Politica lontana, divisa e incapace, gli Usa sembrano l'Italia

Comunque vada, per Mitt Romney questo Super Tuesday, il Super Martedì in cui gli elettori repubblicani sono chiamati alle urne in ben dieci stati, dovrebbe rivelarsi un ulteriore passo verso la nomination. Ma queste primarie stanno evidenziando anche Oltreoceano le difficoltà della politica. Da a...

Mitt Romney Supertuesday
6 Marzo Mar 2012 0939 06 marzo 2012 6 Marzo 2012 - 09:39
...

NEW YORK - Non farà suoi tutti gli Stati in cui si vota oggi, Mitt Romney, ma probabilmente abbastanza per riaffermare che sarà lui a sfidare il presidente Barack Obama alle prossime elezioni in autunno. Piaccia o no ai conservatori più granitici, e a chi lo ritiene troppo “loffio” per essere vero.

Ma andiamo per ordine: oggi è il famoso Super Tuesday, il Super Martedì in cui gli elettori repubblicani sono chiamati alle urne in ben dieci stati: Alaska, Georgia, Idaho, Massachusetts, Dakota del Nord, Ohio, Oklahoma, Tennessee, Vermont e Virginia. Sono in palio 437 delegati. Nelle precedenti tornate l’ex governatore del Massachusetts Romney ne ha conquistato 137 seminando via via l’ex senatore della Pennsylvania Rick Santorum (54) l’ex presidente del Congresso Newt Gingrich (32) e il libertario Ron Paul (20). Ma per ricevere l’investitura del partito a sfidante del presidente Obama alla Convention di Tampa in Florida il prossimo agosto a Romney ne servono 1.144 su un totale di 2mila 286. Quindi il Super Martedì è per lui l’occasione di allungare il passo. Non dovrebbe avere problemi in Virginia (Santorum e Gingrich sono già fuori per un inghippo burocratico), Massachusetts (è stato governatore e il suo consenso è ancora solido), Idaho (larga parte della popolazione è di fede mormona) e Vermont (elettorato affine a quello del New Hampshire dove Romney ha vinto a mani basse).

Paradossalmente, però, ad avvantaggiare Romney potrebbero risultare gli Stati in cui è dato per perdente. Primo fra tutti la Georgia dove è in gioco il bottino piu’ ghiotto di giornata: 76 delegati. Gingrich ha puntato il tutto per tutto su questo Stato del Sud che rappresentava un tempo in Congresso e se vince, come è probabile secondo i sondaggi, avrà un appiglio per restare in gara, scippando così voti a Santorum suo avversario sul fronte dei superconservatori. L’italo-americano Santorum, dal canto suo, è ben posizionato in Oklahoma, Tennessee e Ohio.

Quest’ultimo Stato, la cui industria pesante ha patito particolarmente la crisi economica, è quello a cui è rivolta maggiormente l’attenzione degli osservatori. Per una serie di ragioni: dimensione, composizione variegata dell’elettorato (destra religiosa, Tea Party, classe operaia) numero di delegati (66) e probabilità di essere decisivo nelle elezioni generali perché ha un corpo elettorale fluido (a volte vincono i repubblicani, altre i democratici). Una sconfitta di misura di Santorum o un suo trionfo lo spingerebbero a proseguire la corsa, il che toglierebbe consensi a Gingrich, e a beneficiare di questo duello a destra sarebbe il solito Romney.

Alaska e soprattutto Dakota del Nord, dove le primarie si svolgono, così come in Idaho, con il sistema delle assemblee cittadine dette caucus potrebbero essere terreno favorevole per l’istrionico Ron Paul, amato da molti giovani di destra, ma anche di sinistra, per le sue posizione da un lato vicine al movimento Occupy Wall Street (per esempio l’abolizione della Fed) dall’altro ai movimenti ultraconservatori (vedi la riduzione all’osso dello stato sociale). Ma Paul corre per raccogliere piu’ delegati possibili e far valere le sue posizioni alla Convention. Per quanto riguarda la nomination non ha chance.

Insomma, comunque vada, per Romney questo Super Tuesday dovrebbe rivelarsi un ulteriore passo verso la nomination. Ma potrebbe essere un successo effimero. Se anche prevarrà alla Convention questo sfiancante incontro di boxe tra lui, Gingrich e Santorum che da mesi si azzannano verbalmente in dibatti, comizi e spot elettorali al curaro non ha fatto che indebolire il partito repubblicano e frammentare l’elettorato.

Da anni l’americano della strada è insofferente per l’incapacità di democratici e repubblicani di trovare soluzioni e politiche, per esempio economiche, efficaci nell’interesse del Paese. E ora anche all’interno dei partiti – queste primarie repubblicane ne sono un esempio – affiorano divisioni profonde alimentate dalla mancanza di personalità particolarmente ispirate (o semplicemente di buon senso) e abbondanza, al contrario, di personalismi. Si pensi a Gingrich, un ex-speaker del Congresso ostracizzato dal suo stesso partito che con i soldi di un magnate dei casinò insegue la presidenza sbandierando il suo conservatorismo pur avendo tre mogli all’attivo, di cui almeno una tradita dopo che si era gravemente ammalata.

Non servono studiosi di vaglia per rilevare che, al momento, negli Stati Uniti i politici capaci scarseggiano. Anche perchè chi accende un mutuo di centinaia di migliaia dollari per frequentare le facoltà di giurisprudenza ed economia più prestigiose punta a ottenere un lavoro nel settore privato, meglio remunerato e più ambito socialmente. Al massimo ad affermarsi in politica si pensa dopo aver fatto fortuna in azienda, per togliersi uno sfizio, come fa Romney.

 

Potrebbe interessarti anche