Follia Argentina, “Libro dall’estero? Tassa da 50 euro”

Con la scusa della «sicurezza della popolazione», il governo di Cristina Kirchner ha imposto una tassa folle sull’importazione di libri: 50 euro oltre il normale prezzo di un volume o rivista che viene dall’estero. Secondo lo scrittore Uki Goñi, l’economia centra poco: dietro c’è l’idea che «tutt...

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29 Marzo Mar 2012 1715 29 marzo 2012 29 Marzo 2012 - 17:15
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Se non fosse una storia vera potrebbe essere un “colmo”. Qual’è il colmo per il paese di Borges e Bioy Casares? Il paese della labirintica Biblioteca Nacional e della libreria El Ateneo, una delle più celebri al mondo, dove i libri occupano, fittissimi, le gallerie e la platea di un antico teatro sulla avenida Santa Fe? Il colmo è non poter più ordinare online libri di edizioni straniere e riceverli a casa, come si fa nel resto del mondo. Il colmo è doversi recare all’aeroporto più vicino e dover pagar circa 50 euro per ogni volume. Il colmo è che la ragione sia «la protezione della salute della popolazione». Ma non è uno scherzo, si tratta di un provvedimento del governo di Cristina Kirchner, entrato in vigore questa settimana e che ha innescato un’ondata di indignazione internazionale.

Funzionari sia di DHL che di FedEx confermano telefonicamente che il provvedimento è già operativo. Se il destinatario del libro è fortunato e vive a Buenos Aires dovrà viaggiare per 35 km e raggiungere l’aeroporto di Ezeiza. Lì sarà obbligato a pagare 50 euro oltre al prezzo normale di libro e spedizione. Si aggiunge che da Buenos Aires a Ezeiza non ci sono treni né autobus e i taxi costano circa 40 euro più i pedaggi dell’autostrada. Se, al contrario, l’argentino in questione vive in campagna, lontano dagli aeroporti, dovrà contattare un funzionario della dogana incaricato della distribuzione e autorizzato a ritirare i libri all’aeroporto per conto di altri.

Il governo di Cristina Kirchner vuole, così facendo, garantire «la sicurezza della popolazione», attraverso una disposizione approvata lo scorso anno che stabilisce, «i meccanismi di controllo che tendono ad eliminare l’uso di lacche, inchiostri e tinte, usati nell’industria tipografica e che hanno alto contenuto di piombo, e permettere solo l’uso di prodotti i cui parametri non superano i limiti stabiliti dalla legge di importazione dei metalli pesanti».

Il bizzarro provvedimento va interpretato nel contesto di una serie di tentativi disperati del governo di controllare il deficit commerciale. È solo una tra tante iniziative del ministro del Guillermo Moreno, volta a regolare le importazioni e a frenare la fuga di dollari. Fino ad ora sono state limitate le importazioni di marche di abbigliamento straniere o di alcune componenti di automobili, i cui ritardi sono pesati sull’intera catena di produzione e di alcuni farmaci o componenti farmacologiche la cui assenza sta pesando sulla produzione. Ora è giunto il momento dei libri e le riviste con una decisione che puzza anche di controllo culturale. Da parte sua, il ministro Moreno, si è reso famoso a livello mondiale per aver ricevuto imprenditori argentini con una revolver sulla scrivania o con i guantoni da box in mano.

Antonio Di Marco, presidente della Camera Argentina delle Pubblicazioni, ha confermato oggi che «a partire da ora bisogna andare a Ezeiza per ottenere i libri, anche se si tratta di uno solo. Il prezzo supererà il costo del libro». Di Marco ha aggiunto che «quasi in nessun paese del mondo esiste una quantità pericolosa di piombo nell’inchiostro», e ha ammesso che «non ci sono attualmente dati riguardo al numero di volumi bloccati all’aeroporto».

Sui principali giornali, da tempo in guerra aperta con la Kirchner, ci si sforza, oltre alle critiche, di fornire indicazioni utili per venire a capo della situazione. «La nuova legge restringe l’accesso al paese a tutti i libri in cui l’inchiostro presenta un contenuto di piombo superiore al 0,06 per cento che è il limite stabilito dalla legge di immigrazione dei metalli pesanti. Questo significa che ogni prodotto dell’editoria che arriva in Argentina deve essere sottoposto a una prova di laboratorio. In questo modo tutto sarà più lento e più caro», scrive Axel Marazzi, su La Nación.

«L’idea che tutto questo venga fatto per una protezione ecologica o della salute della popolazione è totalmente ridicola. Il fatto che libri stampati in Europa o gli Stati Uniti possano essere più dannosi alla salute rispetto a libri stampati in Argentina, dove non esiste alcun tipo di controllo su questi aspetti, è incredibile», dice lo scrittore argentino Uki Goñi, autore del libro L’ Autentica Odessa e giornalista di Time e The Guardian, in un’intervista telefonica con Linkiesta, «però neppure la ragione del tentativo disperato pareggiare la bilancia commerciale sembra sufficiente a spiegare quello che sta succedendo, perché la quantità di denaro che il paese può ottenere evitando l’acquisto di libri su Amazon non può in nessun modo influire». Si tratta piuttosto, secondo Goñi, di ragioni nazionaliste e della insistenza costante sul fatto che «tutto ciò che è straniero è cattivo». Secondo questa tesi, il blocco dei libri andrebbe quindi messo in contesto con tutti i recenti tentativi di rinazionalizzare i pozzi di petrolio, piuttosto che il recente ritorno al dibattito sulla eterna questione delle Falklands/Malvine che l’argentina perse in guerra contro l’Inghilterra. Però di fatto, «si ostacola così l’investigazione scientifica e lo sviluppo culturale».

Come se non bastasse, il governo non fornisce informazioni riguardo a quali sono e da dove provengono i libri che contengono quantità di piombo possibilmente dannose per la salute. Si tratta di una situazione che ha causato ira e frustrazione tra la classe intellettuale argentina. Scrittori, storici e registi come Lucrecia Martel, José Emilio Burucúa, Beatriz Sarlo, José Onaindia, Gabriela Massuh, Roberto Gargarella, Maristella Svampa, Pablo Alabarces, Diana Kordon o Lucila Edelman, riuniti nel gruppo Plataforma 12, hanno emesso un comunicato in cui denunciano che “le regole di importazione di libri, riviste e altri materiali stampati recentemente adottate dal governo pregiudicano in modo significativo lo sviluppo della scienza e della cultura in Argentina” e ricordano che il piombo nelle pubblicazioni statunitense e europee è severamente controllata.

Il dibattito è esploso su twitter dove l’hashtag #liberenloslibros (liberate i libri) è stato il trending topic numero uno nella lista argentina per più giorni. Lo scrittore argentino che vive in Spagna Hernán Casciari è stato il primo a usarlo. Nel suo blog ha spiegato l’orgoglio culturale di essere un argentino in Spagna e poter ribadire, ogni volta, la superiorità della vita culturale del suo paese per quanto riguarda la quantità di spettacoli teatrali, la produzione letteraria etc. Quando però all’inizio della settimana è stato chiamato da un giornalista per commentare gli eventi recenti, ha confessato di non aver avuto risposta. Ma c’è anche chi appoggia il governo: il poeta argentino Carlos Godoy, fervente kirchnerista, ha detto che, «chi si lamenta dell’iniziativa per la mancanza di libri non è un vero lettore ma un feticista del libro come oggetto e un soggetto preoccupato di rappresentare i suoi consumi di classe con determinati oggetti».
 

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