L’assordante silenzio della Procura di fronte allo scandalo Ligresti

Partecipazioni occulte in società quotate, affari in perdita con i soci di controllo, stipendi e consulenze a gogò con i membri della famiglia Ligresti, bilanci affossati da costi sottostimati nel passato, prospetti informativi privi di informazioni essenziali. La vicenda di Fondiaria Sai è una g...

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23 Marzo Mar 2012 1511 23 marzo 2012 23 Marzo 2012 - 15:11
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Aggiornamento a sabato 24 marzo. Questa mattina il sostituto procuratore Luigi Orsi ha convocato in Procura Benito Giovanni Marino e Marco Spadacini, sindaci di Fondiaria Sai, e Vittorio De Cesare e Maria Luisa Mosconi, sindaci della holding Premafin. I quattro sono stati sentiti in merito alle irregolarità rilevate nella relazione del collegio sindacale di Fondiaria Sai sulla denuncia presentata dal fondo Amber.

A Milano deve essere cambiato il vento. Se no, come spiegare il fatto che le esalazioni terrificanti dello scandalo Fondiaria Sai non siano ancora arrivate ai piani alti del Palazzo di giustizia? La compagnia assicurativa ha perso quasi 2 miliardi e mezzo di euro negli ultimi tre esercizi. C’è stato il Grande Crollo del 2007-2008, certo. Ma nel caso della filiera controllata dalla famiglia Ligresti, dalla holding Premafin alle controllate a cascata Fondiaria Sai e Milano Assicurazioni, c’è molto, molto di più. Ed è tutto acclarato nei documenti ufficiali. Tutto pubblico.

Consegnata da Mediobanca ai Ligresti dieci anni fa, aggirando gli obblighi di Opa come si scoprì dopo qualche tempo, oggi Fondiaria sta per essere dirottata nelle mani del gruppo Unipol. Sempre con la regia di Mediobanca, che è principale azionista di Generali, primo assicuratore italiano. Sempre senza Opa. L’Isvap, che per anni non ha condotto una sola ispezione in casa Ligresti, manda lettere buone per avvalorare l’esenzione dall’Opa. La fusione fra Unipol Assicurazioni, FonSai, Milano e la stessa Premafin, consentirà a soci di quest’ultima di esercitare il diritto di recesso.

In sostanza, i Ligresti potranno defilarsi chiedendo la liquidazione della loro quota Premafin (ossia 287.303.808 azioni circa) a un prezzo pari «alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi che precedono la pubblicazione dell’avviso di convocazione dell’assemblea», a oggi circa 0,25-26 euro. In soldoni, vuol dire 70 milioni. Con tante grazie per tutti gli altri azionisti, ai quali sarà scaricato il debito di circa 380 milioni della Premafin.

1. Sulle quotazioni di Premafin ci sarebbe molto da verificare. Per la bellezza di venti anni Ligresti padre ha nascosto alla Consob di essere il referente di alcuni trust costituiti in paradisi fiscali che oggi risultano intestati di una quota del 20% di Premafin. Il16 dicembre 2011 Consob chiese all’interessato di comunicarlo. Dopo due mesi di mesi di inutile attesa ha dovuto farlo la stessa commissione (vedi comunicato Consob del 22 febbraio 2012). In linea teorica, occultare informazioni di questo tenore al mercato potrebbe avere alterato il normale corso delle quotazioni. È solo un’ipotesi, ovviamente: ma come facciamo a saperlo se né la Consob né la Procura di Milano ce lo dicono? È poi in atto un fenomeno che, almeno all'apparenza, si fa beffe della legge di gravità. Premafin tuttora capitalizza circa 150 milioni, con un prezzo unitario prossimo a 0,4 euro. Come è possibile se la società ha un valore netto dell’attivo (net asset value) pari a zero, anche a valutare la partecipazioni Fon-Sai a tre volte il prezzo di mercato?

2. Nel bilancio 2011 di Fondiaria Sai è spuntato un onere negativo per 810 milioni spiegato come «rivalutazione del carico residuo delle riserve sinistri del ramo RC Auto». Significa, in breve, che in precedenza il costo dei risarcimenti è stato sottovalutato e rinviato nel futuro, senza effettuare i dovuti accantonamenti, compe impongono le norme sui bilanci. Agli investitori potrebbe perciò essere stata data  un’informazione o falsa o incompleta o comunque fuorviante, che potrebbe avere influito sulle quotazioni, con tutte le conseguenze del caso sulle responsabilità degli amministratori. Anche qui è solo un'ipotesi. Ma solo la Consob e la magistratura possono dire se queste sono ipotesi plausibili in astratto o se è ciò che si è effettivamente verificato, con tutte le conseguenze in termini di responsabilità per gli amministratori. Certo, è curioso che nessun altra compagnia sia incappata in questi problemi, no?

3. Nel prospetto per l’aumento di capitale di giugno 2011, viene segnalato che «la sempre maggiore diffusione nel territorio nazionale delle tabelle di risarcimento dei danni fisici originariamente adottate dal Tribunale di Milano ha determinato un imprevisto incremento dei costi medi dei sinistri pagati ed ha comportato, nel 2010, la necessità di operare un adeguamento delle riserve sinistri per un importo di circa Euro 615 milioni al lordo degli effetti fiscali e dei terzi. Eventuali integrazioni delle riserve tecniche che dovessero manifestarsi negli esercizi futuri potrebbero avere dunque conseguenze negative sulla redditività della società e conseguentemente sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria della medesima». La pubblicazione del prospetto è stata autorizzata il 22 giugno 2011. Ma il 7 giugno la Corte di Cassazione aveva stabilito l’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale delle tabelle del tribunale di Milano. Era su tutti i principali giornali e riviste di settore. Come mai il prospetto non è stato integrato per fornire una stima dell’impatto? Due settimane non erano sufficienti o si rischiava di compromettere l’aumento di capitale? Anche qui non è questione di lana caprina: perché quelle azioni sono finite anche in portafoglio a fondi di investimento e a fondi pensioni, e quindi a perderci sono i risparmiatori.

4. Ultimo punto, e forse il più dolente: le numerose operazioni in conflitto di interesse fra esponenti della Ligresti e le relative aziende, da un lato, e la compagnia assicurativa, dall’altro. Uno scandalo nello scandalo emerso grazie a una denuncia in quattro punti presentata da Amber: un fondo straniero. Già questo dettaglio dovrebbe far arrossire, oltre gli organi societari di controllo, le autorità di vigilanza e tutti i fondi italiani azionisti di Fondiaria Sai e la loro associazione Assogestioni. Ad ogni modo, dopo anni di silenzio, i sindaci di Fon-Sai hanno dovuto mettere nero su bianco anni e anni di pratiche di pessima gestione, in cui, per citare un caso, Salvatore Ligresti ha percepito 40 milioni per fare da consulente a Fon-Sai anche in operazioni in cui le sue società personali erano controparti della compagnia. La galleria degli orrori correlati è esposta nella Relazione del collegio sindacale ex articolo 2408 del Codice civile all’assemblea del 19 marzo 2012.

I fatti dunque sono noti. Trovare chi li metta in fila per capire se siano stati rispettati i diritti degli azionisti e le regole del mercato è un’altra cosa. Forse il “fascicolo” aperto da più di un anno dalla Procura di Milano non ha ancora ricevuto le informazioni necessarie dalle autorità di vigilanza, anche se il più è già ammesso esplicitamente nei documenti ufficiali. Forse, nessuno ha voglia disturbare il manovratore. Forse è tutto regolare e sbaglia il mercato nel valutare così poco i titoli Fon-Sai. Però, finché questi aspetti non saranno del tutto chiari, non lamentiamoci se poi la gente non viene a investire o scappa dall’Italia. Non è per l’articolo 18, ma perché in Italia, sovente, la legalità non è assicurata.

Twitter: @lorenzodilena

lorenzo.dilena@linkiesta.it

Clicca qui per leggere la Relazione dei sindaci di Fon-Sai sulla denuncia del fondo Amber

 

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