Italia. Il primo è legato alle tempistiche: inizialmente la Grecia aveva presentato la sua candidatura per le Olimpiadi del centenario, che poi furono assegnate ad Atlanta per via delle fortissime pressioni esercitate dal principale sponsor, la Coca Cola, che aveva il suo quartier generale nella città americana. E nel 2004 l’economia e il debito greco avevano già mostrato i primi segnali di rallentamento. Il secondo errore è, diciamo, di tipo keynesiano: concentrarsi su investimenti labour intensive senza preoccuparsi del poi, e qui penso che l’Italia possa esprimere delle professionalità con una visione di lungo periodo soprattutto sull’utilizzo futuro delle strutture che si mettono in piedi. Probabilmente la valutazione di Monti non è stata una chiusura totale, ma un rimandare un appuntamento a quando i conti saranno risanati, anche per una questione di credibilità internazionale. Forse nel 2024 saremo più preparati.

Sull’eredità delle Olimpiadi invernali di Torino si dibatte ancora. Qual è il bilancio?
A mio parere Torino è un esempio, ma vanno fatte alcune considerazioni: innanzitutto un’Olimpiade invernale è un evento molto più ridotto in termini di risorse pubbliche impiegate, in secondo luogo va riconosciuta al sindaco Chiamparino l’idea di realizzare tramite il Toroc (il comitato organizzatore, ndr), una società che stava fallendo, una seria di interventi che consentissero una riconfigurazione della città. Certo, Torino si sta ancora portando dietro il fardello del debito, ma nel complesso il mio giudizio è positivo. Non considero altrettanto positive le Olimpiadi di Pechino e di Atlanta, dove i costi sono lievitati del 50 per cento. All’epoca delle Olimpiadi del 1960 a Roma è stato riqualificato l’Eur, un quartiere che ancora oggi deve trovare una sua identità.

Quanto pesano le inchieste sui Mondiali di nuoto del 2009?
Sicuramente non sono un buon biglietto da visita, ma le valutazioni da fare sono altre. Perché le Olimpiadi siano davvero un volano di sviluppo per Roma bisogna in primis realizzare un masterplan della città con un’idea forte dietro e delle best practices inflessibili soprattutto in termini di trasparenza, oltre a un rapporto efficiente e già consolidato tra amministrazione pubbliche e imprese private, e servizi pubblici perfettamente coordinati. Come si può mettere un peso simile sulle spalle di un’amministrazione che è andata in tilt per un po’ di neve? Tuttavia, il lavoro preparatorio per la candidatura e le competenze maturate non vanno assolutamente buttate al vento, ma valorizzate e affinate per arrivare preparati al prossimo appuntamento, quando l’economia e l’intera città, comprese l’Atac e l’Acea, saranno in grado di sostenerlo.

Domanda tecnica: come funziona la progettazione e il finanziamento di un’Olimpiade?
Dal punto di vista gestionale esistono dei modelli di project management di grandi progetti che vengono a loro suddivisi in moduli e settori, dalle infrastrutture alla comunicazione. Dal punto di vista finanziario, invece, si compila un prospetto che si chiama “fonte impieghi”, dove si redigono le stime dei costi – ad esempio per la realizzazione di un nuovo stadio – sulla base delle valutazioni di esperti indipendenti, e dei finanziamenti europei, governativi e comunali, ed eventualmente del credito sportivo. Solitamente i costi vengono stimati correttamente, al contrario dei proventi. Nel caso di Roma il costo è di 8,2 miliardi, di cui 3,5 coperti dal Cio. Il comitato olimpico internazionale, ha ovviamente degli advisor interni e delle società di certificazione che si occupano del monitoraggio, ma il gioco politico su costi e appalti pesa moltissimo.

Non ci saranno le Olimpiadi, ma l’Expo 2015 è alle porte.
L’Expo si sta rimettendo in carreggiata in tempi record dopo grosse beghe politiche, peraltro all’interno dell’ex maggioranza di Governo. Né il ministro Tremonti né l’ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, hanno mai mostrato segni di collaborazione e il presidente di Expo, Diana Bracco, non è riuscito a dare una struttura precisa di project management. Poi c’è stato il cambio di amministratore delegato con l’uscita di Stanca, ma al di là della politica adesso mi sembra che abbia una struttura funzionante. 

 

Twitter: @antoniovanuzzo
 

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