Austerity? La Ue i tagli li impone ma non li fa

Nella bozza della finanziaria europea per il 2013 si prevede un aumento delle spese del 6,8%, ma «per la crescita» ha detto il presidente Barroso. Sempre per il prossimo anno Bruxelles taglierà l’1% dei suoi quasi 41mila dipendenti. Eppure, considerando l’ingresso della Croazia, l’effetto sarà di...

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27 Aprile Apr 2012 1858 27 aprile 2012 27 Aprile 2012 - 18:58
Messe Frankfurt

Alla faccia dei tagli alla spesa pubblica, la Commissione europea prevede un aumento del budget per il prossimo anno pari al 6,8 per cento. Il tutto mentre i governi di molti Stati comunitari sono impegnati in difficili manovre di risanamento, vedi l’Italia, hanno dichiarato che non riusciranno a rispettare gli obiettivi di bilancio, leggi Spagna, e sono caduti proprio sulle misure di austerity, come l’Olanda. Nel comunicato relativo al progetto di bilancio (che deve essere approvato dal Parlamento europeo) si legge che: «Nel complesso il piano di budget per il 2013 ammonta a 150,9 miliardi di euro, un incremento del 2% rispetto allo scorso anno, in linea con l’attuale tasso d’inflazione. I pagamenti rappresentano 137,9 miliardi, con un aumento del 6,8 per cento, e sono la logica conseguenza degli impegni assunti in passato». 

La bozza, presentata lo scorso 25 aprile, ha suscitato reazioni di sdegno, soprattutto da parte della Germania e della Francia. Il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha tentato di placare gli animi sostenendo che i denari non saranno assorbiti dal funzionamento della macchina burocratica europea ma, al contrario, sono funzionali alla crescita. Su quest’ultimo punto, il comunicato che accompagna la finanziaria è molto chiaro: «I pagamenti sono la conseguenza degli impegni passati, e per evitare un aumento nelle prossime finanziarie, la Commissione ha proposto un piccolo incremento (2%) degli impegni, limitato all’inflazione corrente. Inoltre, gli aumenti futuri saranno basati esclusivamente sulla crescita e sulla creazione di nuovi posti di lavoro».

Nel dettaglio: 62,5 miliardi di euro saranno impiegati per creare nuovi posti di lavoro, 9 miliardi rientreranno nell’ambito dei progetti quadro “Research frame work programmes” (+28,1% rispetto al 2012), altri 546,4 milioni di euro nell’altro programma per sviluppare l’innovazione e la competitività “Competitiveness and Innovation Programme” (+47,8% nel 2012) e 49 miliardi nel fondi strutturali (+11,7% nel 2012) e infine 1,2 miliardi (+15,8% sul 2012) per l’educazione permanente. Aumenti di spesa che saranno accompagnati da tagli ai 41mila colletti bianchi che lavorano nella burocrazia comunitaria, nell’ordine dell’1% l’anno prossimo e del 5% l’anno nei prossimi cinque anni. 

E qui sta il trucco: in una noticina alla fine del comunicato si fa presente che «I numeri della bozza non tengono conto dei costi dell’ingresso della Croazia nell’Ue, prevista per il 2013». Il think tank britannico Open Europe calcola che con l’allargamento a Zagabria dei confini comunitari arriveranno 280 funzionari in più. Ora, se la commissione taglierà l’1% dei suoi 25.065 dipendenti, al netto dei nuovi ingressi e includendo tutte le istituzioni, il taglio sarà soltanto di 6 dipendenti, come è facilmente intuibile dalla tabella qui sotto. Ovvero nullo. 

BudgetueDipendenti dell’Ue (Fonte: pag 35 della bozza della Finanziaria 2013)

C’è di più: l’incremento delle spese, sempre secondo Open Europe, non sarà allineata all’inflazione corrente dell’area euro (intorno al 2%), ma sarà del 3,2 per cento. Come mai? Facile, basta non includere alla voce “spese amministrative” le pensioni e le rette delle scuole dei figli dei funzionari comunitari (181 milioni di euro). Oltre all’aumento dei salari del 2,8% a quota 2,4 miliardi, cresceranno dunque le pensioni e dei rimborsi +6,8% a quota 1,4 miliardi. Due voci che sono salite costantemente dal 2007 a oggi, superando quindi la fatidica soglia dell’inflazione.

Nessun riferimento, nella finanziaria, all’elefantiaco apparato che governa alcune materie, dall’agricoltura alle politiche regionali, e potrebbe essere razionalizzato. Un classico e abusato esempio sono i fondi strutturali: prelevati dalle Regioni europee sotto forma di tasse, vengono redistribuiti a pioggia sul territorio senza alcun valore aggiunto. E come denuncia Open Europe dalla sua prospettiva euroscettica british, arrivano agli Stati membri più ricchi nel 40% dei casi. 

Insomma, si potrebbe tagliare e molto. Anche perché, come risulta dalle carte, l’anno scorso c’è stato un avanzo di 1,5 miliardi, e di altri 4,5 miliardi nei conti degli anni precedenti. Poco, ma sempre qualcosa rispetto a molti Stati membri, che affogano nei debiti e stringono la cinghia per ripagarne gli interessi.

 

Twitter: @antoniovanuzzo
 

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