Berlino spinge sulla Tobin Tax, la Merkel ne ha bisogno

Torna all’ordine del giorno la tassa sulle transazioni finanziarie. Se ne discuterà oggi a Bruxelles. A spingere per l’introduzione sono sopratutto Germania e Francia: durante la crisi dell’euro Merkel e Sarkozy hanno deciso di trasformare la questione un cavallo di battaglia. E ora con le elezio...

Merkel Sarkozy
13 Marzo Mar 2012 1105 13 marzo 2012 13 Marzo 2012 - 11:05
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BERLINO - Torna “come il mostro di Loch Ness” il dibattito sulla Tobin Tex in Europa. Oggi a Bruxelles, la Germania farà pressione per introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie in occasione di una riunione dei ministri delle Finanze dei 27 paesi dell’Unione europea. Il progetto rischia però di naufragare per sempre a causa della ferma opposizione di un blocco di otto paesi, secondo informazioni pubblicate questa mattina da Der Spiegel. Un fallimento su questo punto sarebbe una sconfitta amara per il duo Merkel e Sarkozy.

Un portavoce del ministero tedesco di Finanza ha confermato a Linkiesta che il tema sarà oggi all’ordine del giorno in Bruxelles. «L’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie ha per noi un’alta priorità», assicura il ministero tedesco, «in seguito a numerose pressioni nell’ambito del parlamento europeo e del Governo tedesco, dal 2011 si discute una bozza presentata dalla Commissione europea». Questa mattina ci sarà quindi, “uno scambio di idee” su questo punto. Il portavoce ha aggiunto che la Germania è sempre stata favorevole a portare al Consiglio europeo in tempi rapidi la discussione sulla bozza della Commissione. L’obiettivo del governo è quello di arrivare «a metà 2012» con risultati chiari riguardo alla possibilità di introdurre la tassa nei 27 paesi dell’Unione Europea, in altre parole, di arrivare a giugno con una decisione definitiva sulla misura.

Per via delle notizie pubblicate dalla stampa e della pressione dell’opposizione tedesca, il tema è tornato al centro del dibattito. Der Spiegel ha pubblicato, lo scorso weekend, una lettera datata febbraio che il ministro delle Finanze Schäuble e altri otto firmatari di diversi paesi, tra cui anche Mario Monti, ha mandato alla responsabile danese delle Finanze (in quanto la Danimarca ha assunto la presidenza di turno dell’Unione Europea). «Siamo convinti della necessità di introdurre la tassa a livello Europeo», si legge, e si insiste inoltre sul fatto che il processo dovrebbe essere concluso a metà di quest’anno e che dovrebbero essere presentate delle soluzioni di compromesso per «vincere tutte le reticenze».

Di fatto, l’annosa discussione della Tobin Tax ha fino ad ora non ha portato alcun risultato e i passi in avanti sono stati pochi. Nel mezzo della crisi dell’euro Merkel e Sarkozy hanno deciso di trasformare la questione un cavallo di battaglia: lo scorso settembre la Commissione Europea ha presentato una bozza che contiene linee guida per l’introduzione di una tassa sulle transazioni per quanto riguarda tutte le azioni, mutui e derivati nell’intera Unione Europea. La misura potrebbe entrare in vigore nel 2014, se tutti i 27 paesi accettano.

Il problema è che è impossibile che tutti accettino: «Una schiera di “no” guidata da Gran Bretagna e Svezia rifiuta l’introduzione della tassa fino a quando non si arrivi a un accordo in tutto il mondo», scrive questa mattina Spiegel che assicura che sarebbero almeno otto i paesi contrari. Non sono nemmeno necessari tutti questi “no” per frenare il progetto, basta un solo veto. La Germania si giocherà tutto su una soluzione di compromesso, quella che in ambienti di governo viene chiamata in questi giorni «la gran soluzione», ma la cosa più probabile è che il progetto torni sott’acqua “come il mostro di Loch Ness” come pare dicesse lo stesso professor Tobin, che per primo formulò la tassa che colpisce le speculazioni a breve termine.

Se il dibattito dovesse chiudersi negativamente prima delle elezioni in Francia sarebbe un duro colpo per Nicolás Sarkozy che aveva trasformato la questione in uno dei temi caldi con cui strappare voti al rivale socialista François Hollande. Ma anche per Merkel potrebbe essere scomodo: fino ad ora l’opposizione ha votato insieme al governo a favore degli aiuti per la Grecia e del “Fiscal Compact”, ma in cambio sta chiedendo una rapida decisione sull’imposta. Un fallimento potrebbe far perdere la pazienza a socialdemocratici e verdi che renderebbero la vita difficile alla cancelliera sulle future decisioni europee. Senza il loro appoggio e difronte al temperamento variabile degli alleati liberali, Merkel potrebbe trovarsi in futuro senza la maggioranza in parlamento.

 

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