Un hacker solitario beffa la Binetti e Anonymous

Il sito dell’onorevole Binetti è stato attaccato da Anonymous? A sentire alcuni “hacktivist” che partecipano alle attività del gruppo, «Si tratta di un cane sciolto. Ad essere sinceri, fino a che non ha “bucato” i due siti non avevamo nemmeno idea di chi fosse questo personaggio». Per il momento ...

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22 Febbraio Feb 2012 1458 22 febbraio 2012 22 Febbraio 2012 - 14:58

Gli Anonymous attaccano il sito web della Binetti e di Miss Padania? Macché. «Si tratta di un cane sciolto», assicurano fonti interne al movimento. «E, ad essere sinceri, fino a che non ha “bucato” i due siti non avevamo nemmeno idea di chi fosse questo personaggio».

I “defacciamenti” (ovvero sostituire il contenuto dell’homepage originale con quello voluto dall’hacker) di stamani non hanno dunque nulla a che vedere con gli hacktivisti di casa nostra, che nei giorni scorsi avevano invece bersagliato i siti web di Domenico Scilipoti e Maurizio Paniz per protestare contro il blocco del sito web Vajont.ifo, scattato a seguito della querela per diffamazione da parte dei due deputati. «Continueremo la nostra campagna di #opitaly (l’Operation Italy, lanciata dagli attivisti Anonimi contro ogni forma di censura del web in Italia, ndr), così come abbiamo fatto nel caso del sito Vajont.info. Ma noi con l’attacco alla Binetti e a Miss Padania non c’entriamo» fanno sapere a Linkiesta.

Che ci fosse qualcosa di strano si intuiva già dal contenuto del comunicato di rivendicazione postato sull’homepage di Paola Binetti: uno sconclusionato sproloquio sulla corruzione della politica orientato alla condanna del caso Lusi, il tesoriere della Margherita accusato di aver sottratto ingenti somme di denaro al partito. Ma perché prendere spunto dal caso Lusi per attaccare un deputato dell’Udc, scomodando anche l’Opus Dei, o addirittura il sito web delle bellezze padane, e minacciando indiscriminatamente tutto l’arco parlamentare? Presto detto: l’autore non parlava a nome di Anonymous e, soprattutto, non era nemmeno un Anonymous.

Molto rumore per nulla, insomma. O per lo meno, molto rumore per tanta pubblicità: quella che, magari, l’ignoto autore degli attacchi spera di farsi per entrare nelle grazie del movimento Anonymous italiano. Intanto la chat Irc dove i simpatizzanti del movimento Anonymous si ritrovano per discutere si divide tra quelli che plaudono all’iniziativa personale e quei “duri e puri” che, invece, s’incazzano, come i francesi nella famosa canzone di Paolo Conte.

Per il momento non ci sono smentite ufficiali da pare dei cyberattivisti “veri”. Ma non è da escludere che i veri Anonimi si facciano sentire molto presto. Alcuni esponenti, infatti, a titolo personale, hanno già fatto presente di sentirsi molto infastiditi da quanto avvenuto: «Siamo stati presi in giro da un tizio che ha fatto tutto da solo usando il nome di tutti». E un simpatizzante rilancia su Twitter: «Bucare il sito del Fantabosco, metterci un comunicato idiota e credersi Anonymous. Così si rovinano le belle idee».

È la prima volta, infatti, che un esterno al movimento riesce a mettere a segno un colpo così eclatante attribuendosi autonomamente il marchio di fabbrica degli Anonymous. Ma com’è potuto succedere? «In realtà – spiega la nostra fonte – “defacciare” un sito non è poi così difficile». Specie in Italia, dove l’attenzione alla sicurezza dei siti Internet è scarsissima, e molti sono assolutamente privi di qualsiasi accorgimento di difesa. «Il più delle volte basta andare in cerca di qualche mail su Google, qualche altra stupidaggine, e per uno che ci sa fare diventa un gioco da ragazzi».
 

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