Il discorso integrale del governatore di Bankitalia Visco

«Il 2012 sarà un anno di recessione. Il pil cadrà dell’1,5%. A dicembre i prestiti alle imprese si sono contratti di 20 miliardi. Ora le banche dovranno dimostrare di saper svolgere bene il loro mestiere, per non far entrare l’economia in asfissia creditizia, deperendo e trascinando con sé le pro...

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18 Febbraio Feb 2012 1030 18 febbraio 2012 18 Febbraio 2012 - 10:30
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PARMA – L’Italia non ritornerà a crescere nel 2012, ma nella seconda parte dell’anno, condizioni macroeconomiche permettendo, il Paese potrebbe stabilizzarsi. È questo uno dei punti cardine del discorso che il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sta tenendo in questi istanti a Parma in occasione del diciottesimo congresso dell’Assiom Forex, l’associazione degli operatori finanziari. Per Visco la crescita economica «favorisce l’aggiustamento della finanza pubblica, che è comunque su un sentiero sostenibile anche sotto ipotesi poco favorevoli sulla crescita e sui tassi d’interesse». Una nota dolente, evidenziata nella relazione, riguarda invece i prestiti alle imprese, che a dicembre hanno subìto una contrazione di 20 miliardi di euro, un’entità – sottolinea il numero uno di Palazzo Koch – molto elevata nel confronto storico, anche se influenzata dalla volatilità dei dati di fine anno. Moderato calo, invece, per i prestiti alle famiglie.

Visco, in linea con quanto affermato dal direttore generale Fabrizio Saccomanni nel corso dell’audizione al Senato dello scorso gennaio, ha denunciato un tempismo “non ottimale” sulle misure adottate dall’Eba, il regolatore bancario europeo. Bruxelles avrebbe dovuto in primis rafforzare il fondo salva-Stati Efsf. Per quanto concerne la prossima asta di liquidità della Bce, prevista per il prossimo 29 febbraio, Bankitalia calcola che, «una volta dedotti i margini di garanzia il collaterale complessivo delle banche italiane aumenterebbe di ulteriori 70-90 miliardi, a poco meno di 450». Ciò permetterà di diminuire la rilevanza dai bond garantiti dallo Stato, «pari a 60 miliardi di euro circa al netto dei margini di garanzia».
Sul fronte delle banche italiane, riconoscendo uno sforzo in termini di ricapitalizzazioni pari a 20 miliardi di euro, Visco si è soffermato sulla necessità di semplificare la governance degli istituti di credito, con riferimento particolare a strutture societarie eccessivamente articolate. Per Bankitalia il recupero della redditività passa soprattutto attraverso questa riforma, delicata così come quella sui doppi incarichi nelle società quotate, contenuta nel decreto Salva Italia e menzionata da Visco, e con la sobrietà nelle politiche di remunerazione dei manager. Presto, proprio su questo tema, Bankitalia fornirà «indicazioni volte a orientare le loro scelte in materia».

In ogni caso, riconosce Visco, il «seppur ridotto» divario di capitalizzazione delle banche italiane nel confronto con i concorrenti esteri «risente di modalità di calcolo delle attività ponderate per il rischio non omogenee tra i diversi ordinamenti». Inoltre, il rapporto tra il totale delle attività di bilancio e il patrimonio di base, leggi leva, è inferiore a 20, rispetto a una media europea di 33. Insomma, le banche italiane sono solide.

Infine, Visco ha voluto utilizzare le stesse parole del predecessore Mario Draghi nel suo intervento al Forex del 2009 per sottolineare l’importanza, per l’economia italiana, di una gestione «sana e prudente, con acuita capacità selettiva» del credito da parte delle banche. È cruciale che l’economia non entri «in asfissia creditizia». L’abbondante liquidità deliberata dalla Bce di Mario Draghi, sebbene abbia evitato «il rischio incombente di una crisi di funding», va messa a disposizione delle imprese.

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