Idv, il bilancio oscuro del partito di mani pulite

Dopo Pd e Lega Nord, terza puntata del viaggio nei bilanci dei partiti politici. Né nella relazione sulle gestione del 2009, né in quella del 2008, è presente l’elenco dettagliato degli “oneri della gestione caratteristica”. Non solo: rispetto alla gestione finanziaria, il suo risultato è incredi...

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27 Febbraio Feb 2012 0900 27 febbraio 2012 27 Febbraio 2012 - 09:00

È un partito che gode di ottima salute, almeno da un punto di vista finanziario, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. I relativi bilanci degli ultimi anni si sono infatti sempre chiusi con un congruo avanzo gestionale: 14,4 milioni di euro nel 2008, 9,36 milioni di euro nel 2009 e 4,8 nel 2010. Ciò, come nel caso delle altre formazioni politiche, grazie ai lauti rimborsi delle spese elettorali, che dal 2008 sono stati pari a 45 milioni di euro.

L’amministrazione dei conti è da anni nelle mani di Silvana Mura, fidatissima collaboratrice di Di Pietro e che, evidentemente forte del diploma di perito commerciale conseguito trentacinque anni fa, controlla le finanze del partito in assoluta autonomia, firmando ogni documento contabile, senza avvalersi di consulenze specialistiche in materia. Ne va un po’ della chiarezza espositiva dei diversi documenti presenti in un’area non facilmente accessibile del sito web, nonché della completezza dei dati. Perché, ad esempio, né nella relazione sulle gestione del 2009, né in quella del 2008, è presente l’elenco dettagliato degli “oneri della gestione caratteristica”, cosicché diviene impossibile fare una valutazione comparata su alcune voci di costo.

Certo saltano comunque agli occhi alcune cifre relative al bilancio 2010. Come il balzo del costo del lavoro diretto, passato da 597mila 679 a 926mila 703 euro ed i 480mila 343 euro di “spese per collaboratori e consulenze”. In quest’ultimo caso e come si legge nella relazione sulla gestione dell’esercizio 2009, tale voce sembrerebbe (il condizionale è d’obbligo non essendo stato possibile avere spiegazioni su questo e su altri aspetti dall’onorevole Mura) doversi imputare «[...] alla definizione e strutturazione dei dipartimenti tematici» per i quali «si è resa altresì necessaria l’attivazione e il conferimento di consulenze e collaborazioni professionali». Sempre in tema di maestranze, va detto che l’Italia dei Valori ha accresciuto il numero di dipendenti, passato da 7 unità del 2008 a 26 unità del 2010. Nel rendiconto spicca il valore di 241mila 265 euro ascritto a spese di ristrutturazione. Gli immobili occupati dall'IdV devono essere particolarmente bisognosi di profonde manutenzioni, visto che se alla spesa del 2010 si sommano quelle affrontate ogni anno nel periodo 2006-2009, il conto degli ammodernamenti degli ultimi 5 anni sale a poco meno di 900.000 euro.

Scorrendo la lista degli oneri, emerge che le spese di rappresentanza raggiungono la non risibile quota di 373mila euro, mentre quelle relative ai canoni di locazione ammontano a 444mila 913 euro, di cui 225mila euro riguardano la sede nazionale e circa 200mila euro la sede operativa di Bergamo e quella legale-amministrativa di Milano. L’Italia dei Valori è un partito che non bada a spese quando si tratta di investire nella comunicazione tradizionale o in quella offerta dai new media e social network.

Nella relazione sulla gestione 2010 si legge, ad esempio che «anche a seguito della costituzione dell’Ufficio Comunicazione e della campagna referendaria, il Partito si è trovato nella necessità di avvalersi di collaborazioni esterne sostenendo un costo complessivo di euro 358.267,11»; nella relazione dell’esercizio 2009 viene scritto che «Italia dei Valori ha investito, sempre nel 2009 nuove risorse per lo sviluppo della relazione e della comunicazione attraverso la rete […] in particolare, sulla piattaforma You Tube sono stati pubblicati più di 800 filmati tra servizi giornalistici, viral-video ed interviste a persone della società civile e il costo di tali attività, organizzative e comunicative è stato di euro 893.554,82»; infine nella relazione di gestione del bilancio 2008 emerge che l’attività di «sviluppo dell’immagine in Rete attraverso l’utilizzo massiccio di formati multimediali, servizi giornalistici pubblicati online e incremento delle iniziative sulla Rete legate al territorio, potenziamento delle aree di relazione con i cittadini, attraverso la possibilità data al Presidente del Partito e ai singoli parlamentari di interagire con il proprio elettorato attraverso aree di dialogo accessibili dal portale dell’Italia dei Valori» ha comportato una spesa complessiva equivalente addirittura a 539mila 138 euro.

Rispetto alla gestione finanziaria, il suo risultato è incredibilmente negativo per 74.231,91. Anche su tale aspetto il tesoriere dell’Italia dei Valori non ha voluto fornire spiegazioni e quindi è presumibile che il risultato sia dovuto al notevole ed apparentemente inspiegabile incremento degli interessi ed oneri finanziari – passati da 27mila 433 euro del 2009 a 111mila 172 euro del 2010 – nonché al fatto che gli interessi sui diversi prodotti finanziari in cui il partito di Di Pietro investe 4,7 milioni di euro producono appena 36mila 940 euro. La scelta, dunque, di acquistare, attraverso Eurizon Capital Sgr S.p.A. del gruppo Intesa San Paolo, ben 3.983.284 euro di titoli non pare sia stata particolarmente felice. Ciò anche considerando il fatto che i più tradizionali Buoni ordinari del tesoro, posseduti nella misura di 2 milioni di euro dall’Italia dei Valori nel 2008, produssero circa il medesimo ammontare di proventi.

Sarebbe stato interessante approfondire il perché 4,7 milioni di euro di titoli producano solo 22mila euro di interessi (ossia circa lo 0,46%) e comprendere il tipo di portafoglio posseduto dall’Italia dei Valori, ma, anche in questo caso, non è stato possibile avere il codice Isint identificativo dei diversi prodotti, che nella nota integrativa compilata dal tesoriere sono elencati genericamente. Mentre risulta pari a zero euro la voce relativa alle quote associative annuali, le libere contribuzioni, che sono quantificate in 718mila euro, vanno ascritte quasi interamente (706mila euro) agli eletti nei parlamenti nazionale, europeo e nei consigli regionali.

Riguardo i proventi ed oneri straordinari, non è stato possibile comprendere dall’onorevole Mura a cosa sono imputabili gli 843mila 785 euro di sopravvenienze passive, che peraltro in misura simile sono presenti anche nei bilanci 2009 (705mila 121 euro) e 2008 (730mila 008). Tali voci dovrebbero rappresentare il risultato di una rettifica dei valori relativi ai rimborsi elettorali.

Va detto che sul tema dei rimborsi delle spese elettorali – che anche nel caso dell’Itala dei Valori arrivano ad essere superiori fino al 150% delle spese effettivamente sostenute nelle diverse campagne elettorali - è in atto da diversi anni una battaglia giudiziaria, senza esclusione di colpi, tra l’Italia dei Valori e alcuni esponenti de “Il Cantiere”, l’associazione politica fondata nel 2004 da Elio Veltri insieme ad Achille Occhetto, Giulietto Chiesa, Paolo Sylos Labini, Diego Novelli ed Antonello Falomi dopo la separazione politica tra Occhetto e Di Pietro. La querelle ha per oggetto la ripartizione del rimborso elettorale per le elezioni europee del 2004, in occasione delle quale Di Pietro e Occhetto diedero vita ad una alleanza, a seguito del cui scioglimento Di Pietro decise di tenere per sé i rimborsi elettorali.

Di qui l’innescarsi di una lotta a suon di carte bollate che proprio negli scorsi giorni si è arricchita di una nuova puntata. La Corte di Cassazione ha infatti deciso di fissare una pubblica udienza per decidere nel merito sul ricorso proposto dagli avvocati Libero Mancuso e Francesco Paola, difensori di Giulietto Chiesa, Elio Veltri, del Movimento politico de “Il Cantiere” e di associati ed ex associati all’Italia dei Valori avverso l’archiviazione disposta dal Gip di Roma nel procedimento sulla gestione dei suddetti rimborsi elettorali da parte di Di Pietro, accusato di aver dato vita ad un soggetto politico con lo stesso nome del partito, composto da tre soli soci familiari, che si sarebbero sostituiti al partito nella richiesta e percezione dei rimborsi medesimi.

Pure su questo sarebbe stato utile ottenere da Silvana Mura, cioè da chi non è solo il tesoriere dell’Italia dei Valori, ma l’ombra di Di Pietro, qualche chiarimento, che purtroppo non è arrivato.

 

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