La vera storia dei complimenti (mai arrivati) di Obama a Monti

Da due giorni siamo perseguitati dai complimenti di Obama, che Monti si sarebbe perso per colpa di una telefonata di Cicchitto. Il Fatto quotidiano ha smontato la versione dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi. Oggi qualcuno grida invece al contro-scandalo, perché testimoni riferiscono che Obama h...

Obama Acqua
30 Marzo Mar 2012 0922 30 marzo 2012 30 Marzo 2012 - 09:22
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Son due giorni che ci arrovelliamo attorno alla storia dei complimenti che Barack Obama avrebbe fatto a Mario Monti a Seul. Complimenti che il nostro Premier si sarebbe perso a causa di una telefonata con Fabrizio Cicchitto. Il controllo eseguito dal Fatto Quotidiano avrebbe però smentito che quei complimenti fossero effettivamente arrivati ma oggi qualcuno grida addirittura al “colpo di scena”: i complimenti - riporta il Corriere della Sera - ci sono stati eccome.

Ricostruiamo in pochi righe, le ultime, una vicenda che è molto istruttiva per comprendere una certa supponenza da parte del potere politico, ma anche una notevole pigrizia (o sudditanza) di chi quel potere dovrebbe sempre raccontare senza peli sulla lingua. 

La storia è questa. Monti è in oriente in missione diplomatica. Quel giorno, il giorno della telefonata, è a Seul alla conferenza sulla sicurezza nucleare. Ci sono molti premier e capi di stato, è c’è il presidente americano Barack Obama. Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, primo partito italiano in parlamento e sostenitore indispensabile dell’azione di governo, cerca Monti e lascia detto di avere una certa urgenza. Siamo assolutamente nella norma.

Finisce la parte centrale della conferenza, i discorsi più importanti - compreso quello di Obama - e Mario Monti fa richiamare Cicchitto e si apparta per parlare con lui. E anche qui, siamo assolutamente nella norma. La conferenza si conclude con passaggi più informali, come capita spesso, il presidente coreano chiede un ultimo intervento a Obama e poi siamo ai saluti. Tutto nella norma, come sempre finora.

Dalla norma usciamo però subito dopo: neanche il tempo che l’assise si sciolga, e già corre la “notizia”: «Obama ha fatto i complimenti a Mario Monti per il lavoro svolto, ma lui se li è persi perchè al telefono con Fabrizio Cicchitto». Non è difficile individuare la fonte (lo staff dello stesso Monti) a causa del dettaglio con cui l’informazione viene data. Cicchitto a parte, solo Monti e i suoi più stretti collaboratori, infatti, potevano sapere che dall’altro capo del telefono c’era Cicchitto. È dunque da loro che - come poi ricostruirà Il Fatto Quotidiano - arriva la soffiata, il leak.

Solo che alla ciambella manca il buco. Perchè sul sito della Casa Bianca il discorso viene pubblicato integralmente e dei complimenti non c’è traccia. Come si fa? Comprensibilmente, scoppia la polemica, che infuria per un giorno intero. La vera storia non sarebbe vera fino in fondo se oggi, a pagina 5 del Corriere della Sera, non ci fosse in un box la versione finale della vicenda. 

Mentre era al telefono con Cicchitto, Mario Monti è stato effettivamente citato da Obama. Complimenti? Giudicate voi. L’ambasciatore Terracciano, peraltro consulente diplomatico dello stesso Mario Monti, spiega che Obama ha effettivamente citato Monti. Con lui pochi minuti prima aveva parlato di sicurezza nucleare e si era trovato d’accordo sull’utilità di fare “piccoli passi avanti sulla sicurezza nucleare, perchè se è vero che gli incidenti sono molto rari, quando essi si verificano hanno delle conseguenze catastrofiche”.

Una cosa molto, ma molto, ma molto diversa dai complimenti per il ruolo decisivo svolto dal governo Monti nell’arginare la crisi, come invece si era detto scritto e fatto scrivere in prima battuta. Insomma, i complimenti non ci sono stati, e la dichiarazione dell’ambasciatore Terraccciano - che forse voleva mettere una pezza al guaio - ha il merito di dare chiusura definitiva a una vicenda mediatico-politica durata anche troppo. E non proprio onorevole. 

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