«Caro Monti, siamo come la Spagna: gli obiettivi di deficit vanno rivisti»

«Ci vuole una politica fiscale europea espansiva, non salveremo l’Europa liberalizzando i taxi di Roma». Ne è convinto Gustavo Piga, ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, che spiega: «Anche l’Italia, come Spagna e Olanda, sarà costretta a rivedere i suoi obiettivi di ...

Monti Rajoy
16 Marzo Mar 2012 1743 16 marzo 2012 16 Marzo 2012 - 17:43
Messe Frankfurt

«La politica economica italiana di breve termine è sbagliata: non salveremo l’Europa riformando i taxi di Roma. È necessario ripartire con la crescita: per farlo serve una politica fiscale espansiva a livello europeo». Ne è convinto Gustavo Piga, ordinario di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, che osserva: «Come hanno fatto Spagna e Olanda, anche l’Italia dovrà rivedere il tetto al deficit». Come ripartire? L’economista poi cita l’esempio degli Usa, dove il 25% degli appalti pubblici è appannaggio delle Pmi, e dell’Inghilterra, che si è mossa nella medesima direzione. In Italia, invece, «C’è un’indifferenza che rasenta l’imbarazzante», dice Piga, che denuncia: «Ci si concentra su temi come l’art. 18, che sono propri della grande impresa, mentre Pmi e giovani non sono messi in condizione di superare la recessione». 

A gennaio il debito pubblico è aumentato di 38 miliardi di euro rispetto al mese precedente, a quota 1.936 euro. L’anno scorso il debito aveva chiuso a 1.897,9 miliardi di euro. La spesa per interessi è pari a circa 70 miliardi l’anno. Il rapporto tra il debito/Pil è al livello più alto da 15 anni. Nel frattempo, il differenziale di rendimento è sceso tra i bond decennali italiani e tedeschi è sceso sotto 280 punti base. Monti però non ha mai parlato di fissare un tetto al debito pubblico.
È ovvio che il rapporto debito/Pil sale perché l’Italia sta facendo una politica economica di breve termine che è sbagliata. Non salveremo l’Europa riformando i taxi di Roma, perché le giuste riforme che sta portando avanti questo Governo rischiano di essere vanificate se non ripartiamo subito con la crescita. Per farlo serve una politica fiscale espansiva a livello europeo, condotta in deficit fiscale in Germania, che ha accumulato molto in questi anni, e con l’ottica del pareggio di bilancio in Italia. È giusto levare i soldi ai cittadini adesso con le tasse, a fronte però di restituirglieli creando maggiore domanda pubblica e occupazione. Al contrario, se il gettito viene impiegato per ripagare gli investitori esteri esso non rientra nell’economia domestica. Forse va alle banche, che però non erogano. Servono gare d’appalto per rimettere a posto gli ospedali, le strade e le scuole.

Nel quarto trimestre 2011 il Pil è diminuito ancora (-0,7 per cento rispetto al periodo precedente; in estate era diminuito dello 0,2) a 354,5 miliardi di euro, e l’inflazione è aumentata a quota 3,3% lo scorso febbraio. Dopo Spagna e Olanda, anche l’Italia rivedrà gli obiettivi di deficit?
Innanzitutto bisogna dire che la politica monetaria della Bce ci ha aiutato a prendere tempo per mettere i conti in ordine e per rilanciare la crescita. Siamo un po’ aiutati anche dal ciclo economico statunitense, che ci sta rilanciando l’export, e proprio l’America ci insegna che è possibile una politica fiscale espansiva senza riforme. La Germania deve cominciare a fare la cicala, i sindacati tedeschi si sono intelligentemente già mossi in questa direzione chiedendo aumenti salariali che probabilmente otterranno. Gli spagnoli hanno allungato i tempi per rientrare dal deficit e anche l’Italia non rispetterà il tetto promesso, ma Monti continua a far finta di niente. C’è da sperare che Bruxelles non abbia l’ardire di chiederci nuove riforme restrittive, perché senza crescita il debito sale, anche se cerchiamo di ridurre il deficit per rientrare nei parametri comunitari. 

Bankitalia ha evidenziato ieri la debolezza del settore manifatturiero, che deve ancora recuperare il 20% della produzione rispetto ai livelli pre-crisi. Sul suo blog Lei citava l’esempio dell’Inghilterra. Può spiegarlo?
Ci sono una serie di Paesi che si stanno dando da fare per imitare quello che gli Usa fanno da 60 anni, esattamente dal 1953. Noi abbiamo un’idea balzana, cioè che non bisogna aiutare le Pmi nel nome della concorrenza, ma la concorrenza presume pari opportunità tra grandi e piccole imprese, perché nella crisi le grandi hanno la forza per riprendersi, le piccole semplicemente spariscono. Ora, gli Usa riservano da anni il 25% degli appalti del settore pubblico alle Pmi, consci che questo un giorno le farà diventare grandi. È un concetto che finalmente sta filtrando anche in Europa. In Francia nei giorni scorsi, in piena campagna elettorale, Sarkozy ha detto che chiederà l’introduzione della medesima norma nell’ordinamento comunitario, e se così non sarà la Francia procederà da sola. Nel blog parlo dei risultati dell’Inghilterra, che nel silenzio ha fatto sforzi mostruosi per aiutare le Pmi, ad esempio affittando a canone calmierato i locali inutilizzati dalla Pa. Recentemente, Cameron ha comunicato i risultati di questi sforzi, che sono stati al di sopra delle attese e ha alzato l’obiettivo di rendere le gare d’appalto della Pa più aperte possibile. Oggi su questo tema in Italia c’è un’indifferenza che rasenta l’imbarazzante. L’articolo 18 è sempre stata una questione della grande impresa, mentre è ora che l’Italia crei un ministero ad hoc per le Pmi come negli Usa, dove esiste un’agenzia indipendente che risponde direttamente al presidente Obama. Bisogna tutelare imprese e anche giovani, due categorie che hanno più da perdere in questo momento di recessione, per metterli nelle condizioni di fare quello che sanno fare meglio, altrimenti spariranno. 

Il deficit nel 2011 è sceso al 3,9 per cento del Pil, dal 4,6 del 2010. Il risultato riflette principalmente il forte calo dell’incidenza della spesa primaria sul Pil (per circa 1 punto percentuale; dal 46,6 per cento nel 2010) che ha compensato aumento spesa per interessi. Come giudica questo dato?
Da 4 o 5 anni l’Italia vara nuove manovre rincorrendo l’obiettivo del “saldo zero”, ma per via dell’austerity sicuramente non raggiungeremo questo obiettivo nel 2013, come detto. Eppure, gran parte degli studi di Bankitalia pubblicati negli ultimi due anni dimostrano che il modo migliore per ridurre il debito e il deficit al livello che ci chiede Bruxelles è aumentare la spesa pubblica per l’acquisto di beni e servizi. L’espansione crea un volano tale che si supera l’effetto iniziale di riduzione dell'avanzo primario. Ripeto, ci sono centinaia di simulazioni studi prestigiosi approvati quest’anno proprio da via Nazionale su questo tema. Io credo che Monti si stia impegnando per dissuadere la Merkel da un approccio orientato soltanto all’austerity, e può diventare il leader del rinascimento europeo se assumerà un atteggiamento ancora più deciso su questo fronte.

 

Twitter: @antoniovanuzzo

 

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