Passera, davvero ha trovato una poltrona per Malinconico?

Domanda: può capitare che Carlo Malinconico, obbligato a dimettersi appena a gennaio da sottosegretario a causa di alcune sue poco raccomandabili frequentazioni, rientri dalla finestra di un’oscura Fondazione di nomina politica come commissario? Può capitare. Capita in Italia, e a nominarlo sareb...

Malinconico
24 Aprile Apr 2012 1757 24 aprile 2012 24 Aprile 2012 - 17:57
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Si legge con una certa curiosità un pezzo di Libero a firma Maria Giovanna Maglie, nel quale è raccontata una storia un po’ bislacca (già anticipata ieri da Panorama on line) che farebbe capo – nel senso che a decidere è lui – a Corrado Passera, il ministro dello Sviluppo Economico. Gira intorno, il raccontino, a una tal Fondazione Valore Italia, a me del tutto sconosciuta, e sin qui passi, ma sconosciuta anche a tutti quelli a cui ho posto il solenne interrogativo. Tale fondazione, nata nel 2005 per volere del Ministero medesimo, aveva lo scopo di mettere in piedi «l’esposizione permanente del Design Italiano e del Made in Italy» nel Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur.

Qui, se permettete, e lo dico da milanese che vive appunto a Roma da un certo numero di anni, c’è un primo, primissimo errore. Nel senso che se pronunciate nella Capitale la parola «design», il minimo che vi potrà capitare è che le persone vi scansino come un appestato. Sarà utile ricordare, giusto per stare nei pressi e comprendere la mentalità, che il sindaco di questa povera città, Gianni Alemanno, alla visione dell'Ara Pacis ripensata da quel bravissimo architetto che è Richard Meier, commentò semplicemente che era da radere al suolo. Tecnicamente un incompetente. Dovete anche sapere, voi che non vivete a Roma, che l’Ara Pacis è probabilmente l’unica struttura moderna della città di una certa vivacità e a cui torna anche qualche conticino economico. Ma comunque è primissima quanto a presenze. A Roma ci è già morto tra le mani il Maxxi, quando parli di moderno, di arte contemporanea sotto il Cupolone, la piantina di intristisce e immancabilmente defunge. Questo per dire che mettere in piedi una fondazione per il design italiano a Roma e non a Milano è qualcosa da psicanalisi. Ma questo è ancora niente.

La storiella raccontata da Libero prosegue così. Il comasco ministro Passera avrebbe azzerato il vecchio consiglio di amministrazione senza un vero perchè. La Fondazione, scrive il giornale, non sarebbe il solito carrozzone, non perderebbe soldi, non ha assunto i soliti parenti di, insomma vivrebbe di luce propria. Ma come vi abbiamo detto poco sopra, la luce non doveva proprio vederla. Vabbè.

Il nodo, la notizia, il colpo di scena, stanno tutti nella scelta del commissario, nientepopodimenoche Carlo Malinconico! Cari lettori, non vi appaia una persecuzione, la nostra, con il dottor Malinconico. Perchè già mesi fa, al riapparire di imbarazzanti intercettazioni, ne chiedemmo le dimissioni al professor Monti, nelle quali emergeva con una certa chiarezza che il nostro civil servant, designato come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, aveva sgavazzato a spese della cricca in simpatici alberghi cinque stelle lusso. Ne chiedemmo le dimissioni al presidente del Consiglio, il quale per essere sicuro di non sbagliare volle aspettare che anche il popolo della carta dicesse la sua. E andava nella nostra stessa direzione. Fu così che il dottor Malinconico, convocato a Palazzo Chigi, offrì «spontaneamente» le sue dimissioni.

Ora, secondo quello che raccontano Libero e Panorama, ci risiamo. Uscito dalla porta carraia, Malinconico rientrerebbe dalla finestra di un'oscura fondazione. Il comasco Passera ne sarebbe lo stratega. Pensiamo sia uno scherzo di cattivo gusto. Perchè questa volta, visto che di Malinconico ci siamo giù occupati, cambieremmo cavallo. E le dimissioni le chiederemmo direttamente a Passera.  

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