I distretti, ecco chi reagisce alla crisi e chi soffre

Dalla crisi e dal calo di domanda interna e dei principali Paesi europei, i distretti si stanno difendendo meglio perché storicamente hanno una maggiore proiezione sui mercati internazionali. Tuttavia, questa predisposizione varia significativamente da distretto a distretto, così come la capacità...

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14 Marzo Mar 2012 0859 14 marzo 2012 14 Marzo 2012 - 08:59
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Messe Frankfurt

L’analisi del Servizio Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo

Lo scenario macroeconomico vede l’economia italiana e quelle dei principali partner europei rallentare fortemente, con diversi paesi, tra cui il nostro, attesi registrare alcuni trimestri di evoluzione negativa, penalizzata dalle manovre correttive sul debito pubblico e dal crollo della fiducia delle imprese e dei consumatori che ha già iniziato a riflettersi sulle decisioni di acquisto. In questo contesto, pur in un quadro di generale rallentamento dell’economia globale, le imprese appartenenti ai distretti industriali presentano, l’indubbio vantaggio di avere storicamente una maggiore proiezione media sui mercati internazionali che può aiutare a controbilanciare, almeno parzialmente, la debolezza della domanda interna e di quella europea.

Non tutti i distretti, tuttavia, presentano la stessa predisposizione verso i mercati internazionali e un orientamento geografico sufficientemente diversificato verso i “nuovi” mercati dei paesi emergenti che, anche nei prossimi difficili mesi, potranno godere di condizioni di domanda più favorevoli. Per questo motivo abbiamo ritenuto utile approfondire le modalità di internazionalizzazione dei distretti tradizionali (con l’esclusione dei distretti del sistema agro-alimentare, a causa della mancanza dei dati uniformi sull’occupazione), costruendo, sulla base delle informazioni disponibili, un indicatore sintetico che consenta di cogliere alcuni elementi che la letteratura empirica degli ultimi anni ha identificato come dei fattori determinanti sulle performance delle imprese e dei sistemi economici sui mercati esteri.

L’indicatore, costruito attraverso l’Analisi delle Componenti Principali, considera, per ciascun distretto, le seguenti variabili:

– Dimensione media delle imprese: le imprese di maggiori dimensioni e più strutturate appaiono meglio in grado di affrontare con successo i mercati internazionali, specie quelli più lontani e complessi. La variabile utilizzata sono gli addetti medi per unità locale tratti dalla banca dati Asia dell’Istat e relativi al 2007, ultimo anno disponibile;

– Proiezione sui mercati esteri attuale: l’attività internazionale è soggetta a fenomeni di apprendimento tali per cui una elevata presenza sui mercati internazionali facilita una ulteriore espansione. La variabile utilizzata è il rapporto tra le esportazioni del 2008 e gli addetti, questi ultimi tratti sempre dalla banca dati Asia dell’Istat e relativi al 2007;

– Presenza di imprese controllate da operatori esteri: la presenza di multinazionali estere è stata identificata dalla letteratura – in particolare da quella dedicata ai paesi in via di sviluppo – come un fattore abilitante la proiezione all’estero dei sistemi economici, date le ricadute in termini di competenze e contatti che questo comporta. La variabile utilizzata nell’indicatore è lo stock degli addetti delle imprese a controllo estero (IDE IN) al 31.12.2009 pesata sul totale degli addetti del distretto;

– Presenza di controllate estere da parte delle imprese del distretto; la letteratura, infatti, identifica, al di là degli effetti di sostituzione tra produzione estera e produzione nazionale, un ruolo importante degli Ide sulle performance all’estero delle imprese, che risentono positivamente del migliore radicamento garantito da strutture proprie (commerciali, di servizio post-vendita, produttive, di R&S…). La variabile utilizzata nell’indicatore è lo stock degli addetti delle imprese controllate all’estero (IDE OUT) al 01.01.2009 pesata sul totale degli addetti del distretto;

– Peso dei “nuovi mercati” sulle esportazioni che indica la capacità di raggiungere i paesi con le prospettive migliori di crescita nello scenario internazionale attuale. A questi paesi è stata aggiunta la Svizzera, paese spesso utilizzato, per motivi logistici e fiscali, come transito per altre destinazioni. Il peso è stato calcolato sulle esportazioni del 2010;

– Diversificazione dei mercati di sbocco elemento che, in un contesto caratterizzato da un livello elevato di incertezza, può consentire ai distretti di diminuire i rischi connessi alla volatilità di singoli mercati. La diversificazione è stata calcolata come inverso dell’indice di concentrazione di Herfindahl utilizzando le esportazioni dei distretti nel 2010.

I distretti considerati nell’analisi, su cui è stato possibile costruire tutte le variabili dell’indicatore, sono 98, con una netta prevalenza dei distretti del Sistema Moda, seguita dalla filiera della metallurgia, prodotti in metallo, meccanica ed elettrodomestici.

I migliori e i peggiori

Per costruire un indicatore complessivo, che tenga conto anche delle diversità settoriali, i risultati dei singoli distretti sono stati “corretti” utilizzando un nuovo indicatore calcolato attraverso l’analisi delle componenti principali sui valori medi settoriali delle stesse variabili. A livello complessivo si confermano gli elevati livelli di internazionalizzazione della meccanica (con ben cinque distretti tra i primi dieci) e l’ottimo posizionamento di quei distretti del sistema moda, come l’occhialeria di Belluno e la calzatura di Montebelluna, i cui leader hanno accelerato, negli ultimi anni, la strategia di espansione nella fase a valle della distribuzione a livello internazionale. Bene anche il cartario di Capannori (Lucca) che, nonostante l’ancora bassa proiezione tramite export sui mercati emergenti (peraltro resa difficile e poco conveniente dalla natura stessa dei prodotti) presenta una elevata proiezione produttiva all’estero.

All’opposto troviamo alcuni distretti del Sud, penalizzati dai bassi livelli di tutte le variabili che costituiscono l’indicatore e molti distretti del mobile, settore che nei prossimi anni dovrebbe vivere una fase ancora molto difficile, condizionato dalla grave crisi del settore immobiliare che ha colpito molti paesi a partire dal 2007. Un cambio di passo, con l’adozione di strategie più intense sul piano della proiezione internazionale, appare necessario per questi distretti alla luce della lenta attesa evoluzione della domanda interna.

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