“Chief family officer”, la moglie di Romney è la sua arma segreta

Gli strateghi del presidente Barack Obama temono Romney sempre di più. Non tanto Mitt, quanto sua moglie Ann. Madre infaticabile di cinque figli, alla mano, comunicativa: tutto il contrario del marito, che non sfonda fra le elettrici e che la chiama "chief family officer". In una sfida con Obama,...

Mitt Ann Romney
3 Aprile Apr 2012 1638 03 aprile 2012 3 Aprile 2012 - 16:38
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NEW YORK - Nuova tornata di primarie repubblicane. Oggi si vota in Wisconsin, Maryland e Washington D.C. Il frontrunner Mitt Romney è davanti nei sondaggi in Wisconsin e vincitore quasi certo in Maryland e Washington D.C. dove il suo principale rivale, l’ultraconservatore Rick Santorum, non è sulle schede elettorali per un inghippo burocratico. Sicuro di fare incetta di delegati e avvicinarsi ulteriormente alla nomination, l’ex governatore del Massachusetts lancia con forza la sfida al presidente Obama. Gli strateghi di Obama temono Romney sempre di più. Non tanto Mitt, quanto sua moglie Ann.

L’aspirante first lady è loquace, comunicativa, alla mano. Insomma, tutto l’opposto di Mitt. Benché guidi un paio di Cadillac e abiti in una reggia, viene percepita da molte donne conservatrici e anche centriste come la casalinga della porta accanto. La madre infaticabile di cinque figli. La moglie dolce e fedele. La metà simpatica di suo marito. E soprattutto risulta una persona genuina, al contrario dell’ex governatore del Massachusetts visto per lo più come un uomo costruito, la caricatura di un candidato presidenziale camaleontico, pronto a modellare e talvolta ribaltare le sue posizioni a seconda delle convenienze.

Per cui Ann, 62 anni, madre di cinque figli e nonna di una dozzina di nipoti, giocherà un ruolo chiave nelle presidenziali. E ha molto lavoro da fare. Se si votasse oggi, in una sfida Obama-Romney, l’ex governatore del Massachusetts, stando a recenti sondaggi, avrebbe tre punti di svantaggio nel bacino elettorale maschile e ben venti punti in quello femminile. «Sta girando per gli Stati Uniti a parlare con le signore», ha esclamato tronfio Romney parlando della consorte qualche giorno fa in Wisconsin. «Dobbiamo far conoscere il nostro messaggio alle donne americane». Con i suoi maglioncini sgargianti, il sorriso pronto e l’aspetto giovanile, Ann racconta alle donne come Mitt sia il più fantastico uomo di famiglia immaginabile. Il padre sempre vicino ai cinque figli. Il marito vicinissimo a lei (specie in momenti molto difficili come quando le è stata diagnosticata la sclerosi multipla). E al contempo anche un esperto di economia, in grado di creare quei posti di lavoro indispensabili per assicurare il sogno americano ai loro figli.

«In un confronto con Obama», ci spiega Ruth Mandel, direttrice dell’Eagleton Institute of Politics at Rutgers University, «il principale problema di Romney è sempre lo stesso: Romney. Per cui, il ruolo di Ann, la persona che lo conosce meglio, non è tanto soffermarsi sulle sue proposte politiche, quanto spiegarci chi è quest’uomo, e far sì che ci fidiamo di lui. Poi magari non ci fideremo lo stesso, ma questa è la sua sfida». Una sfida in cui Ann potrebbe far bene, temono i democratici alla luce della sua brillante performance nelle primarie. Eppure in passato non è stato così. Il debutto della signora Romney in politica è stato un disastro. Quanto Mitt correva in Massachusetts nella campagna per il seggio di senatore contro Ted Kennedy, nel 1994, Ann era stata bollata dalla stampa locale come frivola, viziata e troppo ossequiosa nei confronti del rigido consorte. In un’intervista al Boston Globe la signora Romney non aveva trovato niente di meglio da dire che spiegare come stesse cercando di tornare al peso forma dei tempi del liceo (53 kg) e come avesse litigato con il marito una sola volta durante tutta la sua vita coniugale.

«In quella campagna elettorale ha certamente danneggiato Mitt», spiega a Linkiesta, Thomas Whalen, professore di Scienze politiche alla Boston University. «Adesso, però, nell’arte della retail politics, il porta a porta, l’incontrare la gente in palazzetti dello sport, trattorie e piazze ed entrare in sintonia con la base del partito è molto più efficace del marito». Una cosa è certa, per Mitt, Ann è imprescindibile. Benché la conoscesse già da bambino ha cominciato a uscire con lei a 17 anni. Lei per lui si è convertita alla fede mormone, ha atteso i due anni che Romney ha trascorso come missionario mormone in Francia e lo ha sposato ad appena 19 anni. Poi dal 1970 al 1981 hanno avuto cinque figli – Tagg, Matt, Josh, Ben e Craig – e lei si è dedicata a loro senza risparmiarsi. Così, quando nell’autunno del 1998 ad Ann è stata diagnosticata la sclerosi multipla, a Mitt è caduto il mondo addosso. L’ex governatore del Massachusetts ha descritto quei giorni di frenetici esami in ospedale come i più brutti della sua vita. Al Boston Herald ha dichiarato: «Non riesco a concludere niente senza Ann, siamo una partnership, lo siamo sempre stati. Essere insieme ed essere entrambi in salute è troppo importante». Poi Ann è migliorata, e dopo un’iniziale cura farmacologia, oggi per rallentare la malattia utilizza principalmente la medicina alternativa, coniugata a settimane di riposo in California dove si dedica al suo sport preferito, il “dressage”, una disciplina equestre per super-ricchi, che chiama “la terapia della gioia”.

A casa Romney, Ann è una regina molto rispettata e molto riverita, la Chief family officer, come recita la collaudata battuta ripetuta fino alla nausea da Mitt alla stampa. Il giorno della festa della mamma, casa Romney profuma di fiori di lillà, i preferiti da Ann. Mitt non si permetterebbe mai di contraddirla, specie in presenza di estranei. E nonostante la sua cura maniacale nell’organizzazione delle gite fuoriporta è subito pronto a fermarsi a un autogrill se la moglie ha proprio bisogno di andare ai servizi. Mitt non riesce a stare più di qualche giorno lontano da lei. Non fa nulla che non condividano a fondo. E se qualcuno dei marmocchi cresciuti si permette di offenderla, Mitt salta sul primo aereo e si fionda a casa per chiarire le cose, ci informano Michael Kranish e Scott Helman nel loro libro “The Real Romney”. «Si completano a vicenda», ha detto più volte nei mesi scorsi Tagg Romney, il figlio maggiore. «Mio padre è guidato dalla ragione, mia mamma dalle emozioni. Lei aiuta lui a capire che oltre alla logica c’è di più». Adesso Ann Romney, la Chief family officer, la metà simpatica di Mitt, deve aiutare gli elettori repubblicani, gli indecisi e soprattutto le donne a capire chi sia suo marito. E se non ci riesce lei, non ci riesce nessuno.

 

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