Energia pulita: il sorpasso dell'Italia sulla Germania è finto

"Mettere in contrapposizione la riduzione della bolletta energetica e il sostegno alle fonti rinnovabili, come ha fatto recentemente l'Autorità per l'energia, è un errore strategico”, Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Clini. Ma come sta davvero il fotovoltaico in Italia? E quanto deve agli in...

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1 Aprile Apr 2012 1004 01 aprile 2012 1 Aprile 2012 - 10:04
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(articolo originariamente pubblicato il 25 gennaio 2012)

Il centro studi californiano IMS ha fatto sapere che il nostro Paese, nel 2011, avrebbe fatto segnare il record mondiale di installazioni fotovoltaiche, a 6,9 GW, superando perfino la Germania, ferma a 5,9 GW. Si è parlato di «sorpasso storico», di «Italia che batte la Germania», di «rivincita del fotovoltaico». Su Repubblica si scriveva che «almeno in un campo siamo noi a dare lezioni ad Angela Merkel». È una bella notizia: nonostante la perfidia con cui lʼultimo Berlusconi ha attentato al settore lo scorso anno, qualcosa si sarebbe mosso. Ma cʼè un problema: lo zio dʼAmerica ha toppato. In Germania, ci fa sapere la Bundesnetzagentur, le installazioni di fotovoltaico sarebbero arrivate a 7,5 GW, lasciando lʼItalia al secondo posto. Forse i 6,9 GWp sono comunque un buon risultato. Ma chi scrive ha alcune perplessità, meramente contabili, che lo invitano a una teutonica cautela. La questione è di sublime lana caprina, ma invito il lettore ad aver pazienza, e seguire il ragionamento.

Il 25 gennaio 2011 il GSE, lʼagenzia che gestisce (o forse, subisce) il Conto Energia, comunicava che «a fine 2010 la potenza installata complessiva potrebbe aver raggiunto 7.000 MW», corrispondenti a 7 GW. Aggiungeva però che gli impianti costruiti e collegati nel 2010 erano stati 1.850 MW (pari a 1,85 GW), e che il totale degli impianti costruiti e collegati alla fine del 2010 era di 2,8 GW. Come si arrivava a 7 GW? Ci si arrivava grazie al decreto “Salva Alcoa”. È stata una bella trovata italiana: si è detto agli installatori che se per il 31 dicembre dellʼanno lʼimpianto era costruito, ma non connesso alla rete, poteva essere semplicemente dichiarato, e avrebbe avuto accesso agli alti incentivi del 2010, anziché a quelli più bassi del 2011. Bastava collegarli entro la prima metà del 2011 (sei mesi di tempo!). Hanno approfittato della superofferta impiantisti per ben 4 GW di impianti dichiarati come «costruiti ma non connessi». È stato un dato straordinario, soprattutto considerando che si trattava di una quantità di potenza superiore alle vendite di pannelli fotovoltaici in Italia.

Ma il nostro è il Paese dei santi e dei miracoli e i limiti matematici non ci interessano. Arriviamo adesso alla fine del 2011. Nonostante il “sorpasso sul gigante tedesco” si sia rivelato farlocco, 6,9 GW di installato è un buon dato. Ma come è stato calcolato questo numero? Purtroppo, proprio come sospettate voi: sono stati conteggiati anche gli impianti “Salva Alcoa”, costruiti (o meno) entro la fine del 2010, collegati entro i primi sei mesi del 2011, e con accesso alle tariffe alte del 2010. Alla fine, gli impianti “Salva Alcoa” sono stati 3,7 GW. Gli stessi impianti sono stati dichiarati due volte: la prima con lʼannuncio bombastico sul 2010 («Abbiamo installato 7.000 GW!») e la seconda con la dichiarazione sottilmente littoria del 2011 («Abbiamo spezzato le reni alla Germania!»). In fondo, stiamo trattando i pannelli fotovoltaici come i carri armati di Mussolini.

Per questo, non illudiamoci: il balletto ignobile sul Conto Energia lo scorso anno eserciterà effetti molto pesanti sul settore fotovoltaico dal 2012 in poi, basti osservare la catena di fallimenti che ha coinvolto molti operatori del settore. Ci siamo illusi grazie a un artificio contabile, di facile individuazione. I tedeschi conservano il primo posto grazie alla capacità di attirare investitori stranieri, anche per impianti di grandi dimensioni: nel solo dicembre 2011 sono entrati in esercizio 3 GW. Google ha investito nel Brandeburgo per un impianto di 47 ettari, in una regione dove -ahimè- il sole di certo non domina il tempo e lo spazio. Sarebbe il caso di smetterla di trastullarsi con numeri e record, e pensare a una gestione equilibrata del settore.

*Docente di economia e politica presso l’Università di Potsdam e Senior Fellow di bigs-potsdam.org

 

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